Tre luci dal buio

Sten un rigido e famoso pittore, Oliver un funambolico batterista, Domenico un tenero poeta fragile. Tre artisti affrontano un periodo di crisi. Qual è, oggidì, lo stato dell’Arte dal suo punto di vista?

L’arte è ad un punto di svolta, come credo un po’ tutto il sistema sociale. Il compito dell’arte dal mio punto di vista è quello di aiutare l’uomo a ritrovare il contatto con la bellezza, con il pensiero critico, con la gioia e il divertimento. È lo strumento principe per mostrarci il potere di creazione, che ogni essere umano ha nel proprio dna. Siccome siamo in una società globalizzata e super commerciale, l’arte ha smarrito la sua strada, per stare al servizio di una missione non sua e spesso usata come vincolo di propaganda. La vera arte respira con la terra con il cielo e l’uomo ne è tramite.

Tre donne fungono da ponte verso una nuova visione del mondo. La visione d’un mondo di stilnovistica memoria in cui le donne sono strumentali all’elevamento maschile?

Si più che del maschile di entrambi i sessi, dell’uomo in quanto specie. Io amo profondamente l’universo femminile, quello profondamente radicato nell’energia della terra. Le donne di questo romanzo, sono donne comuni, con un vissuto complesso come può esserlo quello di ogni donna, ciò che muove la macchina del racconto è la scoperta di qualcosa di nuovo e di inaspettato anche per loro, che le pone in un mondo distante da quello in cui sono vissute fino a quel momento. Il coraggio che le guida nello specchiarsi negli uomini che gli si presentano difronte, apre la strada verso un riconoscimento, un ricordo che non è solo rimpianto, ma anche un’opportunità di rivedere la propria vita con occhi diversi, quelli dei bambini.

Un ultima cosa che mi ha molto colpito è il riferimento alla “stilnovistica memoria”, penso spesso in questo periodo al periodo medievale, come ad un momento di luminosa opportunità, proprio perché da chi ha raccontato la storia è sempre stato visto come un periodo oscuro. È fondamentale dal mio punto di vista che a parlare di amore, sia l’amore stesso e non un surrogato culturale imposto dall’esterno.

Magia ed ascolto interiore paiono configurarsi come elementi focali per la riscoperta dell’amore verso se stessi e la propria arte. Come si coniugano?

Guardi, credo che la magia sia proprio “imparare ad ascoltarsi”, o quantomeno imparare a seguire la strada interiore che più ci avvicina al nostro talento e al nostro desiderio. Quando un opera d’arte è il frutto di un talento libero di esprimersi, è un atto magico, perché standoci difronte poi riesce a trasmetterti l’energia che l’ha originata. Ovviamente l’amore per se stessi ti permette di connetterti alla tua arte in modo più puro e con meno filtri, ma sicuramente arrivare ad amarsi veramente è un viaggio lungo una vita e a volte tante vite. L’arte spesso può diventare il racconto del viaggio che si fa verso questa accettazione, fatta di alti bassi, momenti divertenti e gioiosi e anche molto tristi, tutto è vita e tutto aiuta ad evolversi. Riuscire a comunicare questi viaggi attraverso l’arte può essere utile al viaggio degli altri, che si imbatteranno in quella espressione artistica e attraverso di essa, potranno chiarire e modulare il proprio ascolto verso la propria strada.

Quanto coraggio occorre per saltare dal trampolino ed aprirsi ad una vita piena in cui far emergere con forza il proprio talento?

Di istinto direi tantissimo, perché non è una società questa che aiuta a vivere della propria arte. Però ad essere sincero credo che sia più facile buttarsi in una piscina fresca, piuttosto che mettersi sotto il sole a farsi abbrustolire e consumare. C’è una facilità a mettersi lì a lamentarsi che le cose non vanno bene, dando la responsabilità ad altri e al mondo. Ma quasi sempre basta solo che ci alziamo e facciamo questo tuffo, per scoprire davvero cosa si nasconde dietro il timore di fallire e quasi sempre c’è il nostro talento e il nostro premio proprio lì dietro. Ogni volta che mi sono fatto paralizzare dalla paura di fallire ho fallito, tutte le altre in cui ho lasciato che le mie gambe mi portassero dove sentivo che il cuore voleva andare nonostante la paura di farlo, la magia si è manifestata. Quindi non facciamoci fermare dalla paura e andiamoci a prendere con gioia la vita che vogliamo e a far fruttare il talento che abbiamo.

Lei è uno dei registi di Un posto al sole, la soap opera italiana made in Rai, più longeva: ben 25 anni di puntate e ascolti sempre straordinari; è un terapeuta energetico nonchè insegnante di meditazione e pranoterapeuta da molti anni.Quanto ha riversato nella sua scrittura della sua eclettica vita professionale e spirituale?

Sì, sono grato ad un posto al sole di tutti questi anni di lavoro e di sinergia che si è creata, soprattutto sono grato perché grazie a questo lavoro ho affinato e sperimentato tanto il mio ruolo di regista e sviluppato una capacità di racconto anche in situazioni lavorative estreme e difficili. Soprattutto mi ha dato anche la libertà di poter avere tanto tempo libero, per dedicarmi alle mie ricerche, allo studio e alla sperimentazione di tutto questo universo energetico e spirituale. Ad oggi sia quando sono sul set di un posto al sole che in altri ambiti, ci sono con tutto questo bagaglio e questo ha creato dei legami fortissimi con tante persone con cui giorno per giorno mi confronto. Dal punto di vista di ciò che scrivo e che spero quanto prima di mostrare fuori attraverso il mondo cinematografico e quello dei libri, posso solo dire che sono animate da questo universo di esperienze e vissuti che vanno nella direzione dell’evoluzione, passando attraverso tutti i registri che mi appartengono, da quello comico a quello drammatico, al mondo fantastico e reale. Il mio ultimo romanzo “Tre luci dal buio” è uno specchio di tutto questo, in origine era una sceneggiatura di un film, che spero quanto prima di portare al cinema, che ha mantenuto anche nel suo essere un racconto romanzato, il sapore e la scrittura cinematografica, e che come storia è un viaggio attraverso sei vite che sperimentano tanti e diversi percorsi evolutivi anche senza saperlo.

Gerardo Gallo, regista cinematografico e di fiction, terapeuta energetico, con la passione per la ricerca spirituale e i misteri legati alle interrelazioni tra il presente e il passato, tra ciò che sembra essere lontano nel futuro anni luce dalla nostra cultura, razionale e religiosa, e ciò che nell’antichità era invece un modello chiaro di vita. Un ricercatore fuori dagli schemi classici di ricerca, lontano da una strada accademica di studio.

Il mio romanzo non si trova in libreria per ora, ma solo su amazon.

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