Caravaggio – l’Anima e il Sangue

Raffaello, Caravaggio: l’arte come unico suo faro?

Ho una formazione classica, quindi definirei la letteratura come mio primo faro. L’arte si è fatta strada tra i miei interessi con il tempo, diventando anche oggetto di studio. La possibilità di scrivere d’arte ha unito queste due passioni.

Madame, di quali difficoltà è costellata la via per illustrare emozioni e silenzi? Penso alla voce intima, soffusa e riflessiva, alle “inquiete inclinazioni” di Caravaggio.

Non è facile dar voce ai grandi personaggi del passato. Sono una donna pienamente inserita nella mia epoca, immedesimarmi nei panni di Caravaggio mi ha richiesto un profondo lavoro di riflessione e introspezione. L’animo umano vibra di emozioni universali, e quelle sono andata a scandagliare scrivendo di Caravaggio: la rabbia, la paura, la speranza. Ne deriva un quadro di uomo e artista intimo, capace di avvicinare il lettore e lo spettatore all’essenza più nascosta della sua arte.

La narrazione muliebre possiede delle specifiche peculiarità?

Mi piace pensare alla narrazione come a un esercizio di sensibilità, che secondo me prescinde dall’essere uomo o donna. Attinge piuttosto a una certa inclinazione d’animo a trovare in ogni storia un senso più profondo e riportarlo attraverso il proprio filtro personale.

In “Raffaello. Il principe delle arti” ci è offerta un’esistenza in cui qualsivoglia antinomia si converte in opportunità. Quale ritratto ha desiderato emergesse dell’ enfant prodige del Rinascimento?

Scrivendo di Raffaello ho voluto sfatare il pregiudizio che spesso lo accompagna, quello di essere un artista accademico, favorito dai potenti. Raffaello, pur nella fortuna di essere figlio di un grande artista, Giovanni Santi, vede la sua giovane vita segnata da due traumi profondissimi: la morte, nel giro di breve tempo di entrambi i genitori. Caparbietà, ambizione e amore per l’arte sono state le risorse che gli hanno permesso di superare il lutto e affacciarsi al mondo, fino a raggiungere la fama eterna che oggi celebriamo. Lungi dall’essere accademico, grazie al continuo studio e all’inventiva Raffaello ha saputo ritagliarsi uno spazio al fianco dei potenti, Papi o principi che fossero, senza mai venir meno alla sua natura di artista.

Raffaello – Il Principe delle Arti, San Pietro e le Basiliche Papali 3D, Firenze e gli Uffizi 3D, Caravaggio – L’Anima e il Sangue: opere che hanno contrassegnato una maniera inedita di entrare in contatto con i maestri dell’arte. Quali sono le specificità della sceneggiatura in tal senso?

Ogni sceneggiatura parte dall’idea di raccontare l’arte in maniera nuova, non didascalica. Studio sempre le fonti dell’epoca e, dove esistono, scritti personali degli artisti. Questo mi fornisce solitamente forti spunti. I film citati nascono tutti da ispirazioni diverse, ma sono accomunati dall’idea di emozionare. In Raffaello l’artista ripercorre la sua esistenza partendo dalla casa paterna, di fronte alla Madonna con Bambino dipinta dal padre. In Caravaggio è il suo io interiore ad esprimere i tormenti che sono parte integrante della sua vita e della sua arte. In Firenze e gli Uffizi è Lorenzo il Magnifico che, da un limbo atemporale, ricorda con nostalgia la sua città e la sua epoca. In San Pietro e le Basiliche Papali sono le citazioni di Stendhal ad introdurci in ognuna di esse. Trovare una chiave, un punto di vista: questo è il contributo che la sceneggiatura può dare a temi universali.

Laura Allievi, sceneggiatrice e scrittrice.

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