Tutto l’amore che manca

Antropomorfizzare le cose inanimate, cioè trattarle come se fossero persone. Giovanni Spartivento adotta come confidente un omino della Lego. Non trova che sia un meccanismo che ci aiuta a sopravvivere in un mondo imprevedibile ma che può indurci anche in confusioni e renderci vulnerabili?

Parlare con gli oggetti o con gli animali è cosa molto comune, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Secondo me parlare con gli animali è una cosa istintiva che non vedo come un problema, anzi, un animale domestico può sopperire alla solitudine e quindi essere d’aiuto.

Parlare con un oggetto invece è indice di un problema più o meno grave nella psiche di una persona, credo sia un meccanismo di difesa che viene messo in atto per non affrontare un problema o per avere una figura accondiscendente con il proprio punto di vista.

Il protagonista di Tutto l’amore che manca è in piena crisi esistenziale quando adotta l’omino della Lego come confidente, ha appena liquidato lo psichiatra dal quale era in cura e si appoggia a una figura che non lo contraddice mai e che immagina possa mettere a posto il suo cervello che, in modo inconscio, ha capito non funzionare correttamente.

Questo è un libro che gratta il fondo della sfera affettiva; vaglia meticolosamente i sentimenti, emozione, ossessione, attrazione, passione, per poi scaraventarli, di nuovo, sul fondo, senza sterili edulcorazioni. Qual idea ha voluto che emergesse dei rapporti umani?

Il mio obiettivo era quello di indagare i sentimenti umani ed esplicitarli senza però dare alcun giudizio. Ogni persona ha le proprie idee, la propria sensibilità e il proprio vissuto, quindi ogni opinione, ogni sentimento e qualsiasi reazione agli eventi è strettamente personale e opinabile. I rapporti umani sono molto complessi sotto diversi punti di vista, io ho cercato di mostrare al lettore la personalità di un individuo, unica e irripetibile e per questo umana. Ognuno di noi, nella stessa situazione di Giovanni Spartivento avrebbe reagito in modo diverso; credo che il personaggio sia credibile perché pieno di incertezze, dubbi e contraddizioni, e per questo il lettore si può ritrovare in uno o più capitoli del libro.

I protagonisti della sua narrazione esistono in quadri della quotidianità che si scopre sotto i loro occhi mediante circostanze comuni che divengono le porte per una sensibilità, a volte, al limite della sopportazione. Perché ha deciso d’esplorare il banale, reale, vero quotidiano anziché l’esuberante straordinario?

Spesso la realtà supera la fantasia e i riferimenti alla vita reale aiutano non solo a rendere la storia credibile ma permettono al lettore di identificarsi con uno o più personaggi oppure a chiedersi: “io cosa avrei fatto?”

La scelta di esplorare il quotidiano ha l’obiettivo di parlare della società odierna mostrando il bene e il male che ogni giorno ci circondano, attraverso le vicende inventate di un personaggio fittizio spero di poter offrire al lettore diversi spunti di riflessione che però non voglio pilotare a mio piacimento.

La scelta di descrivere il disagio e le categorie meno abbienti è giustificata dalla volontà di fare emergere un sommerso che, anche quando è evidente ai nostri occhi, preferiamo guardare da un’altra parte e fingere che non sia reale.

L’amore, soventemente, appare fugace, ingannevole, temporaneo e deludente. Ritiene che siffatto sentimento non possa assumere carattere salvifico?

Credo che l’amore sia un sentimento esclusivamente salvifico. Il problema è che molto spesso si parla d’amore per nascondere le proprie paure, il proprio egoismo, i problemi, le debolezze e i turbamenti di vario genere. Ho sempre diffidato di chi pronuncia la parola amore continuamente, credo siano persone incapaci di amare e usano bei vocaboli per mascherare la ricerca di approvazione o di un tornaconto personale. È anche per questo che l’amore manca, nel mio romanzo, perché di fatto non c’è tra i sentimenti del protagonista né tra le persone che lo circondano.

Le sue righe suggeriscono l’amore come un sentimento che intrappola, che non dà scampo e non prevede vie di fuga: Elena e Paride infrangono ogni regola, ogni convenzione narra Omero. Ebbene, se non si sceglie d’amare né d’essere amati, in che misura si sceglie di scrivere?

L’amore non è mai una trappola ma spesso restiamo imprigionati in quello che noi crediamo essere amore. Idealizzare una donna o un uomo è una prigione perché spesso si cade in un rapporto nocivo dal quale è difficile uscire oppure si concretizza nella delusione di aver sopravvalutato una persona che poi si è dimostrata di gran lunga inferiore alle aspettative.

Chiudo con una provocazione: se chiedete a una donna che ha subito violenza da un uomo vi dirà che lui diceva di amarla; ma possiamo davvero parlare d’amore?

Massimo Anania nasce in provincia di Torino nel gennaio del 1975. Dopo gli studi in elettronica inizia la collaborazione con un settimanale locale e, dopo il trasferimento a Belluno, collabora con un quotidiano e periodici locali. Nel 2018 esordisce con il romanzo breve “Autostop per la notte” per la casa editrice Miraggi edizioni. “Tutto l’amore che manca” è il suo secondo lavoro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...