Omero. Odissea tradotta in lingua siciliana

Professor Nastasi da quali stimolo, esigenze, necessità nasce la traduzione in siciliano dell’Odissea?

Solo dalla curiosità di sentire declinare i versi di Omero nella lingua Siciliana. In un primo momento l’ho tradotta in vernacolo gelese; subito dopo, anche per dare respiro regionale alla traduzione ho intrapreso la traduzione in lingua letteraria siciliana, la lingua del Meli, Pirandello, Verga, Quasimodo ecc..

Gli studi di Samuel Butler portarono alla pubblicazione nel 1897 del libro L’autrice dell’Odissea. Lei sposa la teoria dell’origine siciliana dell’Odissea?

No. Mancano riferimenti archeologici e topografici. Considerato il periodo storico in cui si presume sia stata scritta l’Odissea, non quadrano tante cose. Credo, invece, che la Sicilia al tempo di Omero era una terra semisconosciuta, con una natura misteriosa e violenta. Era facile pensare, per gli scarsi naviganti di allora, considerare quell’isola pieni di vulcani, montagne, boschi, vallate, con un mare insidioso attraversato da forti correnti, come l’anticamera della fine del mondo; infatti, qualche studioso ha posto le colonne d’Ercole tra la piccola Sirte e il canale di Sicilia.

Quali teorie, pratiche e strumenti ha adottato per compiere la traduzione in siciliano?

Tutto è iniziato, dalla creazione di una commedia in vernacolo dal titolo:Quasi tuttu succèssi ‘n-Sicilia”, dove i personaggi sono icasticamente rappresentati: Ulisse afferma di essere partito per la guerra di Troia non per nobili ragioni, ma per scapare da Penelope “Cani arraggiata e muzzicamaruni”, imbolsito dall’ozio e dal piacere dei sensi non vuole lasciare Calipso ecc…Partendo dalla commedia, che non si è potuta rappresentare a causa del Covid-19, ho provato un senso di richiamo ancestrale, a fare parlare i personaggi dell’Odissea in una lingua, (perché di questo si tratta, in quanto avente ben ottocento anni di letteratura alle spalle) che mi sembrava veramente l’unica in grado di rispecchiare e far rivivere la parlata dei personaggi Omerici. Gli strumenti che ho usato sono stati la grammatica di Salvatore Camilleri e nei casi di dubbia traduzione di una parola, il latino.

La sua versione letteraria del dialetto può valicare i limiti regionali?

Credo proprio di sì. Basti pensare all’interesse che hanno suscitato i romanzi ambientati in Sicilia. La Sicilia, pur con tutti i suoi problemi, evoca un fascino particolare, come se fosse la depositaria di tutta la storia antica che si è avvicendata sotto il suo sguardo sornione. E poi i Siciliani sono sparsi in tutto il mondo.

Quanto i suoi versi sono vicini al “cunto” orale e, quindi, alla tradizione aedica?

Essendo la mia prima opera in assoluto, mi sono cimentato nella traduzione in prosa dell’Odissea. Comunque ci sto provando con la traduzione in versi dell’Iliade.

Luigi Antonio Nastasi è docente di Scienze naturali nel Liceo delle Scienze Umane “Dante Alighieri”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...