E’ quello che ti meriti

Questo è un libro che gratta il fondo della sfera affettiva; vaglia meticolosamente i sentimenti, emozione, ossessione, attrazione, passione, per poi scaraventarli, di nuovo, sul fondo, senza sterili edulcorazioni. Qual idea ha voluto che emergesse dei rapporti umani?

Non era mia intenzione fare emergere un’idea precisa dei rapporti umani. Non credo che sia possibile generalizzare o catalogare i rapporti umani. Ogni relazione, ogni matrimonio è una storia a sé. Volevo raccontare la complessità di emozioni che ci travolgono quando una relazione si rompe. Emozioni che possono cambiare il nostro sguardo su quel mondo che ci era così familiare e che ora fatichiamo a riconoscere. E che spingono i protagonisti della storia a fare cose orribili.

I protagonisti della sua narrazione esistono in quadri della quotidianità che si scopre sotto i loro occhi mediante circostanze comuni che divengono le porte per una sensibilità, a volte, al limite della sopportazione. Perché ha deciso d’esplorare il banale, reale, vero quotidiano anziché l’esuberante straordinario?

Il dolore e la violenza che possono nascere nella quotidianità di un luogo accogliente, come un matrimonio, che improvvisamente si trasforma in un luogo ostile, non sono mai banali. Anzi, possono assumere dimensioni straordinarie.

L’amore, soventemente, appare fugace, ingannevole, temporaneo e deludente. Ritiene che siffatto sentimento non possa assumere carattere salvifico?

L’amore, quando è corrisposto, è sempre salvifico.

Il tempo procede così, a piccole sottrazioni. Ci adattiamo all’assenza, facciamo continui aggiustamenti. Finchè ci accorgiamo di più a quello che manca che a quello che resta.” Il senso di perdita che lei descrive può essere vinto dalla memoria, posto che all’origine della memoria ci sia la ricerca di qualcosa di perduto e di irrinunciabile, qualcosa che esige di essere nuovamente guardato?

Chi siamo senza memoria? La protagonista della storia, Claudia,

scava ossessivamente nella memoria quando il suo presente va in frantumi. Cerca nel passato tracce della sua identità. Prova a ricordare chi era: per sopravvivere, per non svanire.

Le sue righe suggeriscono l’amore come un sentimento che intrappola, che non dà scampo e non prevede vie di fuga: Elena e Paride infrangono ogni regola, ogni convenzione narra Omero. Ebbene, se non si sceglie d’amare né d’essere amati, in che misura si sceglie di scrivere?

Mi piace ascoltare storie e poi raccontarle. Dare voce alle emozioni che quelle storie sono in grado di suscitare. Qualche anno fa ho scritto un libro per ragazzi che parla di paura: le varie forme che può assumere la paura. È stata una medicina scriverlo. Trasformare emozioni che ho vissuto in storie che non sono la mia mi appassiona e mi cura. Come leggere libri di altri in cui mi riconosco. È un po’ come andare dall’analista. Ma più piacevole.

Barbara Frandino, giornalista, sceneggiatrice, produttrice e autrice di documentari e di programmi radiofonici, ha curato per Einaudi le raccolte di racconti Corpo a corpo (2008) e Ti vengo a cercare (2011). Ha scritto due libri per ragazzi, Jason (Salani 2013) e Che paura (Fabbri 2017), ed è coautrice di libri editi da Feltrinelli nella collana «Save the parents». Per Einaudi ha pubblicato È quello che ti meriti (2020).

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