Rivoluzione Z

Da chi è costituita la “Generazione Z” e che idea ha del femminismo?

La Generazione Z è quella figlia della Generazione X e dei più grandi fra i Millennial: sono gli adolescenti e freschi ventenni di oggi. Non è possibile generalizzare sulla loro idea del femminismo, anche se in media sono molto più aperti alla pratica femminista perché ne hanno sentito parlare in maniere diverse rispetto ai loro genitori.

Perché il patriarcato è tutt’altro che scomparso dalla nostra società?

Perché tiene in mano tutti i soldi e il potere. È il sistema in cui viviamo. Ogni cosa che facciamo, ogni cosa che compriamo, ogni nostra azione avviene all’interno di un sistema patriarcale. Il patriarcato non è un organo esterno alla società: è la società stessa.

Le trappole ed i pregiudizi spesso hanno origine in famiglia. Quando deve scattare il campanello d’allarme per le ragazze ed i ragazzi?

Non possono essere gli oppressi a farsi carico della responsabilità di cambiare il sistema. È il sistema che deve cambiare. Non possiamo chiedere ai ragazzi di mettere delle pezze all’educazione che ricevono, o di incaricarsi di far scattare “campanelli d’allarme”. Siamo noi adulti a doverci prendere la responsabilità di fare gli adulti come si deve.

Quale significato assume, oggi, il termine “femminismo”?

Lo stesso che ha sempre avuto, anche se cambiano i metodi di lotta e cambia anche l’orizzonte su cui ci si muove. Prima erano i diritti civili, poi l’aborto e il divorzio, l’accesso paritario a ogni carriera, e via dicendo. Ora il femminismo si occupa di intrecciare le lotte: quelle delle donne, quelle delle persone LGBTQ+, quelle delle minoranze etniche o religiose. I femminismi sono tanti, e ognuno lavora sul suo filone, a suo modo, sulle cose che riguardano i diritti e l’autodeterminazione delle persone. Credo che la battaglia importante adesso si faccia sull’ambiente e sulle marginalità, oltre che sulle discriminazioni.

«Non importa quanto è piccolo il tuo contributo, quanto ti senti impotente di fronte al mostro. Puoi fare questa rivoluzione. Puoi farcela. Puoi essere l’eroina della tua storia, o il miglior sidekick del mondo per un’eroina di tuo gusto. Puoi essere quella che fa cambiare l’organigramma di una redazione o quella che diffonde la notizia che l’organigramma è cambiato. Puoi essere quella che fa le leggi che ci portano a una società più equa e libera dalla paura del diverso, o chi la vota. Puoi essere una voce tonante o unire la tua voce ad altre voci per alzare il volume».

Come si fa la rivoluzione femminista?

Eh, a saperlo! Io appartengo a una generazione che di lotte ne ha fatte poche, perché siamo state abbandonate dalle nostre madri, che avrebbero dovuto guidarci e invece ci hanno lasciate indietro. Forse il trucco è proprio smettere di pensare che siamo noi a sapere come fare le cose. Possiamo dare una mano, ma non possiamo più tirare la volata. Tocca a chi è più giovane di noi, e noi abbiamo il dovere di sostenere le generazioni più giovani e aiutarle a trovare la loro voce.

Giulia Blasi è una scrittrice e docente universitaria, autrice di diversi romanzi e dei saggi “Manuale per ragazze rivoluzionarie” e “Rivoluzione Z”, entrambi dedicati all’applicazione dei principi base del femminismo intersezionale alla vita quotidiana, alla lotta e alla politica. Ha all’attivo diverse campagne di sensibilizzazione su temi legati alla discriminazione delle donne, fra le quali #quellavoltache, antesignana di #metoo in Italia. Vive e lavora a Roma.

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