Le radici del male: Il male all’inizio della civiltà occidentale e le intuizioni della modernità

Il saggio da lei redatto prova ad accertare le forme con cui l’uomo ha inteso circoscrivere l’idea di Male. Ebbene, quali sono, a suo parere, i documenti più esemplificativi afferenti la civiltà occidentale atti a definire tale idea?

Sono molti ma, paradossalmente, non in prevalenza i saggi filosofici sul tema perché mi sono posto alcuni paletti nell’impostazione della mia ricerca: un approccio multidisciplinare (teologia, antropologia, psicologia, filosofia, storia) e un’analisi dei testi originali senza mediazione; in ciascuno ho potuto trovare un frammento importante della questione, anche se nascosto. Sono così i documenti agli albori della civiltà quelli che ho utilizzato per cercare le ‘radici’ di un problema così complesso e risultano pertanto molto eterogenei: i libri dei morti egiziani, l’epica classica omerica e virgiliana, la Repubblica di Platone, le tragedie greche. Poi, quando il Male ha cominciato ad essere percepito come un’entità autonoma, la Bibbia (Cronache, Sapienza, Isaia, Giobbe), i documenti del Laterano IV e il Corano, per citarne solo alcuni.

Una selezione non del tutto usuale…

Questo rientra appunto nel taglio particolare che ho voluto dare al testo. Trattare un tema così complesso avrebbe richiesto volumi da migliaia di pagine. La mia scelta, invece, è stata invece quella di strutturare un testo molto agile diviso in tre parti: la prima con l’analisi del Male nel mondo arcaico e classico; la seconda con focus il Medioevo cristiano e islamico; la terza, che tiene conto delle prime due, le ‘radici’ appunto, con le risposte della psicanalisi novecentesca e le ultime impostazioni delle scienze umane.

Si Deus est unde malum? Et si non est, unde bonum? Può commentare, alla luce dei suoi studi, siffatto quesito di Boezio presente nel De consolatione philosophiae?

La risposta che ho rinvenuto nell’analisi diacronica della documentazione è che l’immagine della divinità si stata adattata nel corso dei secoli a un crescente bisogno di giustizia e rassicurazione dell’uomo, che già nell’età assiale ha cominciato a ritenere intollerabile l’idea della divinità classica come insieme indistinto di Bene e Male. Così, come segnala la sua riscrittura del racconto biblico del censimento di Davide dal testo libro di Samuele alle Cronache, è avvenuta l’espulsione del principio del Male da Dio. È, si badi, una soluzione che vale per il cristianesimo ma non per l’Islam, ad esempio, e non è, perciò, universale. E se Dio non ci fosse? Secondo un’idea arcaica classica, che tuttavia sopravvive ai nostri tempi anche per ragioni legate alla biologia, il bene è l’utile della collettività. Ma, come si può intuire, tutta la questione Bene-Male complessivamente pare ridursi alla proiezione di un desiderio umano di un mondo morale, nel solco del biblico Giobbe, mentre la realtà rimane nella sua concretezza indifferente.

Raskol’nikov, Salomè, Mr. Hyde possono costituire archetipi letterari dell’idea di Male. Quali spunti di riflessione offrono?

Certo, ciascuno con un proprio tratto ma sono accomunati, in generale, da un elemento comune: ripropongono ciò che Edward O. Wilson riassumeva nel conflitto tra cooperativi ed egoisti, questi ultimi stigmatizzati sin dall’antichità. Ovvero: gli eroi (positivi o negativi, non importa), per quanto siano personaggi affascinanti perché sembrano incarnare il sentimento del tempo, come Napoleone, o perché piena espressione delle potenzialità umane, come Achille, si pongono sopra la massa, si distinguono da essa e si pongono in una dimensione estranea – se non conflittuale – con la collettività perché al bene comune antepongono il soddisfacimento di desideri personali e, nel caso di Raskol’nikov, Salomè e Mr. Hyde, abbietti. Ecco perché Ettore viene percepito come più umano e attira la nostra compassione: è sì dotato di maggiori capacità empatiche ma soprattutto spende se stesso non per la gloria personale ma per la salvezza di Ilio.

Morality and humanism cannot long withstand the predations of this evil. Knowledge of its nature – and its insidious effect on both individuals and groups – is the only antidote. Può commentare l’asserzione di Andrzej Łobaczewski, teorico della Ponerologia?

È naturale presa d’atto di quanto detto precedentemente e, in effetti, la questione dell’empatia pare centrale nella riflessione sul Male dell’umanità contemporanea. Dopo aver ottimisticamente ritenuto con l’Illuminismo che con la cultura e l’istruzione si potesse migliorare l’umanità in modo progressivo e inarrestabile, si sta ora ripiegando sulla conclusione che le persone malvage siano affette da problemi psichici o genetici, ridimensionando così anche le colpe della “società”, che era il mantra degli anni 80 e 90. Una scelta che ci pone però di fronte a un fatto e un problema: in questa lettura della realtà il Male non è più negato o relegato oltre l’uomo; tuttavia, il rischio è che si possa pensare che la soluzione al Male sia la semplice ospedalizzazione.

Eugenio Montale scrive “era la statua nella sonnolenza/del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato. Ritirarsi ed osservare il corso degli eventi senza porsi problemi è l’unico modo per sopportare il vuoto e l’aridità della condizione umana, attanagliata dal Male?

Non ci si può ritirare dall’essere umani, porsi fuori: i nostri desideri, le nostre pulsioni possono essere imbrigliate in una sorta di eremitismo contemplativo senza garantire alcuna felicità, senza la speranza della quale non so quale uomo possa vivere davvero. E Lucia, ne “I Promessi Sposi”, ci ricorda anche che “Non sono io che ho cercato guai, ma sono i guai che hanno cercato me”. La poesia di Montale, piuttosto, ci può ricordare che, in un mondo sostanzialmente indifferente alle vicende umane (in linea con la lezione di G. Leopardi), è la nostra determinazione a diventare esseri umani consapevoli, comprensivi, interconnessi (in senso sociale, non tecnologico) e guidati da una matura sensibilità morale è l’unica possibile chiave per tendere a ciò che definiamo come “bene”.

Stefano Magrella

Nato a Verona nel 1975, sposato, lavoro da anni come docente di latino, italiano, storia, geografia nelle scuole superiori e nei licei della mia città. Studio e approfondisco vari campi di ricerca come psicologia, antropologia e filosofia anche se la mia prima passione sono la storia antica e medioevale. Ho ad oggi pubblicato due testi: Con gli occhi rivolti al cielo: paesaggi infernali e mondani nella letteratura medioevale, Grosseto 2017 e Le radici del male, 2019 più altri articoli di ricerca pubblicati su I quaderni della dorsale (rivista espressione di una comunità locale di Verona) e su Academia.edu. Da qualche tempo collaboro come autore di articoli di varia natura (politica, attualità, cultura, approfondimento) per una testata giornalistica online, “Heraldo” che continua l’esperienza de “IlNazionale.net”. Sono infine guida volontaria presso il GVI, Gruppo Volontari Ipogeo presso il sito archeologico dell’Ipogeo di s. Maria in Stelle a Verona; faccio parte anche del gruppo ricerca del GVI.

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