Cesare. L’uomo che ha reso grande Roma

Caio Giulio Cesare: qual è la sua statura politica e militare?

Cesare era innanzitutto un politico. Anche se noi lo ricordiamo principalmente come il conquistatore delle Gallie e come un grande generale, in realtà la sua formazione era politica. Nessuno, quando partì per la Gallia come proconsole, si sarebbe immaginato il suo enorme successo in guerra. Come politico era un mediatore scaltro e spregiudicato. Anche se sembra impossibile, era lui l’elemento di equilibrio all’interno del triumvirato. Lui che mediava fra Crasso e Pompeo, che all’epoca erano entrambi più famosi di lui: Pompeo per le sue vittorie militari e Crasso per la sua ricchezza e l’incredibile acume negli affari. Putroppo i due erano gelosi l’uno dell’altro fin dalla giovinezza e non riuscivano ad andare d’accordo. Cesare fu un abile tessitore diplomatico e li riuscì a convincere a collaborare. Per lungo tempo i due credo che abbiano considerato lui “l’anello debole” della loro alleanza, quello destinato a rimanere in ombra e ad essere messo da parte. Invece lui intuì che la Gallia sarebbe stata la sua chance. Non solo di arricchirsi smisuratamente ma anche di dimostrare il suo valore sul campo. E in effetti, alla lunga si dimostrò migliore di entrambi. Sia dal punto di vista militare che politico, per altro.

Cesare fece della capacità di ribaltare il tavolo in situazioni avverse la sua carta vincente. Può offrirci qualche esempio?

Cesare non accetta mai che qualcuno possa metterlo all’angolo. Quando sembra essere incastrato in una situazione senza uscita, preferisce ribaltare il tavolo. Lo fece sempre: ai tempi di Silla, quando sfidò il dittatore e poi scappò in Asia dove si fece notare per il suo coraggio e la sua abilità diplomatica, ai tempi della congiura di Catilina quando rischò molto cercando di ottenere un processo equo per i Catilinari e poi lottò per non venire accusato lui stesso come complice, rivolgendosi inaspettatamente a Cicerone, e infine al Rubicone, quando decide di giocarsi il tutto per tutto e andare contro i pompeiani perché capisce che vogliono la sua testa e quindi non è possibile evitare lo scontro.

Cesare fu un uomo tremendamente ammaliante: colto, scaltro, imprevedibile. In qual maniera declinava il suo gusto e la sua eleganza nei salotti cittadini?

Era famoso per la sua eleganza e stravaganza, amava i vestiti alla moda, e i più conservatori fra i romani lo criticavano perché pare che usasse profumi costosi e si depilasse. Per le sue passioni era disposto a dilapidare patrimoni, come quando fece radere al suolo una villa che si era appena fatto costruire perché la giudicò non adeguata al progetto.

Quanto e cosa deve Roma a Caio Giulio Cesare?

Per prima cosa la Gallia e un pezzo di Britannia, che non è poco. Poi a Roma fece costruire il Foro di Cesare, restaurare numerosi templi, con il suo testamento regalò alla città i giardini pubblici degli Horti Sallustiani. Infine gli deve forse l’idea che ormai era necessario pensare ad un nuova forma di organizzazione statale. Senza Cesare prima, non ci sarebbe mai stato Augusto dopo.

Fascino, spregiudicatezza, cultura, propulsività, acume intellettivo: perché colpi di pugnale posero fine alla sua vita?

Io credo che i congiurati fossero sinceramente convinti di dover fermare un mostro e di agire in nome della libertà. Non penso neppure che odiassero Cesare a livello personale, ma lo considerassero un pericolo per la Repubblica. Il problema è che secondo me non si rendevano conto che la repubblica era ormai un cadavere che camminava, e che in realtà non era mai stata come la dipingevano loro, ma solo un sistema in cui una lobby aristocratica deteneva il potere spartendoselo solo fra i suoi membri. Bruto e Cassio non se ne accorsero solo perché facevano parte della aristocrazia romana, e quindi facevano parte della cerchia dei privilegiati. Anche Cesare ne faceva parte, ma aveva lo sguardo più lungo di tutti loro.

Mariangela Galatea Vaglio, laureata in Lettere classiche all’Università Ca’ Foscari di Venezia e dottore in Storia antica alla Sapienza di Roma, è un’insegnante, una giornalista e una blogger. Ha collaborato con «Il Gazzettino», «Il Sole 24 ore» e «l’Espresso». Ha pubblicato: Piccolo alfabeto della scuola moderna (40k Unofficial 2012), Didone, per esempio. Nuove storie dal passato (Ultra 2014), Socrate, per esempio. Altre storie dal passato (Ultra 2015) e L’italiano è bello. Una passeggiata tra storia, regole e bizzarrie (Sonzogno 2017), il romanzo Teodora, la figlia del Circo (Sonzogno, 2018) e ora Cesare, l’uomo che ha reso grande Roma (Giunti, 2020).

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