Le monetine del Raphaël; il requiem per la “prima repubblica” ed un’Italia ferma a Piazzale Loreto.

Lei scrive “Un assalto di morti viventi alla tomba di un vivo in coma” a proposito dell’immagine di Bettino Craxi, leader del partito socialista italiano, mentre esce dall’hotel Raphaël, e si ritrova davanti una ressa che si ribella, che gli sputa addosso, gli lancia monetine per ferirlo e per schernirlo. Quanto, oggi, la piazza (reale o virtuale) decide dove va la politica?

I protagonisti non hanno il cabotaggio di un Craxi, la gente sembra aver perso la giusta cattiveria per ribellarsi. La ribellione, la protesta, fino alla rivoluzione, sono atti governati dalla violenza.

Il lancio delle monetine fu un atto che scredito’ non solo il leader socialista, ma l’intera classe politica del Paese. La storia repubblicana andava in frantumi in quel momento, grazie a quelle monetine che erano il “resto” che il potere politico, non solo quindi con Craxi, il popolo italiano lanciava verso una politica compromessa con tutto, era il gesto che chiudeva la prima repubblica con rabbia e disillusione. Oggi la gente preferisce manifestare pacificamente, vedi Girotondi qualche anno fa e le Sardine, dunque si accascia totalmente nelle mani del potere politico, in questo caso di una sinistra brodosa, che ha creato dei simulacri di opposizione anche a se stesso. Una situazione non così drammatica ma forse più grottesca.

Il padre del protagonista del suo romanzo è un militante fascista durante il fascismo e convinto ed appassionato comunista sin dal giorno dopo la caduta del regime. All’indomani del craxismo, l’Italia indossò un’altra casacca. Ritiene che la pioggia di monetine sia stata solo un’azione di rimozione catartica priva di riflessione politica?

Pare che a lanciare le monetine fossero stati simpatizzanti del PDS e gente di destra uniti contro il “mostro”, che fu anche il capro espiatorio. Beninteso, fece il bello e il cattivo tempo e sfido’ tutti, e questo lo pago’ amaramente. Io vedo quell’azione come qualcosa di magari preordinato ma poi, davanti al Raphael, si avviò il solito processo di emulazione. Tutti hanno in tasca delle monetine, in fondo.

“Traducendo Brecht” di Franco Fortini recita “Fra quelli dei nemici; scrivi anche il tuo nome”. Quanto ha inteso disturbare la falsa coscienza di tutti noi mediante una narrazione così poco rassicurante e confortevole?

Volevo fare come sempre mi accade un libro scomodo, fuori dalle logiche della grande editoria, anche allora abbastanza accondiscendente al famoso “gusto medio”. I grandi editori rifiutarono questo romanzo parlando di “overloading”, di troppo ostico per il pubblico ”medio”. Non so, a me non sembra un libro difficile da leggere, e poi Craxi sta sullo sfondo, c’è la storia di un artista craxiano dal 1943 al 2010, una vita di integralismo artistico ma anche di compromessi e di esperienze anche estreme. Ma forse avrei dovuto ammorbidire molte parti, cosa che non ritenevo corretta perché un libro così, che alla fine parla dell’Italia, non lo puoi rendere al pubblico una cosa addomesticata, devi raccontarne come puoi la tragedia. Questo è il paese delle tragedie molto più di altri. A parte la guerra, che fu un disastro in tutte le sue fasi, possono metters assieme altro momento significativi, come il dopoguerra, il boom che in realtà era a tinte fosche nelle sue fondamenta, il terrorismo, la fine dell’onorevole Moro, la strage di Bologna vista con gli occhi orripilati del protagonista.

Fabio Bucchi, il protagonista del suo romanzo, è un pittore di talento; eppure, per veder stimata la propria arte, si genuflette a compromessi e collusioni, fino alla tessera di partito. Qual è, oggi, lo stato in cui versa l’arte, stante la sua esperienza?

Credo si sia rimasto ai grandi compromessi, ma ho la sensazione che, mancando partiti e protagonisti veri, l’arte si sia attaccata più che altro al potere dittatoriale del consumismo. Se fai soldi, tutto sommato, ti facciamo diventare bravo anche se non lo sei.

Bisogna fare sensazione, come Cattelan, ma quella sensazione che non guarda alla grandezza, ma all’orrore e alla stupidità umana; produrre romanzi fintamente alternativi, cioè in fintapelle, proporre musica da ascensore, canzoni con voci tutte uguali, nenie da eroinomani sotto sedativi; il livello generale dell’arte che arriva al grande pubblico si è generalmente abbassato, insomma, si tocca con mano. Il cinema ogni tanto propone qualcosa di buono, come l’ultimo di Bellocchio, ma quando ha cominciato il piacentino? Nel 1965.

Eppure io sono certo, perché lo vedo, che ci sono artisti di valore anche tra i giovani, ma la solitudine e la povertà umana di chi fa finta di seguirci è un gas mortale.

Oggi Fabio Bucchi, dovesse essere giovane o relativamente giovane, non potrebbe fare di certo la fortuna che fece, da autodidatta, con la protezione del suo mecenate. E non è un’apologia del craxismo, questa, ma come si puo’ dire, lo stato dell’arte.

L’erotismo domina, quasi iperbolicamente, tra le pagine della sua narrazione. Perché ha scelto di riservare alle pulsioni sessuali uno spazio tanto prepotente e preponderante?

Perché l’erotismo e’ un motore che non si spegne mai, è il simbolo d’ogni passione, perché il potere per moltissime persone è un combustibile erotico. L’erotismo, in varie sue combinazione, mi è servito per raccontare il potere, la vanità, l’amore vero, anche.

Il fatto che dopo aver assistito per caso alla strage di Bologna Fabio Bucchi vada in Sicilia e partecipi a un’orgia grottesca è quasi assurda è un esempio di come anche il sesso, non di rado, viene dominato dall’orrore, proprio perché si crede di dimenticarne gli effetti proprio con lo spreco di se’ in certe situazioni. In certo senso, Bucchi vuole quasi punirsi per aver visto il martirio di tante persone col martirio del suo vero, autentico desiderio.

Franz Krauspenhaar, nato a Milano nel 60, è autore di numerosi romanzi, tra i quali Le cose come stanno (Baldini &Castoldi), Era mio padre (Fazi) Le monetine del Raphael (Gaffi) Grandi momenti (Neo.)

Brasilia (Castelvecchi). In primavera e’ atteso per l’editore Arkadia con un noir, La presenza e l’assenza.

In poesia ha pubblicato alcune sillogi e il poema Le belle stagioni (Marco Saya Edizioni.)

Ha pubblicato nel 2010 il breve saggio narrativo Un viaggio con Francis Bacon.

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