L’apprendista di Goya

Madrid e l’estate bollente del 1791: processioni sacre con sontuosi paramenti, spettacoli di gitani dagli abiti appariscenti e dalle maniere impudenti e disdicevoli; l’ebbrezza della corrida e quella segreta, taciuta e negata, che si prova nei “lupanar”; la maestosità della corte e la reverenza suscitata dai pittori. Qual è il metodo di indagine adottato per raccordare la pluralità insita in una città dove sacro e profano si mescolano, contendendosi i cuori degli uomini, dove accanto al profumo della vita cammina il tanfo della morte?

Lo studio dell’ambientazione è uno degli aspetti fondamentali per la formazione di un romanzo storico. Si dimostra necessaria la lettura di testi e autori che hanno avuto origine nel luogo scelto in cui ambientare la propria storia e di quelli che lo raccontano. Prima ancora di stendere la prima riga devo essere in grado di compiere con la mente un viaggio nel tempo in un battito di ciglia e per ottenere questo risultato devo conoscerlo a fondo. La parte relativa allo studio è quella che preferisco perché scopro aspetti sempre nuovi. Attorno alla dicotomia bene/male ruota il nocciolo della trama in un’architettura letteraria che deve essere il più possibile equilibrata. Ecco perché cerco sempre un contrappeso tra luoghi, personaggi o elementi narrati. Così all’allegria del mondo gitano viene contrapposto quello rigoroso dell’Inquisizione; a quello della ratio del genio di Goya, quello istintuale del suo giovane apprendista. Il lavoro dello scrittore, specialmente dello storico, è un’eterna ricerca del dettaglio che può fare la differenza, ma è l’animo umano il terreno più fertile su cui costruire una storia perché il lettore tende a ritrovarcisi con più facilità.

Francisco Goya e la sua arte: ossessione per la perfezione. Lei gli conferisce un corpo ammalato, un’anima afflitta ed uno sguardo sconvolto. Quali sentimenti ha desiderato che il lettore provasse tratteggiando un uomo misterioso, carismatico, terrificante ed ammaliante? Repulsione o protezione?

In realtà nessuno dei due. L’intento era semplicemente quello di capire l’uomo e i suoi moti. Il “mio” Goya è uno spirito inquieto dal quale però scaturisce tutta la creatività che lo ha reso immortale. Volevo che fosse NUDO davanti al lettore. Io ho solo tratteggiato i suoi lineamenti, nel bene e nel male, per lasciare al pubblico la libertà di comprenderlo, capirlo o detestarlo in tutta libertà, senza manipolazioni. Ogni artista sanguina mentre crea la sua opera. Era questo ciò che volevo giungesse al lettore attraverso il personaggio di Goya. L’arte, per essere comunicativa, deve essere passione nel senso più letterale del termine: sofferenza, dannazione ed estasi.

Colori brillanti, avvolgenti, così forti da far male, che cagionano, al contempo, la necessità di seguitare a guardarli, come un desideroso d’acqua alla fonte o una farfalla alla fiamma. La pittura può divenire comprensione dei diversi aspetti della vita?

Assolutamente sì! Ma sono certa che non sia solo la pittura a perseguire questo scopo. Tutte le forme d’arte, in quanto manifestazioni dello spirito umano, volgono alla comprensione dell’esistenza in una continua e spasmodica ricerca di senso. Anche la scrittura, in quanto forma espressiva, assolve a questo compito. La comunicazione, nel momento in cui si fa concreta ed esce da noi stessi, sotto forma di parola, pittura, danza, musica e molto altro, ci rende più chiaro chi siamo, cosa vogliamo, a cosa miriamo, cosa rinneghiamo. In altre parole, una volta fuori da noi, ci aiuta a mettere a fuoco il nostro vero IO e quale ruolo ha nella vita.

Lei cita spesso “Il Parasole”, rendendo questo dipinto uno dei protagonisti del romanzo. Per quale ragione?

Quando ho ammirato quel dipinto al Museo del Prado di Madrid, ho avuto la sensazione che volesse raccontare ben altro rispetto a ciò che veniva proposto dall’immagine stessa. Il significato di quell’opera era ben lungi dal rappresentare un giovane intento a riparare con un ombrellino la sua amata dal pomeriggio assolato. Le nubi in arrivo, gli alberi scossi dal vento e lo sguardo malinconico del cagnolino tenuto in grembo dalla fanciulla mi dicevano di più. Mi parlavano di solitudine, di rinuncia, di pericoli. Tutto è mescolato così bene da creare comunque armonia nel suo insieme. Mi è sembrata la rappresentazione perfetta della vita.

“Il maestro era all’opera su una tela che sfiorò due volte con la punta del pennello. Mentre la osservava espirò piano e la studiò con sguardo critico. Portò il pennello alle labbra, ne bagnò la punta con la saliva e la immerse nel colore. Eliminò l’eccesso di pigmento contro il bordo della tavolozza e continuò nei ritocchi. ..dal tavolino accanto a lui prese una piccola spatola d’osso con cui raccolse del Rose Dorè dalla tavolozza e lo distese sulla tela con movimenti veloci e precisi.”

Lei descrive una tecnica pittorica insolita ed inconsueta. Può fornirci dettagli?

Studiando la biografia di Goya ho scoperto che era affetto da saturnismo ossia avvelenamento da piombo, come del resto molti pittori dell’epoca. Ma è stata un’ulteriore ricerca che mi ha portato alla luce un fatto davvero straordinario. Goya infatti entrava in contatto con il piombo contenuto nei pigmenti proprio con la saliva. I rischi per la salute causati dal saturnismo erano già noti all’epoca, ma nonostante questo decise di non cambiare il suo modo di dipingere per far sì che il risultato, l’impatto, che le sue opere avevano sul pubblico, fosse sempre lo stesso. In sostanza era cosciente del rischio, ma lo accettava di buon grado se era il prezzo da pagare per l’immortalità. Quanto ardire può avere un uomo? Di fronte ad esso, la paura della morte, la Morte stessa, scompare.

Sara Di Furia è nata nel 1978 a Brescia dove lavora come insegnante nella scuola secondaria di secondo grado. Dopo aver conseguito il diploma in studi classici, si laurea in Scienze della Formazione e successivamente in Scienze Religiose. Ha all’attivo diverse pubblicazioni, tra cui La Regina Rossa e Jack, entrambi editi da La Corte Editore. È apprezzata da lettori e critica per la sua scrittura intensa e le atmosfere intrise di mistero che le hanno fatto ottenere l’attenzione anche da diverse case editrici straniere.

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