La sarta

La sarta

Favola, realismo magico, giallo. Quanto ha attinto ai generi codificati dalla letteratura classica ed in che misura il suo romanzo ne diverge?

Sono una lettrice impenitente e onnivora: amo i romanzi scritti bene, a prescindere dal loro genere. Questo significa che col tempo in me è avvenuta una sorta di stratificazione, vive una compresenza di stili, generi, canoni. Non ho voluto, volontariamente almeno, allontanarmi dai generi tradizionali, ma nel tentativo di assemblarli o di farne una parodia, il risultato ottenuto è stato quello di convergere verso altro. In definitiva, credo di aver recuperato generi diversi, combinandoli in una sorta di pastiche narrativo in una commistione che è stata, è proprio il caso di dirlo, un attento lavoro di cucito.

Lei affonda la penna in una comunità siciliana; soventemente la Sicilia è stigmatizzata, bollata con stereotipi e clichè. Le granitiche convinzioni possono scricchiolare nel mondo in cui si muovono la sarta Yumiko, la sua apprendista Saele ?

Sono siciliana e come tanti ho un rapporto profondo e ancestrale con la mia terra. La sarta è ambientato in un non luogo che ha tutti i connotati di una borgata siciliana. Anche i personaggi sono ombre di persone reali o idealizzate. I baffi del Sindaco, ad esempio, rimandano a un clichè di sicilianità diffuso ma che deve essere letto attraverso la lente dell’autoironia. Forse, l’essenza della Sicilia è incarnata meglio nelle figure femminili che divergono dallo stereotipo diffuso: sono protagoniste della loro vita, appassionate, profondamente empatiche, creatrici di emozioni, incantatrici di anime. La mia terra martoriata dona anche fioriture rigogliose di donne e uomini forti, fieramente discordi dall’immaginario popolare. E Yumiko o Saele non solo fanno scricchiolare le granitiche convinzioni ma le spezzano con la leggerezza dei loro passi gentili.

Il percorso dei protagonisti si dipana a ritroso nel tempo e si spinge nel futuro; si serve di ricordi ingialliti e via via emergenti. La sua personale indagine adopera flashback che compongono un puzzle di notevole suspense. Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria” nella sua produzione? Si possono davvero chiudere i conti con il passato?

Così come per lo spazio, ho immaginato un tempo che non esiste, un tempo bergsoniano, in cui il presente è già passato ed è già futuro. La memoria, quindi, non è recupero del passato ma è conservazione del presente. E nessun conto può essere saldato dal tempo perché il tempo non cancella nulla ma si muove silenzioso come un’onda che ritmicamente riconsegna alla riva il ricordo. Senza memoria, il presente non potrebbe esistere ma non esisterebbe ugualmente senza l’aspettativa del futuro, senza la paziente rifinitura dell’abito che abbiamo in mente di realizzare. Siamo tutti sarti del nostro tempo, prendiamo pezze dal passato e cuciamo un abito da indossare nel futuro.

Lei ha cesellato un libro intimo, profondo che scava nella personalità dei personaggi con intelligenza e sottile ironia. Ci invita a superare le apparenze

L’abito è l’emblema dell’apparenza, una scelta che operiamo continuamente per presentarci all’esterno. La sarta è anche una favola che in una metafora continua ci invita a scavare e a non limitarci a graffiare superfici. Tutto nel mondo della Sarta diverge da quello che appare, tutti sono o possono diventare altro, il buono è il cattivo e il bello è il brutto. Ogni personaggio è in potenza meritevole della fine del Sindaco perché si muove nella stessa disinibita duplicità. Ma la chiave per superare le apparenze e destreggiarsi fra il bene e il male, è la leggerezza, la gentilezza, la capacità di applicare l’ironia su di sé e sugli altri, ma soprattutto il dono di capire cosa si nasconde sotto l’abito. Yumiko, nome che in giapponese significa ”che crea bellezza”, possiede questo dono, legge le anime e confeziona abiti su misura. Ma in un gioco immaginario che poi è anche reale, neanche lei è ciò che appare.

Le sue pagine mescolano realtà e di sogno. Quali espedienti stilistico-retorici ha adottato per ottenere una fusione tanto armoniosa?

Ho voluto cimentarmi in un esperimento letterario: creare una storia connotata dalla leggerezza, popolata da personaggi gentili e da altri feroci che galleggiano in un’atmosfera onirica ma speculare a quella reale. Tutti i personaggi posseggono questa bidimensionalità. Per raggiungere il mio scopo ho usato un linguaggio poco convenzionale, lontano dall’uso moderno che lo preferisce improntato alla sinteticità e all’immediatezza. Ho recuperato l’uso dell’aggettivazione esornativa, attenta e minuziosa, della subordinazione descrittiva, ho mescolato termini aulici col parlato quotidiano, ho riprodotto, cioè, a livello linguistico, la stessa commistione utilizzata per i generi. Spesso i personaggi più ‘bassi’ si esprimono in una lingua più ‘alta’ e viceversa. Con la lingua si creano giochi, rivelazioni, equivoci, come nel caso dello scrittore Ivano che ottiene il successo perché, in libreria, la sua opera che faceva riferimento ai montaliani ‘Ossi di seppia’, trova erroneamente alloggio fra i libri di cucina.

Marilena La Rosa è nata ad Acireale ma è palermitana di adozione. Insegna Italiano e Latino, collabora con diverse riviste nazionali, ha curato un blog e ha pubblicato numerosi testi scolastici con le case editrici Palumbo, Rizzoli e Giunti:
Il mestiere di scrivere, Il Piacere di scrivere, Liberi di scrivere. Storia e antologia della letteratura italiana nel quadro della civiltà europea. Per il triennio delle Scuole superiori, Le parole del mondo. Antologia italiana per il primo biennio. Le parole per scrivere. Per il biennio delle Scuole superiori, Visibile parlare. Prove per le competenze di lettura, Prove per le competenze di lettura per le rilevazioni nazionali e internazionali. INVALSI

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