Manuale Malincomico

“Ridi sempre, ridi lo stesso, e se sei causa del tuo mal, ridi te stesso.” E’ questo il pronto soccorso alla quotidianità?

In parte sì, ridere salva e se non salva rende più lieve il fatto d’esser perduti. Può essere un riso anche amaro, a volte, ma mai scotto o scontato, perché quando non c’è più niente da salvare si può sempre uscire di scena con una battuta felice.

Se l’eredità che lasci all’altro è una risata, vuol dire che non tutto, di te o di voi, è (stato) da buttare.

Quali sono i sentimenti che si celano dentro gli oggetti e le incombenze di tutti i giorni, ovviamente dal punto di vista della redattrice di un diario che è incline a suscitare riso ed, al contempo, pianto?

Di tutti i tipi, dolcezza amarezza amore tristezza comicità, tutto è contenuto negli oggetti che ci stanno attorno. Gli oggetti hanno una loro storia, sensualità, cattiveria, tenerezza. Per questo la copertina di Manuale Malincomico è un’esplosione di piccoli oggetti quotidiani che escono da un’infinita borsa.

Legami, solitudini, ferite, volti incrociati casualmente. Quale idea ha inteso veicolare delle relazioni interpersonali?

Per me le relazioni sono come il maiale, non si butta via nulla (rido).

Le persone sono risorse, e non sai mai chi nella vita ti verrà in aiuto, magari il tuo peggior nemico. O magari farai tesoro degli errori degli altri, che oggi giudichi e che domani ti verranno in soccorso (tanto per citare gli “In soccorso” che chiudono ogni episodio di Manuale Malincomico).

Lei documenta un’inattesa “quinta stagione”: qual è il gusto del tempo, oggidì?

Oggi, il tempo par strano, ci troviamo nel bel mezzo di un momento storico che non avremmo mai pensato di vivere. La pandemia ha prima stupito il tempo, poi lo ha reso “sospeso”, e poi “rappreso”, come scrivo in Manuale. Una mia risposta (interrogativa) alla sua domanda tento di darla alla fine del libro.

Madame, cosa, concretamente, in una temperie di decadenza morale, culturale e civile dovrebbe spingerci alla sopravvivenza ed alla speranza?

Eh, bella domanda. Ecco, per esempio una domanda bella come la sua, che inizia con “Madame”.

La sopravvivenza ha un valore diverso per tutti, per me ad esempio sta anche dentro una parola, quando riesce a svelarci la poesia, alta o bassa, lieve o rude, o malincomica, che c’è nelle situazioni. Le parole sono caramelle da scartare, mordere, succhiare, mangiare in un sol boccone, o far durare.

Odette Copat è laureata in Scienze Politiche a Padova, è copywriter e si occupa di progettazione e qualità nell’ambito dei servizi per l’autismo. Da anni cura il blog “30giorninprova” e dal 2019 firma la rubrica domenicale “PNeologismi” sul Messaggero Veneto. Manuale malincomico è il suo primo libro.

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