Un pacchetto di Gauloises: una biografia di Guido Morselli

Guido Morselli scomparve tragicamente la notte del 31 luglio 1973; scrisse migliaia di pagine. Tutti i suoi romanzi furono pubblicati postumi, a partire dal 1974, impedendogli de facto di trovare un pubblico di lettori. Per quali ragioni non fu apprezzato dagli editori?

Se permette, le rispondo con un’immagine. Al ritorno da una breve vacanza a Macugnaga, il giorno che precedette la notte in cui Guido si tolse la vita, nella sua cassetta della posta c’erano due copie di Dissipatio H.G. restituite al mittente. Penso che, se mai verrà girato un film dedicato alla vita di questo straordinario scrittore, non potrà mancare quest’immagine. L’inquadratura della bozza di un libro che è diventato poi il suo capolavoro, rifiutato. Rispedito al mittente. “Fatica inutile” direbbe Guido Morselli. Il segno di un’impotenza. Della difficoltà di pubblicazione. Che in primis è lo specchio di una difficoltà di comunicazione. Guido Morselli era un originalone, per usare un eufemismo. Aveva un carattere difficile. Forse, se alla guida delle case editrici ci fossero state delle donne, la storia sarebbe andata diversamente. Ma, oltre ad avere un carattere difficile, soffriva. “Ma ci sono momenti in cui il dolore incombe sovrano” scrive proprio in Dissipatio. Inoltre, Guido Morselli non era uno scrittore in cerca di favori o che indugiava in facili complimenti.

Un pacchetto di Gauloises ripercorre la vita di Morselli. Quali sono le tappe fondamentali in relazione ai luoghi che visitò ed in cui visse? Penso a Varese, Milano e Gavirate, alla Calabria ed alla Germania.

Chi sa ‘ascoltarsi’ vive più vite” scrive nel Diario (è il 26 novembre 1943). Pur non avendo viaggiato moltissimo (per inciso non è mai stato in America a far visita al fratello Mario che lì viveva con moglie e figlie) e non amando il fenomeno del turismo che iniziava proprio negli anni ’50 – ’60, Guido Morselli ha viaggiato per l’Europa dopo gli studi e, soprattutto, è stato in Calabria, a Timponello Montapaone, in provincia di Catanzaro, durante la Seconda Guerra Mondiale. Esperienza centrale della sua vita. Il suo primo romanzo, Uomini e amori, è proprio ambientato in Calabria e alcuni passaggi sembrano trascritti, in modo quasi autobiografico, dagli appunti di vita militare che ha vissuto laggiù. Poi c’è Milano dove ha studiato, Varese dove c’era la villa di famiglia e soprattutto, Gavirate, dove ha si è costruito il suo eremo, la casina rosa, dove ha scelto di vivere. Ma non di morire. Ai margini di un bosco prealpino, nella solitudine e, fatto per lui indispensabile, nel silenzio.

Nel Vermont lei ha incontrato Mario, fratello dello scrittore. Quali aspetti sono emersi di un intellettuale-filosofo dotato di una tanto notevole e straordinaria acutezza? Anche qui le rispondo con una citazione da Morselli. “La cultura non è mai turismo della mente. – La vita spirituale implica sempre questi due elementi: una scelta, e la fedeltà a quello che si è scelto. Così nell’amore, così nei nostri rapporti coi luoghi e con le cose (non li possediamo, se non ci dedichiamo a essi con costanza, senza intermittenze); così nel conoscere”. Valentina Fortichiari, la prima e la più importante studiosa di Guido Morselli, ben prima di me, aveva raccolto nell’opera Immagini di una vita un’importante testimonianza di Mario Morselli, il fratello minore dello scrittore. Guido aveva instillato in lui l’amore per la storia. Ecco la sua testimonianza. “Non mi sarà facile descrivere in poche pagine quanto Guido abbia significato nella mia vita. In realtà l’ho conosciuto quando ormai ero al ginnasio. Lui, già laureato, io alle prese col De bello gallico. Lui giovane ed elegante ufficiale di complemento alla Brigata Cuneo, io ancora coi pantaloni alla zuava e il cestino di paglia della colazione quando tornavo dal collegio dei gesuiti. Allora mi trattava con un certo distacco, direi quasi più da padre che da fratello maggiore. A mio padre infatti guardavo allora come a un nonno. Ma poi, forse in modo inevitabile, ci avvicinammo. Cominciavamo a comunicare, a essere un po’ amici, quando purtroppo arrivò la guerra. Ma già all’inizio dei miei anni liceali, quella mancanza di rapporto fra noi era finita. Ricordo ancora che nella stanza dove dormivo vi era un misterioso armadio di legno con le ante di vetro opaco, sempre chiuso a chiave. Guido aveva le chiavi di quell’armadio di cui sembrava gelosissimo. Non lo apriva quasi mai, almeno in mia presenza. E poi, un giorno, forse avrò avuto sedici anni, mi prese da parte, entrò nella mia stanza da letto e, dopo averlo aperto, mi introdusse alle meraviglie di quel mobile. Conteneva cinque o sei scaffali, pieni zeppi di libri. Sul ripiano più alto vidi anche un violino. Non avevo mai saputo in tutti quegli anni che mio fratello suonasse il violino; seppi poi che era stata una breve esperienza da ragazzino. Guido, in quel giorno, aprendo quell’armadio, cambiò direzione alla mia vita, vorrei dirlo senza sembrare enfatico. Mi disse che da allora i suoi libri erano anche miei, che potevo leggere quello che volevo, con le sole condizioni: di leggere un volume alla volta, di non sciuparlo, e di mai prestarlo ad altri. Mi sottolineò che fra quei volumi avrei trovato un riflesso dei suoi interessi. Ricordo infatti soprattutto titoli di saggistica e relativamente pochi romanzi. Anche di poesia ne ricordo poca; in compenso abbondavano le opere di storia”.

Giuseppe Pontiggia scrisse:”Morselli è diventato una proiezione esemplare dello scrittore postumo, respinto in vita dall’incomprensione dei giudici… le resistenze che hanno ritardato il suo riconoscimento hanno come causa particolare l’essersi, Morselli, scostato dalla linea tradizionale del romanzo italiano”. In qual misura e per quali motivazioni se ne discostò, tenendo presente che, immediatamente dopo la morte, scoppiò il caso letterario della negata pubblicazione di un autore per cui furono citati Proust, Anatole France, Kant, Hegel, Marx, Nuovo ed Antico Testamento, Corano, Agostino, Musil, Leopardi?

È stata avviata, come lei sa, lo scorso anno, in America, la pubblicazione delle opere di Guido Morselli, a cominciare da The Communist, tradotte dalla bravissima Frederika Randall purtroppo scomparsa (nella primavera di quest’anno), per The New York Review of Books. Ai primi di dicembre è uscito Dissipatio H.G. con la sua traduzione e persino il New York Times gli ha dedicato un folgorante articolo, a cura di Dustin Illingworth: “It’s the End of Humanity. Maybe It’s for the Best”. Penso che sia questo un fatto assai eloquente che da noi, Il Corriere della Sera, a quanto mi risulta, non ha parlato di Guido Morselli e della sua attuale, quanto profetica, opera. I suoi romanzi sono europei, quanto le sue letture erano già fortemente europee. Infatti si è guadagnato dalla critica l’aggettivo di scrittore più “mitteleuropeo” che italiano.

Linda Terziroli si è laureata in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano, con una tesi dedicata a Guido Morselli. Insegna materie letterarie nelle scuole secondarie e italiano per stranieri; ha collaborato con “La Provincia di Varese”, con “Lombardia Nord Ovest”, periodico della Camera di Commercio di Varese, con Linkiesta. Ha ideato, insieme a Silvio Raffo, il Premio Guido Morselli e la mostra permanente all’interno della Casina Rosa, dimora dello scrittore, a Gavirate. Curatrice dei volumi Lettere ritrovate (NEM, 2009), Guido Morselli. Una rivolta e altri scritti (Bietti, 2012), Un pacchetto di Gauloises (Castelvecchi, 2019) Il Grande Incontro (un inedito di Morselli pubblicato con De Piante), si è occupata dello scrittore in diversi saggi e articoli. Nel maggio 2020 ha partecipato con un suo racconto inedito, Il bambino in mongolfiera al progetto editoriale Aut libri aut liberi. Otto racconti al tempo della peste (De Piante Editore) e a maggio scorso ha partecipato luglio ha pubblicato un romanzo a sfondo storico La casa svedese (KDP). Insegna lettere all’Istituto Anna Frank di Varese e scrive su Pangea.news e Houzz Italia.

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