Ion Deaconescu, La cenere nel cuore

Alla mia sposa, Natascia, partita troppo presto nella parte invisibile del mondo, sulla riva della notte senza luce, tutto l’amore e il mio ricordo eterno. “Perché hai avuto fretta, Signore/nel portarla così lontano, /nel cielo senza stelle e senza luna? /Perché l’hai chiamata/quando le porte erano chiuse, /aprendole/liberando la strada, /dove l’acqua scorre, senza meta”. Lei lascia intravedere l’abisso di una voragine interiore che lascia annichiliti. La perdita di una persona con cui si è condivisa la parte più importante della propria esistenza è anche perdita di parte di sé?

Nessuno può arrestare il flusso dei grandi fiumi e lo stesso vale per i grandi dolori. Persino le cicatrici possono diventare una virtù. Sì, la sofferenza provoca una valanga di ricordi e una parte di sé si annienta nel Nulla.

“Avrei voluto/scriverti la poesia più breve/due parole, /canto di uccelli/nascosti nei violini, ma non l’ho fatto”. Lei, come un Orfeo contemporaneo, pare cercare un contatto, quantunque fugace con la sua Euridice, ma anche scovare un possibile errore, una falla che, rattoppata possa consentire il ritorno. Lo strazio, l’angoscia, la disperazione si traducono nell’uso frequente del termine “deserto”. Come si reagisce al cospetto del vuoto?

Noi portiamo sempre, dentro di noi, una chiesa e un deserto. La disperazione può realmente ridurre in sabbia la nostra anima.

“I libri cadono nella biblioteca/mattoni che crollano dalle vecchie mura, /forse è segno che le loro pagine/si nascondono negli angoli della stanza, / forse hanno paura o vergogna di essere letti?”. La letteratura può essere, come di fatto è, terapia dei mali dell’anima?

La poesia, di volta in volta, è per noi una medicina e una terapia miracolosa. Perché la poesia contiene in sé una lucida tristezza e la speranza.

María Zambrano scrive: “All’origine della memoria c’è la ricerca di qualcosa di perduto e di irrinunciabile (…) qualcosa che esige di essere nuovamente guardato”. Il senso di perdita può essere vinto dalla memoria?

La memoria è un tesoro pieno di ricordi, ma allo stesso tempo è un tesoro in grado di riportare l’emozione e la bellezza.

“Adesso, ti sento ovunque, nella mia stessa ombra, /nello specchio che rifiuta il mio sguardo, /nella porta che non si chiude, / nel profumo delle lenzuola, / ma soprattutto nella mia lacrima/ che diventerà fiume, mare, oceano, /abisso di effimera impermanenza”. La parola della poesia può compiere il miracolo della resurrezione?

Noi amiamo e odiamo con le medesime parole. Grazie a questa sostanza magica, che è la Parola, ogni cosa è possibile. La vera poesia è dietro le parole. Le parole sono maschere come quelle del teatro asiatico, ma esse penetrano nel cuore della poesia, lì dove risiede l’alito, cioè lo spirito.

Ion Deaconescu, poeta, scrittore, romanziere, critico letterario e traduttore. Ha pubblicato oltre 50 volumi tra poesie, romanzi, critica letteraria e traduzioni e ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. È presidente dell’Accademia Internazionale “Mihai Eminescu”. Tra le sue pubblicazioni in lingua italiana: La cenere del cuore (2019), Papavero errante (2010).

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