Il mio cuore era solo mio, dovevo capirlo e smetterla di pensare di poterlo donare a chiunque se prima non me ne fossi riappropriato.

Il mio cuore era solo mio, dovevo capirlo e smetterla di pensare di poterlo donare a chiunque se prima non me ne fossi riappropriato. ”Giro di vita” può essere definito un romanzo di formazione?

Senza dubbio. Giro di vita ha tutte le caratteristiche per essere definito un romanzo di formazione. Il mio intento era, appunto, raccontare il difficile passaggio dalla adolescenza all’età adulta, un percorso spesso tortuoso e fatto di tappe, di nuove consapevolezze, di esperienze che lasciano il segno e ti cambiano dentro.

Lei descrive quel senso di soffocamento adolescenziale che conduce alla fuga da stanze sempre troppo anguste. Perché il suo focus attentivo è proprio sull’adolescenza?

Perché credo che l’adolescenza sia una fase molto importante della nostra esistenza. È il primo momento in cui iniziamo a essere consapevoli di quello che siamo, è il periodo della vita in cui ci si pone tante domande e si iniziano a cercare le risposte. Raccontare l’adolescenza è stato anche un modo per guardarmi indietro, per ripercorrere le tappe che ho fatto fino ad ora, per riconsiderare da una diversa prospettiva tutti quei dolori che mi sembravano insopportabili, ridimensionarli e, perché no, riderci su. 

Incertezza, fragilità, indefinibilità sembrano costituire il filo rosso della vita, salvo, poi, chiudere il cerchio, pareggiare i conti. Qual è la chiave per placare la febbrile ricerca del senso dell’esistenza?

Accettare che non possiamo controllare tutto, che non siamo esseri perfetti, che sbagliare non significa necessariamente fallire. Ho imparato a placare la mia angoscia quando ho smesso di darmi la colpa di tutto, quando ho iniziato a lasciare andare le cose che non mi facevano stare bene. Tuttavia non ho mai smesso di farmi domande, sono sempre un’anima inquieta ma ho saputo trasformare la mia inquietudine in energia.

L’amore appare fugace, ingannevole, temporaneo e deludente per il protagonista Gabriele. Ritiene che siffatto sentimento non possa assumere carattere salvifico?

Soltanto l’amore per noi stessi può avere carattere salvifico. Se non capiamo questo non saremo mai capaci di amare davvero un’altra persona. L’amore non è dipendenza, non è un vuoto da colmare, non deve essere un bisogno. La felicità è già dentro di noi, quando la cerchiamo in qualcun altro allora l’amore rischierà sempre di essere deludente. In Giro di vita ho provato a raccontare questo, di quanto sia importante passare da un amore adolescenziale a un amore maturo e consapevole.

Il ritmo della narrazione è scandito su quello degli interrogativi, delle domande mai paghe, mai soddisfatte, in un incedere introspettivo e riflessivo. Perché questa scelta stilistico-retorica’?

Volevo che il lettore si interrogasse insieme a Gabriele, si appropriasse delle sue stesse domande.

Per questo motivo ho lasciato aperte le risposte, dando la possibilità a ciascuno di noi di trovarle da solo.

Alessio Rega, laureato in Scienze della Comunicazione Sociale Istituzionale e Politica all’Università degli Studi di Bari. Fondatore delle case editrici Les Flâneurs Edizioni e Dots Edizioni.

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