Il maschilista

La pièce teatrale che ha creato ha, di certo, un titolo socialmente d’impatto. Chi è “Il maschilista”?

Il maschilista è un uomo di potere, un regista cinematografico che ama muovere i fili, come un grande burattinaio, dominare gli altri, senza distinzione di sesso. Non gradisce essere contraddetto, in particolare nel suo lavoro.

Tutto ciò è ben descritto nella prefazione a cura dell’attrice e regista teatrale Cinzia Maccagnano, con queste parole: “Il protagonista, Bernardo, totalmente accecato dalla vanità, aggiogato da una percezione di sé distorta, utilizza un linguaggio inconsapevolmente violento, raccontandoci il mondo come lui stesso lo vede e lo vive. Tutto questo ci lascia presagire una fine tragica, perché è nell’inconsapevolezza, la tragicità”.

Amore, amicizia, dolore, gelosia, giustizia: una girandola di sentimenti; i temi che tange paiono essere attinti dal patrimonio tragico greco. Quanto è stato influenzato dalle letterature che l’hanno preceduta? Ha dei mentori o non ravvede punti di riferimento?

La tragedia greca, da Sofocle a Euripide, così come la commedia teatrale da Aristofane a Menandro, sono riferimenti importanti, non solo per la valenza del messaggio ma per l’idea narrativa che tali forme d’arte portano in seno. Chiaro che tali riferimenti incidono indirettamente sulla storia, mentre riferimenti letterari cronologicamente più vicini, come il teatro di Dürrenmatt, Beckett o l’opera “Marmi” di Iosif Brodskij, mi hanno influenzato in maniera più marcata. In particolare Dürrenmatt mi ha trasmesso l’inevitabile fascinazione per il male, che, come c’insegna l’autore, solo accettando di guardare attraverso la lente distorta dell’ambiguità può essere compreso, mentre altri autori mi hanno dato quell’elemento affatto trascurabile che porta il nome di “ritmo”, ovvero ciò che nell’ambito di una narrazione, così come in una partitura musicale, è a dir poco fondamentale. C’è poi un’atmosfera, un corpus della storia che oscilla tra ottimismo e pessimismo, un timbro tragicomico tipico del mio essere siciliano.

Quale ruolo gioca il destino, la sorte nello sviluppo della pièce?

Bella domanda, in quanto, nella storia in questione, il destino è tutto, o quasi. Il lettore arguto riconoscerà che il destino muove da una logica, la logica del male, per l’appunto, che porta all’autodistruzione chi ne fa abuso, ma tuttavia si fermerà per un solo istante a pensare semmai il destino non sia, una tantum, frutto del gioco assurdo del caso. In fondo, è su questo che sono regolate in parte le nostre vite, su incontri, relazioni, amicizie, a volte, del tutto occasionali, frutto di tempi e concatenazioni di eventi non calcolati.

Lei indaga l’atavico ed incoercibile binomio Bene e male, sovvertendone l’esito atteso. Perché fa sì che il Male abbia in sé la forza di contendere al Bene il placito della giustizia?

È ciò che faccio credere al lettore-spettatore, fino all’ultimo. Per mia scelta faccio uso dello stratagemma di un impianto narrativo centrale basato sul comico e sul grottesco. L’opera non ragiona solo per messaggi, contenuti, ma anche per battute, guizzi, rimandi ad altre vite e ad altre opere, ma come nelle tragedie greche, da Medea a Edipo Re, per citare, per par condicio, quelle dove, in sintesi, il lettore-spettatore partecipa della follia e della cecità dei suoi protagonisti, il messaggio non può che essere compreso solo all’ultimo, nel momento estremo, che sia esso caratterizzato dal rimorso o dalla presunzione della fuga, dalla rassegnazione dell’esilio. Sino ad allora, bisogna convivere con tutte le tribolazioni, penose trattative o messe in scena ridicole del caso. Il mio tentativo, al di là di qualsivoglia intento estetico, è mettere il fruitore dell’opera davanti alla realtà dei fatti, ovvero che in verità il male ha, di fatto, questa forza, di contendere al bene il placito della giustizia, e che tutto, nelle nostre vite non solo è sudato, ma ha anche un prezzo.

Lei è poliedrico e tentacolare nell’esternazione dei suoi interessi artistici: architettura, narrazione, poesia, teatro e tanto altro d’affascinante e sontuosamente leonardesco: quanto crede nel sincretismo culturale, nella contaminazione di mondi apparentemente da intendersi come monadi?

Io credo che la contaminazione di varie forme di espressione e di vari mondi sia importante, nel caso mio è anche frutto di uno sviluppo, di un excursus di studi, non si tratta semplicemente di eclettismo ma di un mutuo percorso di mimesi e vita, quella vita che in parte si osserva e in parte si vive, e prima o poi si sceglie di mettere su carta.

Che ruolo investe la donna, ovvero l’amante di questo regista cinematografico, di quest’uomo di potere, nel testo?

La donna assume il ruolo dell’eroina, per tornare al pathos euripideo, che però in un primo momento subisce la prepotenza e il disamore del suo amante, la sua personalità distruttiva. Ciò che la salva è proprio la sua coscienza di essere “oggetto” di emarginazione, di non considerazione, in questo sta la sua ribellione, in quanto la sua figura, dotata di anima, nonostante lo sconforto, non vacilla definitivamente assumendo le pose plastiche della tragedia. La sua curiosità, tipicamente femminina, allo stesso modo, contribuisce ad alimentare il dialogo tra i due protagonisti principali, il regista Bernardo e il suo amico André, attore mai approdato al grande cinema, e ne fa elemento chiave del conflitto.

Alessandro Corso, architetto di professione ha collaborato al progetto di rilievo del soffitto ligneo trecentesco della sala magna di Palazzo Chiaramonte di Palermo (è citato come collaboratore tecnico nel volume “Il soffitto dello Steri di Palermo” di Francesco Vergara Caffarelli, stampato in 1500 esemplari nel 2009 dall’istituto geografico militare di Firenze). Nel luglio 2013 ha vinto il primo premio Archilettura a Pescara, concorso a tema letterario-architettonico, con il racconto Il fantasma dell’opera di Sciacca sulle vicende storiche di abbandono del teatro di Giuseppe e Alberto Samonà. Nel gennaio 2015 ha pubblicato la raccolta poetica Disinganni essenziali presso Giuliano Ladolfi editore, Novara. In aprile 2015 è uscito il libro di racconti Fabulazioni materiche presso Il Palindromo editore, Palermo.

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