La sentinella di Elsinore dei Quartieri Airots: dialogo tra mondi paralleli tra paura e speranza

uChi è la sentinella di Elsinore?

È un uomo che ostinatamente conta le stelle, dall’alto di una torretta, in cerca di bellezza e di risposte utili a fugare le paure e i dubbi che gli attanagliano mente ed anima, non concedendogli respiro e ristoro. Dubbi e paure che sembrano assumere le fattezze di alcuni spiriti, che cercano ininterrottamente di comunicare con lui per affidargli dei messaggi, e che egli teme possano entrare nella sua testa e farlo impazzire.

La Sentinella di Elsinore, che rientra nella rassegna Allegati, è una produzione firmata Airots, con testo e regia di Giuliana Pisano, allestimento scenico di Salvatore D’Onofrio e come interpreti: Nicola Conforto, Ivan Iuliucci e Mariano Savarese.

La piccola Chiesa-Teatro dei 63, anche conosciuta come del Carminiello a Toledo (o dei 63 Sacerdoti, in via Carlo De Cesare, 30), con le sue atmosfere intime e le pareti aggredite dal tempo ma che, nondimeno, resistono con coraggio e fierezza, tra le quali è possibile percepire il respiro del tempo ed un potente afflato mistico, ben si presta a questa operazione teatrale, incentrata sul dialogo tra dimensioni parallele: quella del mondo dei vivi e quella del mondo dei morti.

Mondi che, a tratti, perdono i propri confini e contorni… Cesure che divengono sfocate e liquide, che si miscelano, creando corridoi comunicativi, fino a sovrapporsi, generando nello spettatore un senso di confusione e straniamento, dato che non si comprende più a quale universo (dei vivi o dei morti) appartengano i vari personaggi che fanno, via via, la loro comparsa sulla scena, che potrebbero essere tutte proiezioni della testa della sentinella… o forse no.

A dominare lo spettacolo è quel moto del cuore umano definibile come “sentimento”: l’amicizia tra Bernardo ed Amleto, chiamato “Lord”, un legame tenace e profondo, che riesce ad essere anche scanzonato e ridanciano. Il legame tra un padre ed un figlio. Quello tra una bambina ed una scatola di dolciumi, che rappresenta l’infanzia bruscamente tranciata. Quella tra una sposa ed i suoi sogni di futura moglie, ormai negati. E quello tra un uomo e la donna amata e morta quasi per una beffa, il cui spirito, però, non si paleserà mai a lui, che pure a lungo lo invoca, tra echi di speranza, tristezza e delusione, perché a legare i due erano emozioni differenti: del dovere e delle convenzioni sociali per lei, di amore per lui.

“A unire la versione originale e questa rivisitazione – spiega Giuliana Pisano, autrice e regista dello spettacolo – sono due moti dell’animo umano: la manipolazione, da una parte, e il desiderio dall’altra. Poi c’è il dialogo con lo spettro, un’entità vissuta come dato certo, che rappresenta la necessità di dialogare con chi è dall’altra parte. In merito ai manipolatori, è indubbio che oggi ve ne siano tanti e facciano numerosi danni. Rivisitare un testo di Shakespeare, che coagula tutti gli elementi che volevo trattare, mi ha dato l’occasione di divertirmi e di sviscerare i miei stessi dubbi”.

Tra i vari stati d’animo che si palesano, tristezza, confusione, scissione identitaria, senso di perdita inconsolabile, tenerezza, amicizia, desolazione e disperazione per una separazione irreversibile, si fa spazio, a fatica, la speranza.

“L’unica speranza possibile – continua la regista – è quella legata alla ricerca della verità. La verità vince sempre. Ma, fin quando siamo di qui, essa può essere solo intuita, alimentando il desiderio di ricercarla. Però, il suo palesarsi completo e certo è possibile solo quando si andrà dall’altra parte, superando il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti”.

Quando la sentinella di Elsinore incontra i vari spettri chiederà loro di sciogliere vari dubbi proprio su cosa egli stesso incontrerà nell’aldilà. All’insegna del principio della reciprocità, se i vivi (o coloro che si credono tali) chiedono ai trapassati notizie sul mondo delle ombre e di salutare non solo personaggi altisonanti ed illustri, ma anche affetti intimi come i nonni, piccolo e luminoso faro di saggezza dell’infanzia, o l’animale domestico; i morti chiedono ai vivi di completare sulla terra il loro mandato, incompleto a causa di una dipartita troppo anticipata, ripristinando il giusto ordine delle cose. Solo così ognuno potrà ritrovare la quiete e vivere appieno la sua dimensione attuale.

Da oggi, martedì 19 marzo, cominceranno le prove dello spettacolo di chiusura relativo al laboratorio teatrale di quest’anno, dedicato alla figura di Elettra.

“Ogni laboratorio annuale – racconta Giuliana – dura da giugno ad ottobre ed è condotto da me e da Salvatore D’Onofrio. Si muove tra tragedia classica e moderna. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo trattato la figura di Antigone ed il suo dilemma sulla supremazia della legge degli Dei o degli uomini. Nei primi tre mesi si studia il testo originario e lo si scompone. Poi si intraprende un viaggio nel tempo e nel mito attraverso le diverse epoche e gli autori che lo hanno trattato. Nella fase finale, si decide quale testo, con la relativa interpretazione, portare in scena. Per l’Antigone abbiamo scelto la versione di Jean Anouilh”.

Secondo quanto evidenzia Giuliana Pisano, la chiave di volta è divertirsi. I giovani attori in formazione compiono, con la sua guida e quella di Salvatore D’Onofrio, anche un training fisico e vocale, che non si limita a trasmettere una corretta dizione, ma serve ad entrare nel respiro e nella pelle del personaggio, a “sentire” autenticamente i propri stati d’animo, ad armonizzare organi interni ed esterni e ad acquisire le tecniche nevralgiche indispensabili ad un interprete che calchi la scena.

Tania Sabatino