Peccati di gola

Qual è l’idea sottesa a “Peccati di gola”e come si esplica siffatto progetto, da lei definito “Piccole storie di passioni, tremori, vaghezze, eccitazioni e nutrimenti”?

fui invitata da Daniela Cicchetta, amica e collega di penna, assieme a Carla Campus, libraia, per collaborare su di una pagina che trattava di cucina vegetariana dal titolo Che Cavolo Ti Mangi?

Mi chiesi che contributo avrei dato io, NON essendo vegetariana e inoltre aliena come sono dalla nascita a regole, leggi, pesi e grammature, informazioni indispensabili per parlare della preparazione di una pietanza.

Nonostante, il cibo e lo stare in cucina esercitava su di me da sempre un fascino e un interesse particolare e tutti i ricordi sin da bambina di mia madre e mio padre, anch’egli abile cuoco, erano legati ad una istintualità e una variabile umorale dove prima di ogni cosa la disposizione d’animo di un giorno da un altro rendeva più o meno saporito lo stesso condimento e se chiedevo a mia madre quanto servisse di quel dato ingrediente, non sapeva mai rispondere.

Imparai molto presto a cogliere le tristezze e le gioie di mia madre dai pasti che mi preparava, come ho cercato di raccontare attraverso il personaggio di Agnes in “Liquore fatto in casa” che annacqua con le lacrime, a causa delle sue pene d’amore, gli elisir che sta preparando.

Avevo trovato la risposta al mio quesito di come sbrogliare il filo narrativo di questa collaborazione e di parlarne in termini intimi e sensoriali lo ritenni, per mia caratteristica, necessario.

Quindi brevi storie di vita attorno al cibo crudo o cotto che fosse, la materia primaria da cui avrei attinto.

Evocazione, suggestione, sensualità e seduzione paiono essere ingredienti indispensabili della sua narrazione. Sguardi, sfioramenti, sensazioni multisensoriali. La cucina è anche il luogo di altri piaceri oltre che della gola?

Gli umori e i sentimenti in cucina sono le unità di misura che si miscugliano tutte le volte agli ingredienti principali di ogni ricetta oltre la passione, quindi come non parlare anche di amore, eros e seduzione.

Nei miei “Nutrimenti” il cibo necessita di manipolazione a mani nude, saperlo carezzare come in un’effusione amorosa per prepararlo poi gustarlo, di attivazione dei sensi per stabilire i giusti dosaggi, serve condurlo a sé (se-duzione) alla propria bocca e le consistenze attribuiscono alle nostre attese e di coloro ai quali lo si prepara suggestioni sulla fantasia e la memoria. I sapori e gli odori creano spesso dei brevi e piccoli cortocircuiti che attivano immagini e ricordi. Il pasto condiviso abbrevia le distanze e prepararlo assieme è un preliminare dell’intesa che si andrà a creare tra i personaggi, vadano a finire a letto oppure restino gomiti sul tavolino a crogiolarsi uno difronte l’altra con la stessa estasi.

Non è un caso che questi brevi scritti li nomini spesso come “Nutrimenti”, non trovavo interessante parlare solo di alimentazione piuttosto di come il cibo solleciti il risveglio di tutti gli altri sensi.

Cibo e trastulli amorosi: i preliminari, le tentazioni, il gioco delle parti, l’assaporare furibondo. Quali altri parallelismi ha scovato tra nutrimento ed esistenza umana?

Nutrirsi serve per restare in vita e nutrire significa voglio che tu stia bene, in salute.

I personaggi di Peccati non nutrono solo l’organismo, ma sono affamati prima, durante e dopo il pasto. E’ una direzione del proprio modo di essere, un orientamento verso il quale si vuole indirizzare il lettore.

Marina, in qual misura la sua narrazione è contaminata dalla sua formazione di studiosa di storia dell’arte, scenografia e costume? Penso, in special modo, alla potenza carnale delle sue descrizioni.

Lo è di proposito. credo sia un buon proposito, onesto, di aver vissuto più di mezzo secolo e in quella tale unicità trovare la propria forma espressiva. Com’è stata la mia vita finora non lo è uguale quella di nessun altro, il conseguirsi dei fatti e delle circostanze, le scelte fatte piuttosto che altre e allora perché non farne una preziosa eredità e metterla a frutto. E se invece fosse già un orientamento, una propensione dalla nascita che ha regolato le mie decisioni, fatto sta che il pacchetto contiene tutto questo di me e sarebbe un tradimento eluderlo.

La potenza visiva e immaginifica di certe sequenze che descrivo mi viene dal fatto che sono anche una disegnatrice, è il mio taglio narrativo peculiare che faccio bene a conservare.

Per fare un esempio, ogni volta che descrivo una scena per dettagliarla la immagino come se fosse un quadro al fine di non tralasciare ciascun particolare e in modo che il lettore s’immerga totalmente nell’ambientazione che sto descrivendo ed è verosimile che ci riconosca, nel gusto che ci metto, l’aver studiato per tanti anni storia dell’arte.

Questa operazione di attingere alle esperienze della propria vita permette di conservare una voce più personale possibile.

Le sue pillole di buon gusto sono declamate da Daniela Cicchetta. Quale valore aggiunge la voce ai suoi scritti?

Le collaborazioni sono qualcosa di strepitoso e nella mia carriera professionale le ho trovate esperienze sempre arricchenti.

Quella con Daniela ancora non so rispondermi se sia dipesa dalla nostra bravura di esserci riconosciute, o se il merito dipenda da una serie di eventi non fortuiti che ci hanno condotte una difronte l’altra, tale è il connubio che ne è poi sorto.

Della serie che certi fatti sono impressi a fuoco nei destini incrociati di ognuno di noi.

Siamo due donne molto dissimili, ma assolutamente complementari soprattutto in questa avventura lavorativa, un sodalizio perfetto che non riguarda solo una voce suadente gentilmente messa a disposizione dei miei testi.

Il progetto di PECCATI alla mercé di due menti vulcaniche come le nostre, si è parecchio perfezionato con l’aggiunta di nuove idee al fine di renderlosempre più originale, come ad esempio le foto usate per la promozione e il tempo condiviso per scattarle tra di noi oppure quello dedicato a incidere i podcast e scegliere i brani musicali più adatti per accompagnare le letture, ci stiamo divertendo parecchio!

Marina Novelli nasce a Roma il 18 settembre 1961 e si è laureata all’Accademia di Belle Arti in Scenografia, Arredamento e Costume.
Esordisce professionalmente lavorando nel cinema e nel teatro come Scenografa e Arredatrice a fianco di Mario Garbuglia e al Teatro Eliseo di Roma per la Compagnia di Gabriele Lavia, proseguirà la sua attività artistica come Illustratrice per alcune riviste (LOOP e MONO) e come Fumettista. Pubblica nel 2010 la sua prima Graphic Novel per la Tunuè, Editori dell’Immaginario, dal titolo “CAMBIO PELLE”, come autrice di storia e disegni. Svolgerà la sua attività creativa tra Roma e Parigi come Illustratrice, Scenografa e Costumista firmando numerose collaborazioni teatrali e cinematografiche, tra le ultime per il film “EDUCAZIONE SIBERIANA” regia di Gabriele Salvatores, tratto dal best seller di Nicolai Lilin e per la commedia teatrale “JE SUIS SEUL (E) CE SOIR” regia di Fabrice Eberhard a Parigi. Nel dicembre 2015 pubblica il suo primo romanzo “I BANNUNATI” edito dalla casa editrice Alter-Ego, questo libro è arrivato finalista ottenendo una menzione di merito al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa AlberoAndronico 2017. Il 15 dicembre scorso è premiata come finalista al Concorso Zeno per il suo nuovo romanzo inedito in via di pubblicazione. Attualmente è a lavoro sul nuovo romanzo.

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