Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura e la paura più grande è quella dell’ignoto.

Da dove spunta il suo interesse per l’horror?

La mia fascinazione dell’horror proviene dalla lontana lettura d’infanzia delle fiabe, unita alla passione innata per i libri illustrati che già navigavano nella libreria di famiglia. Il mio approccio alla lettura attiva nonché emozionale risponde a una sete presente nel mio animo in età pre-scolare. Non mi bastava guardare le figure. Quelle più spaventose mi rapivano e volevo sapere cosa dicessero le storie scritte. Era il 1970 e il caso volle che in famiglia si divertissero ogni tanto a farmi piangere con un audioracconto del terrore in formato 45 giri. Dopo i primi spaventi, è iniziata la mia passione. Sia di leggere, che scarabocchiare fumetti horror.

Lei appare elaborare una filosofia dell’orrore. Ce ne descrive i termini in relazione all’Uomo?

Come dico sempre, l’horror, anche il più commerciale o grottesco, se non è fine a sé stesso, è una metafora della nostra società. Anche se questo tipo di immaginario viene considerato in Italia una letteratura di serie Z (nel mondo gode di tutt’altro prestigio, grazie anche a premi che influenzano il mercato editoriale), ovverosia troppo pericolosa per il nostro buoncostume (a patto che non sia presentato sotto forma di parodia, vedi Fracchia contro Dracula o L’Esorciccio – comunque due cult indiscussi), l’horror nasce da e per le nostre paure, che fanno parte della spiritualità umana. L’orrore, il mito sovrannaturale hanno le sembianze e la storia sia di Anubi che della creatura di Frankenstein (ovvero il Golem ebraico) e già due riferimenti come questi dimostrano che l’uomo, a partire dall’origine della scrittura, è legato antropologicamente a una necessità di rappresentare il prodigio, il monstrum iper-umano. Poco importa se poi l’horror, come ogni arte, a volte scada in prodotti di bassa lega. Chi lo denigra a prescindere dimostra di non aver mai letto la Divina Commedia di Dante Alighieri, ovvero L’Inferno. E mi dispiace per lui.

“Splatter”, fumetto horror-pulp, di cui lei fu mente creativa, fu accusato d’ istigazione a delinquere, scomodando finanche il Parlamento. Oggi, è rinato. Trova che le contingenze storiche, politiche, sociali siano propizie ad una reale acquisizione e comprensione di quanto il corpo sia debole o perfezione fisica ed edonismo sono ancora da reputarsi mezzi e simboli di scalata sociale?

«Splatter», per la precisione, è rinato nel 2013 e chiuso dopo sei uscite. Diciamo che il target dei lettori che comunque mi seguono da 30 anni (da quella interrogazione parlamentare) è un’oasi felice inespugnabile da qualunque pregiudizio sociale. Tutt’oggi, gli appassionati del genere mi appaiono estranei alle sirene dell’edonismo, anzi, ne studiano le mosse ben attrezzati di spirito critico. Ci sono personaggi che attualmente puntano tutto sull’apparire sia fisicamente che psicologicamente, coi social è facilissimo. Possono avere al loro seguito una gleba di sostenitori a cui basta essere nella scia di un fuoco fatuo, come i figuranti televisivi che soddisfano la loro ambizione individuale nel fare numero dietro una figura dominante. Per quanto riguarda la sfera sociopolitica, sto notando, in questi penosi tempi di emergenza sanitaria, che l’Italia è divisa tra sostenitori di un premier poiché definito sexy dalla faccia pulita, e detrattori che sono infuriati per ragioni di stampo sociale. Così come è stato per altre figure del recente passato, posso dire che tutt’oggi l’edonismo è ancora di più un valore aggiunto, dal momento che la scatola catodica è il principale diffusore e coercitore di massa. E la benedizione del Papa tramite tv in una piazza San Pietro deserta è stato un messaggio subliminale dalla deriva talmente oscura (edonismo dell’apocalisse biblica, quasi un talent dove Dio è il concorrente che ha perso, addirittura viene preso a multe in faccia dalle Forze dell’Ordine) da essere passato inosservato nel suo aspetto più profondo. Di questo tipo di horror sono il primo detrattore. La storia me ne darà atto.

Lei può essere definito un cirque de l’horreur. Ci narra dei suoi impulsi, allorchè afferra la sua cassetta degli attrezzi da fumettista e scrittore?

Gli impulsi per il mio cirque de l’horreur (bellissima definizione) hanno molte origini. Mi basta poco: una notizia di cronaca, una leggenda, una battuta tra amici, una perversione sessuale, un personaggio storico. Da qui cerco di creare un impasto narrativo strutturato in relazione alla distanza da percorrere (romanzo o racconto breve). Le mie nozioni di medicina, tanatologia e psicopatologia confortano gli spunti o l’approfondimento. Importante è il design dei personaggi e, a seconda della trama, il dosaggio dello humour (più accentuato nel mio romanzo Il morso dello sciacallo, tra i più apprezzati) o del decadentismo (Vloody Mary, e la saga Debbi la strana) o mixato (nel fumetto Cadaveri & Polpette).

Lei ha posto sotto lo stesso tetto dell’horror freak show milioni di lettori. Qual è lo stato dell’arte dal punto di vista dell’editoria?

L’editoria è un fermento continuo. Sofferente da un lato perché in Italia i lettori si aggirano sui 10 milioni totali, ma dall’altro vedo un prospero fiorire di marchi di estrema qualità e nobili intenti, fra libri inchiesta, visioni filosofiche e cultura generale pro e contro corrente. Anche la fiction non sembra rassegnarsi alla sempiterna crisi, di cui sento lamentare da quasi 30 anni. L’ostinazione paga, evidentemente. Per quanto riguarda l’horror, i lettori sono ancora meno ma non rinunciano al fuoco sacro, anche se la grande distribuzione di questi testi è affidata ad Amazon e le librerie fanno fatica a mettere negli scaffali questi argomenti. L’horror deve combattere contro tante resistenze. Ma neanche lui si arrenderà facilmente.

Paolo Di Orazio è uno scrittore, fumettista e batterista. Ha scritto: Primi Delitti, Acme, 1989;Primi delitti, Castelvecchi, 1997, Madre Mostro, Acme, 1991; Che hanno da strillare i maiali?, Ded’A, 2009; My Early Crimes, Raven’s Head Press, 2015; Nero Metafisico. 23 racconti tra la carne e l’inferno, Nicola Pesce Editore, 2016; Prigioniero del Buio, Granata Press, 1992; Prigioniero del Buio, Res Edizioni, 2002; Il Dipinto Ucciso, Granata Press, 1993; Vloody Mary, Coniglio Editore, 2011; Chiruphènia, Universitalia, 2012; Debbi la strana e le avventure bipolari del coniglietto Ribes, Cut-Up Publishing, 2014; Il Sogno dormiente, Kipple Officina Libraria, 2016; Il Morso dello Sciacallo Vincent Books, 2016; L’Incubatrice, Mezzotints, e-book 2013; Satanica, Tempesta Editore, e-book 2014; (EN) Paolo Di Orazio e Alessandro Manzetti, Dark Gates, Kipple Officina Libraria, 2014; (EN) Paolo Di Orazio e Alessandro ManzettiThe Monster, The Bad and The Ugly, Kipple Officina Libraria, 2016; L’Incubatrice (Independent Legions Publishing, e-book 2016; Paolo di Orazio e Riccardo Zanello, Guida al naturismo. Vivere nudi all’aria aperta, Mare Nero Editore, 2001. E tanto altro in innumerevoli pubblicazioni! http://www.paolodiorazio.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...