Carlo Rovelli, L’ordine del tempo

Bellissimo saggio di divulgazione scientifica scritto da Carlo Rovelli, fisico teorico italiano che vive e svolge la sua attività di ricerca da molti anni in Francia e considerato uno dei maggiori esperti mondiali sul concetto di tempo in fisica. Il testo sostanzialmente parla di cosa la fisica teorica moderna (relatività e meccanica quantistica) ci dica sul tempo. Carlo Rovelli, con un linguaggio semplice ma mai banale, pieno di riferimenti letterari e filosofici, coinvolge il lettore in un tema, quello del tempo, che da migliaia di anni è al centro della cultura occidentale (e non solo). L’autore fa notare come questo concetto si è radicalmente trasformato in ambito scientifico negli ultimi secoli fino alle ultime sconvolgenti scoperte nell’ambito della fisica. Il libro diverte, appassiona, addirittura commuove per i sorprendenti riferimenti alla letteratura. Ma forse il pregio maggiore di questo saggio è quello di far capire che la vera dicotomia nel dibattito culturale non è tra pensiero umanistico e pensiero scientifico, ma tra razionale e irrazionale, e che la scienza offre infiniti spunti per il dibattito filosofico, almeno se per filosofia si intende pensiero argomentativo.

La prima citazione filosofica illuminante è quella di Anassimandro (p. 23) “le cose si trasformano l’una nell’altra […] secondo l’ordine del tempo” (da cui il titolo del saggio). Rovelli fa notare che “Astronomia e fisica sono cresciute seguendo l’indicazione di Anassimandro: comprendere come i fenomeni avvengano secondo l’ordine del tempo. L’astronomia antica ha descritto i movimenti degli astri nel tempo. Le equazioni della fisica descrivono come cambiano le cose nel tempo.”. Fin qui sembra tutto intuitivamente chiaro, ma l’autore fa notare come con la Teoria della Relatività cominciano i problemi: “[c’è] un tempo diverso per ogni punto dello spazio. Non c’è un solo tempo. Ce ne sono tantissimi. […] La singola quantità “tempo” si frantuma in una ragnatela di tempi. Non descriviamo come il mondo evolve nel tempo: descriviamo le cose evolvere in tempi locali e i tempi locali evolvere uno rispetto all’altro” (pp. 24-25).

Ma Rovelli ci dice cose ancora più sconvolgenti con una prosa che davvero cattura il lettore. “Passato e futuro sono diversi. Cause precedono effetti. Il dolore segue la ferita, non la anticipa. Il bicchiere si rompe in mille pezzi e i mille pezzi non riformano il bicchiere. Il passato non possiamo cambiarlo; possiamo avere rimpianti, rimorsi, ricordi di felicità. Il futuro invece è incertezza, desiderio, inquietudine, spazio aperto, forse destino. Possiamo viverlo, sceglierlo perché ancora non è; tutto vi è possibile… Il tempo non è una linea con due direzioni uguali: è una freccia, con estremità diverse […] È questo che ci sta a cuore del tempo, più che la velocità a cui passa. E’ questo il cuore del tempo. Questo scivolare che sentiamo sulla pelle, nell’ansia del futuro, nel mistero della memoria; qui si nasconde il segreto del tempo: il senso di quello che intendiamo, quando pensiamo al tempo. Che cos’è questo fluire? Dov’ è annidato nella grammatica del mondo? Cosa distingue il passato, e il suo essere stato, dal futuro, e il suo non essere ancora stato, fra le pieghe del meccanismo del mondo? Perché il passato è così diverso dal futuro? La fisica del XIX e XX secolo si è scontrata con queste domande ed è incappata in qualcosa di inaspettato e sconcertante, assai più del fatto, in fondo marginale, che il tempo passi a velocità diverse in luoghi diversi. La differenza fra passato e futuro, fra causa ed effetto, fra memoria e speranza, fra rimorso e intenzione, nelle leggi elementari che descrivono il meccanismo del mondo, non c’è”. (pp. 27-28)

Rovelli passa poi ad illustrare come la fisica moderna, dalla termodinamica alla meccanica quantistica, ha sconvolto totalmente la nostra nozione intuitiva di tempo, che fondamentalmente si rivela un’etichetta linguistica utile nella nostra vita quotidiana, ma assolutamente inadeguata nella rappresentazione di fenomeni fisici di straordinaria complessità e anche di straordinarie implicazioni filosofiche. Ad esempio l’autore fa notare che “sono più di cent’anni che abbiamo imparato che ‘il presente dell’universo’ non esiste. […] Se il presente non significa nulla, cosa ‘esiste’ nell’universo? Quello che ‘esiste’ non è quello che c’è ‘nel presente’? L’intera idea che l’universo esista adesso in una certa configurazione, e cambi tutto insieme con il passare del tempo, non funziona più”. (p. 53)

Rovelli nel testo tenta di rispondere a questa e tante altre domande che il concetto così sfuggente, così fuorviante e così filosofico di tempo ci pone. Tutta l’attività di ricerca di Carlo Rovelli in ultima analisi è stata ed è un tentativo di definire scientificamente il concetto di tempo fino a farlo in un certo senso scomparire.

Leggendo questo saggio si comprende come scienza, filosofia e letteratura siano strettamente collegate, molto più di quanto un certo modo di pensare voglia far credere e che l’antinomia fra pensiero umanistico e scientifico è spesso artificiosa e fuorviante.

Giovanni Fuschino

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