Cosa non basta alla lingua per esprimere se stessi ed il proprio immaginario?

Lei è uno scrittore, un poeta, un traduttore, un accademico e tanto altro d’affascinante e sontuosamente leonardesco. E’, effettivamente, poliedrico e tentacolare nell’esternazione dei suoi interessi: quanto crede nel sincretismo culturale, nella contaminazione di mondi apparentemente da intendersi come monadi?

Nell’epoca delle super-specializzazioni, questo mio atteggiamento, erede della tradizione umanistica, vero, su cui mi sono formato (i primi amori non si scordano mai: Angelo Poliziano, una specie di rockstar dell’Umanesimo, che scrive in italiano, latino e greco; Giacomo Leopardi, che è diventato oggetto persino di un mio poemetto, Il ragazzo X; Ippolito Nievo che ha scritto di tutto, novelle, poesie, teatro, saggi, trattati, addirittura un’opera di fantascienza, oltre a quel capolavoro che sono Le confessioni d’un italiano), ecco questo atteggiamento mi viene naturale. Credo che ogni storia, ogni situazione richieda un suo strumento espressivo. Per fare un esempio: ho raccontato il Friuli, la terra delle mie origini, con il friulano della poesia – guardando a Pasolini, ma non solo –; con il memoir; attraverso dei reportage radiofonici e televisivi (dunque usando anche altri mezzi espressivi); e da ultimo con il giallo, per mettere in evidenza luci e ombre di quella terra di confine. Il confine è una tematica che mi interessa molto – confine che diventa anche linguistico nel mio caso.

Quale uso fa della Parola il suo immaginario letterario?

Ho una grande attenzione per l’uso della singola parola – che penso derivi dalla mia attività di poeta e traduttore – e che cerco di applicare anche in narrazioni come il genere giallo o il gotico. La qualità della scrittura è un aspetto a cui tengo molto.

Qual è lo strumento di narrazione più congeniale alla sua scrittura?

Attualmente direi il romanzo, che permette la creazione di veri e propri mondi autonomi. Anche se linguisticamente la poesia ha forse una ricchezza incomparabile. In un romanzo ti puoi permettere di dire che il cielo è blu, perché poi conta soprattutto la storia, come evolve. In poesia è una clamorosa banalità. In un romanzo il sole è il sole, in una poesia è il sale del mondo (cito da un testo di Giorgio Caproni, poeta che amo molto). Fateci caso: l’aggettivo “prosaico” ha spesso una connotazione negativa, o comunque sminuente; cosa che non succede all’aggettivo “poetico”. Cerco di usare la poesia anche quando scrivo i miei gialli: l’incipit dell’Estate non perdona è un omaggio a Giorgio Caproni, ad esempio.

Egregia commistione di italiano e dialetto friulano caratterizzano parte della sua produzione. Cosa non le basta della lingua per esprimersi?

In realtà io avrei voluto fare il mosaicista – c’è un’ottima scuola a Spilimbergo in Friuli. Ho sempre amato i mosaici – forse per quella loro capacità di unire poesia e racconto. Lavorare dunque con le immagini, più che con le parole. Provo una sana invidia per i pittori – il loro rapporto materico con i colori, il potersi sporcare, imbrattare, toccare. La scrittura è una forma espressiva comunque più mediata. Più mediata rispetto alla pittura, alla scultura, alla musica, al cinema. Uno scrittore che amo molto, Javier Cercas, dice che non siamo gli artisti che vogliamo, ma quelli che possiamo. Pur avendo una discreta mano nel disegno, non credo che avrei combinato granché in pittura. Avverto in continuazione la fragilità della parola, ma è anche uno degli aspetti che più mi affascina. I limiti che possiede e i mille universi che può spalancare. La parola è un vetro fragilissimo (e coloratissimo) che uso per contrappormi ai macigni della realtà. È uno scontro impari, lo so, ma è l’unico scontro per il quale mi sento portato.

Può fornire indicazioni d’approccio didattico allo studio della Letteratura?

Alla fine la cosa più importante è la lettura. Fare leggere i ragazzi. Tutto il resto viene dopo. Per questo bisogna partire dai loro interessi. È quello che io chiamo “il gancio”. Se un ragazzo, come è verosimile, è appassionato di sport, si può cominciare con la biografia del suo idolo – di solito questi libri sono scritti bene perché affidati a giornalisti professionisti. Poi da lì portarlo verso opere più complesse – Il dio di Roserio di Giovanni Testori, grandissimo romanzo sul ciclismo e non solo, Giovanni Arpino, Gianni Brera, David Foster Wallace ecc. Open di Agassi è un grande romanzo americano, per dire. E visto che non possiamo fare finta che i social non esistano, sarebbe bello cercare modi per unire il mondo social con quello della letteratura. Chiedere ai ragazzi di scrivere tweet letterari, oppure di mettersi nei panni dei book influencer su Instagram. Usare i videogiochi come potente strumento narrativo. Ripeto, tutti questi vanno pensati come “ganci” per accendere una curiosità. La molla deve essere una motivazione forte – e una motivazione forte deve tenere conto degli interessi dei ragazzi, che spesso non corrispondono ai nostri. Dunque lo sforzo è ulteriore. Ma ne vale la pena. Personalmente, ho visto ragazzi completamente disinteressati alla lettura che, con lo stimolo giusto, sono diventati lettori attenti – che, catturati con Federico Moccia, sono finiti a leggere Stendhal. Vedo in giro ancora troppi elenchi di libri da leggere che vanno incontro ai gusti degli insegnanti, ma non dei ragazzi. Così facendo, non leggeranno mai per piacere ma soltanto per obbligo, e appena potranno faranno altro.

Flavio Santi, oltre alla presenza in antologie (Nuovissima poesia italiana, Mondadori, 2004; Parola plurale, Sossella, 2005), ha scritto alcuni libri di poesia, tra cui Rimis te sachete (Marsilio, 2001), Asêt (Barca di Babele, 2003), Mappe del genere umano (Scheiwiller, 2012); i romanzi Diario di bordo della rosa (PeQuod, 1999), L’eterna notte dei Bosconero (Rizzoli, 2006), Aspetta primavera, Lucky (Socrates, 2011, candidato al Premio Strega 2011), Il tai e l’arte di girovagare in motocicletta (Laterza, 2011); i racconti La guerra civile in Italia (Sartorio, 2008). Da ultimo ha scritto la serie gialla dell’ispettore Drago Furlan (La primavera tarda ad arrivare; L’estate non perdona, Mondadori, 2016, 2017). È in uscita una raccolta poetica, Quanti. (Truciolature, scie, onde, 1999-2019) Industria&Letteratura, 2020). È tradotto in molte lingue, dall’inglese al coreano.

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