Cecità bianca

Lei è poliedrica e tentacolare nell’esternazione dei suoi interessi: quanto crede nel sincretismo culturale, nella contaminazione di mondi apparentemente da intendersi come monadi?

Ci credo, forse troppo. Mi piace pensare che mondi apparentemente inconciliabili possano influenzarsi e migliorarsi, trovare una sintesi, un nuovo linguaggio, o solo un terreno comune che sia in grado di esaltare anche le loro differenze, tutti gli aspetti possibili che li rendono ciò che sono. Forti divisi, in transito costante, e allo stesso tempo forti insieme.

“Cecità bianca”: quali sono le ragioni insite nella vicenda narrata sottese a tale ossimoro?

Mi piace molto giocare con le parole. Con Cecità bianca sono riuscita a farlo esattamente come desideravo. La cecità è multipla, sono tante le cecità di questa storia. Martin non capisce, Martin vede solo bianco intorno a sé, e questa è la prima cecità, quella del titolo, prima di allargarsi a macchia d’olio. Una cecità che copre ogni cosa, assordante. E che è anche chiusura verso l’esterno, verso l’interno, impossibilità e desiderio, paura e coraggio. Paura di essere troppo o non abbastanza, paura che la realtà circostante ci schiacci. Perché è eccessiva, accecante, folle. Come dico nella citazione di Philip Dick che apre la storia…

A volte la risposta appropriata alla realtà è diventare pazzi.

Incertezza, precarietà, fragilità, inquietudine, indefinibilità paiono costituire il filo rosso della vita. Qual è la chiave per placare la febbrile ricerca del senso dell’esistenza?

Temo che non esista. Si può solo vivere il presente con più coraggio possibile, godendosi ogni giorno, facendo tesoro del passato e cercando di compiere le scelte giuste, per rendere il futuro un posto bello, che non faccia troppa paura.

“1… 2… 3…” Martin non fa altro che contare meccanicamente le teste intorno a sé, seduto alla sua scrivania, intrappolato tra pareti bianche. Lei offre la rappresentazione di una realtà prevedibile in futuro, quale diffusa, sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un’esperienza di vita indesiderabile o spaventosa. Quali sono i pericoli delle attuali condizioni ambientali e tecnologiche?

La mia visione è sempre piuttosto negativa, ma credo che le mie storie, nonostante mostrino mondi specchi di realtà distorte, abbiano sempre uno spiraglio di luce. Un pizzico di speranza, una speranza minuscola, certo, ma palpitante. Il mondo che ci circonda è molto complesso e sfaccettato, ed è davvero difficile intuire a cosa si stia andando incontro, quali pericoli si nascondano dietro l’angolo. Le condizioni ambientali sono sempre in peggioramento, ne siamo tutti coscienti ma non ce ne preoccupiamo troppo, fino a quando non ci colpirà in pieno almeno, come molte altre cose.

I pericoli della tecnologia sono più insidiosi. La tecnologia ci ha portato e ci porta ogni giorno enormi benefici. È utile, comoda, ci permette di fare cose mai pensate, ci unisce, e allo stesso tempo ci divide. Credo che stiamo facendo molta fatica a capirla fino in fondo, è davvero difficile tenerla sotto controllo, comprenderne tutte le implicazioni, anche perché il processo tecnologico è costante, quasi non riusciamo a stargli dietro. Non abbiamo il tempo per capire.Io spero solo che non alzi ancora più muri tra le persone di quanti già non ce ne siano.

Il suo è un racconto. Per quale ragione ha scelto una dimensione meno estesa del romanzo?

Ci sono storie che nascono per essere brevi. L’idea dietro Cecità Bianca non richiedeva uno sviluppo così esteso come quello di un romanzo. A volte si parte senza sapere dove si arriverà, questo è stato il caso. Ho iniziato a scriverlo e ha trovato il suo sviluppo esattamente in quel numero di pagine.

Da Ilaria Pasqua: Le tre lune di Panopticon – Anime prigioniere e Il giardino degli aranci – Il Mondo di Nebbia sono il mio secondo e terzo romanzo, primi volumi di trilogie che sono stati pubblicati in una nuova versione riveduta e corretta rispettivamente da Lettere Animate Editore e Nativi Digitali Edizioni.
Il 17 ottobre è uscito, sempre per Nativi Digitali Edizioni, Il Mondo del Bosco, la seconda parte della trilogia Il giardino degli aranci.
Con il racconto “Drago da Taschino” ha vinto il concorso “Occhi di drago”, tenuto da Gainsworth Publishing che l’ha inserito in un’antologia digitale uscita il 27 febbraio 2015. Il 17 marzo 2015 il romanzo di ambientazione storica “Il nostro gioco” è stato pubblicato da Leucotea Edizioni in edizione cartacea e digitale.
Con Sad Dog Project è uscito il 7 dicembre 2015 il racconto “Danger”, il 26 settembre 2016 “Verso la barriera” e il 1 ottobre 2017 “Cecità bianca”, presentato a Stranimondi 2017. Per Nativi Digitali Edizioni, la terza e conclusiva parte della trilogia Il giardino degli aranci, “Il confine dei mondi”. Il romanzo distopico Susan & Susan è uscito per Genesis Publishing il 30 settembre 2016. Il racconto “La mano della società” è stato selezionato per l’antologia “Il Magazzino dei Mondi 3” pubblicata in digitale e cartaceo da Delos Books. Il racconto “Tentacoli” è uscito per l’antologia Oltre, progetto curato con Sad Dog Project. Per Scatole Parlanti (Gruppo Alter Ego Edizioni) è uscito l’8 febbraio 2019 “Bomb Man”.

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