Artemisia Gentileschi

Lei mette in risalto la forza d’animo e il talento di Artemisia Gentileschi, un’artista che ha saputo reagire alle avversità. Come è riuscita a mutare la sofferenza in bellezza?

Non è stato un percorso facile. Quando con la casa editrice Logosedizioni abbiamo deciso di dedicare il terzo volume della collana dedicata alle donne ad Artemisia Gentileschi, ho iniziato a studiare il suo percorso. Avevo stralci nella memoria delle sue opere più famose ma avevo rimosso il suo dolore. Come spesso accade con quello che fa male. E man mano che leggevo su di lei, articoli e romanzi, si innescava un legame profondo con la su figura. Mi sono innamorata di questa donna, e ho iniziato ad immaginarla nei momenti meno noti, alle prese con le polveri di pigmenti mentre sola ed isolata si preparava a creare. A quando presa dal fuoco dell’arte si dimenticava di tutto e si abbandonava ai suoi dipinti. Ed immaginarla così umana e vicina mi ha permesso di raccontare di qualcosa di spaventoso come lo stupro e l’umiliazione attraverso immagini che evocassero la bellezza della protagonista di quella storia, la sua forza.

Artemisia Gentileschi è stata capace di conquistarsi un posto di spicco nella storia dell’arte, pur vivendo in un’epoca fortemente penalizzante per le donne e nonostante l’evento traumatico che ha segnato la sua vita. Ebbene, qual è la condizione delle donne nell’arte, oggidì?

Il mio pensiero è questo. Il ruolo della donna nella nostra società rimane marginale, spesso confinato ad oggetto o a mera rappresentanza. E così nel mondo dell’arte, che fa da enorme lente da sempre. Ci sono mille battaglie ancora da combattere perché la nostra sia una società che considera esclusivamente la persona. Siamo circondate da compromessi, pregiudizi, ruoli da cui muoversi è considerato scomodo. E credo che proprio per questo riscoprire e riproporre grandi esempi sia estremamente necessario.

Maria Sibylla Merian, artista e naturalista; Giovanna Garzoni, pittrice e miniaturista; Artemisia Gentileschi, una delle più note e amate pittrici italiane di tutti tempi, simbolo di rivendicazioni femministe e protagonista di film e opere letterarie. Quali analogie e differenze ha potuto registrare nell’illustrare le loro vicende umanae ed artistiche, del resto sempre fuse?

Ciò che lega queste eroine, perché per me sono assolutamente delle eroine, è il coraggio di stravolgere il ruolo e il destino che altri hanno disegnato per noi. Maria Sibylla che con tenacia fin da bambina nutre le sue passioni e le persegue da donna adulta affrontando spedizioni ed avventure, Giovanna che sceglie di immolare la sua vita all’arte e non ad un uomo, Artemisia che denuncia e combatte per la verità, vittima di un padre padrone, un maestro stupratore ed una società che la voleva merce di scambio. Sono donne con un vissuto diverso ma con lo stesso fuoco dentro. Quel fuoco che rivendica, che pretende.

Struttura, segno e ruolo all’interno della composizione. Quale metodo adotta per insegnare a rendere armonico e narrante il disegno durante i suoi workshop?

L’armonia e la narrazione hanno una grammatica di base.

Il foglio accoglie le nostre indicazioni per comunicare attraverso l’immagine ed attraverso lo spazio.

Ogni elemento di una composizione ha un ruolo preciso e narrante. Sia se si parla di movimento o di evocazione.

L’insegnamento e la condivisione è un percorso che ho scoperto nell’ultimo anno ed a cui mi sto appassionando. Durante i miei corsi lascio che si crei l’empatia con il soggetto e da qui s’impari a governarne la direzione narrante e la sua esecuzione.

E’ un percorso magico.

Madame, di quali difficoltà è costellata la via per illustrare emozioni e silenzi?

Per me l’illustrare è sempre stato un atto molto intimo, un prolungamento dei miei pensieri su carta. Ho imparato a gestire un linguaggio che avesse quelle sonorità ed a fare mia una narrazione che fosse molto evocativa. Ci sono sicuramente accorgimenti tecnici da seguire come gli spazi per lasciare parlare un’immagine e un forte lavoro di immedesimazione per non cadere in stereotipi o in forzature.

Lei ha affermato:“Le donne sono il soggetto che amo di più. Sono figure empatiche e piene di comprensione.” Quali tratti, aspetti, peculiarità muliebri preferisce maggiormente illustrare?

La mia raffigurazione del femminile predilige i volti. Sono volti morbidi con grandi occhi a cui lascio il compito di raccontare.

Quando anni fa cercavo il mio segno e di dare vita al mio immaginario,passavo il tempo a fare dei veloci ritratti ai volti delle persone al bar, in fila dal dottore.. e mi sono scoperta ad immortalare gli sguardi sfuggenti, quelli dei pensieri segreti. Questo dettaglio è rimasto nel mio mondo illustrato.

La sua tecnica d’elezione è la grafite. Essa comporta un rituale specifico e faticoso. Perché l’ha prediletta?

Mi rapisce l’esecuzione. Il cercare di fondere i colori e le gradazioni attraverso gesti lenti e continui, l’immergersi in una sorta di mondo parallelo e ovattato mi conforta. Sicuramente i tempi di lavorazione sono più lunghi rispetto ad altre tecniche ma credo che la cura e la dedizione nel segno e nelle velature traspaia poi nell’ elaborato finale.

Soventemente, accompagna le sue illustrazioni con titoli o frasi che ne enfatizzino la poetica in maniera ermetica. Quando reputa necessario un commento che funga da pendant alle immagini?

Spesso quando sono immagini singole non facenti parte di una serie. Ancor più spesso quando sono illustrazioni svincolate da progetti o impegni lavorativi, puri e semplici pensieri illustrati. Mi piace in quel caso lanciare una direzione all’interpretazione, lasciando in sospeso tramite l’immagine.

Anna Paolini è nata a Bologna, dove ha frequentato l’Accademia di belle arti prima di specializzarsi in illustrazione editoriale presso l’Accademia Internazionale Comics.
Per #logosedizioni ha pubblicato: S’alza il vento (2018), Matrioska (2019), Maria Sibylla Merian. La magia della crisalide (disponibile anche in Inglese, 2019) e Giovanna Garzoni. Un voto d’amore (Disponibile anche in Inglese, 2019).

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