Il piacere e la colpa. Cattolici e sesso in Italia 1930-1980

   Dall'enciclica di Pio XI, che nel 1930 denunciò per la prima volta pubblicamente la diffusione dell'"immoralità", fino agli anni '70, che videro il riflusso delle aperture conciliari.  Sessualità matrimoniale, controllo delle nascite, ridefinizione della verginità e del celibato, educazione sessuale, divorzio, aborto, prostituzione e diffondersi della pornografia: il discorso dei cattolici sul sesso è ancora un campo di battaglia?
   Per rispondere correttamente occorrerebbe un lavoro approfondito di ricerca nei luoghi in cui i cattolici italiani continuano oggi a dibattere, occorrerebbe insomma vagliare le riviste, indagare l'ambito associativo e così via. Da storica mi sono occupata del passato, e fermata all'avvio degli anni '80, quando la secolarizzazione ha raggiunto livelli prima impensati, il distacco degli italiani dalla pratica ma anche dall'antropologia cattolica si è fatto sempre più evidente, quando ha preso il via un riflusso nel privato che ha certamente determinato una diminuzione quantitativa e qualitativa del discorso e del dibattito pubblico (non solo cattolico) su questi temi. 
   Papa Francesco ha disseminato il suo pontificato di pronunciamenti informali relativi alla morale sessuale e alla famiglia. Fa parte di questo insolito apparato anche la recente apertura alle unioni civili per le coppie omosessuali (che sembra implicitamente benedire anche il loro compimento sessuale). Tuttavia occorre capire cosa riuscirà a filtrare nei pronunciamenti formali, quelli che fanno dottrina. L'esito di questi processi ci racconterà molto delle forze che si muovono all'interno della Chiesa, e forse sarà capace anche di portare alla luce la voce – entusiasta o dissenziente – degli “ultimi cattolici”.

Quanto la Chiesa cattolica ha fatto della morale sessuale un cardine su cui edificare innanzitutto la propria azione politica e, poi, quella religiosa?
Tanto. La sessualità è collocata all’incrocio tra il vissuto intimo, del corpo, e lo spazio delle relazioni inter-soggettive. E’ oggetto, da sempre, di normazione morale e giuridica, di investimento istituzionale e attenzione politica. Il disciplinamento dei corpi e della condotta sessuale ha avuto ed ha un peso fondamentale nella storia del potere politico e religioso.
Nel Novecento, nel quadro di una galoppante secolarizzazione e massiva trasformazione dei costumi, della famiglia, dei rapporti di genere, la Chiesa sembra aver puntato proprio sulla sfera sessuale per contraddistinguere la propria dottrina, per ribadire il proprio campo di intervento e azione, per stroncare il dissenso interno – dopo il Concilio – e scongiurare i rischi di un “aggiornamento perenne”.
Può indicare in qual misura la Chiesa cattolica ha recepito l’eco dei fermenti provenienti dall’estero in materia di sessualità?
Durante il Vaticano II si fece strada una minoranza di padri conciliari favorevoli alla pillola, dunque all’assegnazione di un senso autonomo – slegato dalla procreazione – del sesso nel matrimonio. I portavoce di questa corrente erano il canadese Emilio Léger, il belga Léon-Joseph Suenens, l’olandese Bernard Jan Alfrink; dall’altra parte, reggevano la bandiera della tradizione gli italiani Ernesto Ruffini e Alfredo Ottaviani.
Poco prima di morire, Giovanni XXIII aveva istituito una “Commissione per la natalità” con l’obiettivo di studiare il problema della contraccezione, parallelamente e autonomamente rispetto al Concilio. Anche qui si assistette, nel tempo, a un cambio di maggioranza e uno slittamento da posizioni tradizionali e intransigenti – fortemente romane – verso posizioni di apertura, a traino belga e olandese. Complessivamente, la Chiesa nord-europea portava in questi luoghi di discussione e decisione la testimonianza di un dialogo aperto con una base di fedeli in fermento. Gli olandesi arrivarono a conclusioni radicali, dando alle stampe nel 1966 un “Catechismo” che metteva in discussione il celibato sacerdotale e assegnava piena libertà e responsabilità ai coniugi nella scelta dei metodi contraccettivi.
Una parte del cattolicesimo italiano – quello dei gruppi spontanei e delle comunità di base nati con il Concilio, ma anche quello dell’associazionismo tradizionale e quello intellettuale – guardò a questi fermenti con speranza e attenzione, e si impegnò nella puntuale traduzione di articoli e volumi provenienti dall’estero. La Chiesa di Roma, dopo le parziali aperture conciliari, condensate nell’ottimismo della Gaudium et spes, impose una brusca frenata con l’enciclica Humane vitae di Paolo VI, in cui si condannava la contraccezione ormonale come peccato grave e si tornava a proporre la procreazione come fine primario del coniugio e del rapporto sessuale.
L’Italia, la rivoluzione sessuale, i dibattiti odierni, la Chiesa cattolica: può esserci una conciliazione tra il piacere e la colpa?
Quello che chiedevano alcuni cattolici negli anni Sessanta e Settanta era l’abolizione della colpa, la svolta verso un’antropologia positiva, uno sguardo aperto, ottimista verso l’Uomo, la sua libertà (anche sessuale) e la sua responsabilità (nell’uso del proprio corpo). Una vera e propria rivoluzione copernicana, che non attecchì, e che in ogni caso avrebbe impiegato molto tempo per sopravanzare a retaggi secolari. La Chiesa è un’istituzione millenaria, si muove lentamente. Inoltre, sappiamo bene che il cattolicesimo non è la sola cultura a connettere il sesso alla colpa.
Lei ha scritto che il «contesto nazionale laico, con i retaggi radicati della morale borghese e di quella comunista» ha contribuito al fallimento di strutturare una morale differente da quella tradizionale, da quella libertaria e da quella consumistica. Può indicarci i termini storici di tale azione?
Negli anni in cui una tenace minoranza cattolica tentò di discutere pubblicamente di sesso, per proporre una morale terza tra quella tradizionale e quella consumistica – una morale complessa, centrata sulla persona, la responsabilità e la consapevolezza – il silenzio, attorno, fu assordante. Occorrerebbe aprire un cantiere di ricerca capace di affiancare alla ricostruzione del discorso cattolico sul sesso quella sul discorso comunista, poi quella sulla morale laica-borghese nel nostro Paese. E’ l’esistenza sincretica di queste culture ad aver prodotto la “morale sessuale” degli italiani. Continuare a individuare la presenza del Vaticano come unica causa dei “ritardi italiani” in materia di morale sessuale e diritti civili non consente analisi accurate.
Infine, occorrerebbe lavorare sull’uso politico e strumentale che della presunta “morale sessuale cattolica” è stato ed è fatto dalle schiere di “atei devoti” nel nostro Paese, per legittimare posizioni politiche di conservazione, reazione, discriminazione; per affermare una cultura paternalistica, misogina, omofoba.

Anna Pattuzzi ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea alla Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Da oltre sedici anni collabora come ricercatrice e curatrice di progetti con l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...