L’arte di disobbedire

Contravvenire ad una regola, trasgredire ad un ordine: tanti sono gli esempi di disobbedienti e disobbedienze, da Eva e la sua proposta ad Adamo, al movimento antibritannico guidato da Gandhi in India nel 1921, al rifiuto del cavallo a saltare un ostacolo o a coprire una determinata parte del percorso stabilito per la gara. È necessario disobbedire?

Sì, è biologicamente e moralmente necessario. Se accettassimo sempre tutto così com’è, obbedendo a qualsiasi ordine esterno, la vita si impoverirebbe fino a morire. La vita, per svilupparsi, ha bisogno di un certo disordine, di movimento, di aggredire la stabilità che la schiaccia. Per gli esseri umani, poi, la disobbedienza assume un valore pregnante: non è certo un caso che i miti identifichino la nascita dell’umanità così come la conosciamo in atti di disobbedienza come quello di Eva e Prometeo. Senza questo deviare dalla norma, pensando con la propria testa (privilegiando dunque l’elemento razionale che ci differenzia da tutte le altre specie), non ci sarebbe stata alcuna evoluzione, e noi vivremmo ancora nelle caverne – magari più felici, ma probabilmente inconsapevoli di esserlo. Insomma, con buona pace di chiunque abbia creduto di poter disciplinare gli esseri umani, siamo animali costitutivamente disobbedienti, nonostante l’epoca attuale ci abbia notevolmente infiacchito. Per questo è bene non dimenticarci mai che ciò che siamo – i diritti e le libertà di cui godiamo – è il frutto di secoli di disobbedienze, donne e uomini che si sono opposti a convinzioni, convenzioni, ordini, obblighi, regole, norme, per rendere migliore la vita di tutti.

Quali sono le ragioni per le quali ha incaricato il Diavolo di narrare l’arte della disobbedienza?

Il diavolo è il principe della disobbedienza, il primo grande disobbediente della storia – anzi colui che permise iniziasse la storia. Disobbedì dapprima all’autorità di Dio, per farsi indipendente, per non brillare di luce riflessa – essendo lui Lucifero, il “portatore di luce”, perché lasciarsi spegnere? E poi, sotto le sembianze del serpente, tentò Eva a disobbedire all’ordine divino di non cibarsi del frutto proibito. Fu questa disobbedienza – sempre secondo il mito –, e non certo la mela in sé, a rendere Eva e Adamo consapevoli di loro stessi. L’Eden non era vita, tutto il contrario. Per iniziare a vivere davvero dovettero disobbedire e giudicare da sé cosa fosse giusto e sbagliato, bene e male. Tutto questo lo dobbiamo simbolicamente al diavolo. Chi dunque meglio di lui per raccontarci cosa significhi disobbedire e soprattutto perché la disobbedienza debba essere un’arte e mai un’azione fine a se stessa.

Quali sono i rischi della disobbedienza nonché i vantaggi correlati?

Se disobbedire non comportasse un rischio non avrebbe alcun senso farlo. Disobbedire deve essere rischioso, perché se non lo fosse chiunque lo farebbe anche senza motivo, senza pensarci, senza rifletterci, senza assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Disobbedire è invece ragionare, pensare, e decidere che qualcosa per noi non va bene, non è giusto, agendo di conseguenza e assumendocene la responsabilità. Il vantaggio è ovviamente quello di poter essere se stessi, donne e uomini indipendenti, capaci di obbedire, sì, ma a quello che riteniamo giusto fuor di imposizioni e indottrinamenti esterni. Il vantaggio di essere semplicemente liberi.

Disobbedire all’autorità umana perché già “obbedienti” alla morale cristiana?

Disobbedire a qualunque autorità, se necessario. Le regole – e l’autorità che le fa rispettare – esistono per permetterci di vivere in società, senza regole condivise sarebbe impossibile. Ma ciò non significa che siano sempre e comunque giuste. I tempi cambiano e con essi le esigenze e le morali, e se le regole non si adeguano saremo noi a doverci pensare: disobbedendo fino a che esse non rispecchieranno il nuovo sentire. Oggi, anche la cosiddetta morale cristiana – che trova nella Chiesa la sua custode e promotrice – non ha nulla a che fare con quella dei secoli passati. A cambiarla sono stati i disobbedienti, da San Francesco a Lutero. Perfino il papa attuale, per certi aspetti, è un disobbediente – e questo, lungi dal danneggiarlo, dà vita al cristianesimo.

Qual è la Legge suprema a cui tutti gli individui sono tenuti ad ubbidire?

Se esiste una legge universale (che non avrebbe bisogno di essere scritta) è la legge dell’umanità, quella del rispetto reciproco. Obbediamo a questa “legge” perché vorremmo che tutti le obbedissero. Ma, ovviamente, per ogni regola esiste anche la possibilità di trasgredirla. E non è necessariamente una cosa negativa. Ciò che conta, come dicevo, è sapersi assumere sempre le proprie responsabilità. Se disobbedendo danneggiamo qualcuno, ciò potrà essere giustificato solo se la nostra disobbedienza saprà assumere un valore universale, per combattere un’ingiustizia che superi il nostro interesse particolare.

Stefano Scrima. Scrittore e filosofo, vive per qualche tempo tra Barcellona e Madrid, e infine si stabilisce a Roma. Si occupa di divulgazione filosofica e applicazione della filosofia alla vita quotidiana. Tra i suoi ultimi libri: Vani tentativi di vendere l’anima al diavolo (Ortica, 2020) e Guida filosofica della Spagna. Da Seneca a Pedro Almodóvar (Diogene Multimedia, 2020). Per Castelvecchi ha pubblicato Digito dunque siamo. Piccolo manuale filosofico per difendersi dalle illusioni digitali (2019) e Socrate su Facebook. Istruzioni filosofiche per non rimanere intrappolati nella rete (2018); per Il Melangolo, Filosofi all’Inferno. Il lato oscuro della saggezza (2019) e Il filosofo pigro. Imparare la filosofia senza fatica (2017); per Stampa Alternativa, L’arte di soffrire. La vita malinconica (2018) e Nauseati (2016).

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