Tutta mia la città ovvero dalla marina a Beddio

Tutta mia la città ovvero dalla marina a Biddio: su quali temi s’innesta la sua riflessione?

Parlo di una città, quella in cui vivo da sempre, protagonista con i suoi luoghi e i personaggi, e poi di me, protagonista pure. Così come esisto insieme a lei. Nel tempo. Nei ritmi, nei decenni, nel presente e nel passato lontanissimo. Descrizioni e sentimenti. Vita nostra.

In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla scrittura?

La scrittura è sempre stata di conforto, così come la lettura. L’interiorità non è sempre pervasa da conflitti, ma essi sono parte dell’esistenza in ogni caso. L’uomo li subisce e li vive da sempre. Chi ha la fortuna di un talento creativo trova nelle parole anche sé stesso. Sono attimi intensi. Ci si allontana da tutto. A volte si incontra la bellezza, il sacro.

Una città che prende forma mediante le sue parole, “Sorvolando la città”, ”Una città che diventa persona” , il cielo degli Iblei : il suo “viaggio” è faticoso, scosceso, una scalata a mani nude. Il dolore come condizione ontologica?

Se parliamo di dolore prettamente fisico, così come io purtroppo lo vivo, certo lo è essenziale, necessità quasi, ricerca dell’esistenza, domanda continua che spesso non ha risposta. Dice bene parlando di viaggio e scalata, aggiungerei lotta quotidiana, alla ricerca della parole e della quiete

Quello che c’è dietro i vetri è inverno vero. Da mesi. Bufere che si alternano a giorni di celestitudine. Mandorli che sarebbero già fioriti, odori nuovi, la vallata battuta dal vento nei suoi alberi verde sottobosco. Grandine che scivola, e il freddo delle stanzeLei scrive narrando una quotidianità atemporale, in cui si stenta a riconoscere il contesto storico, che pure è presente:  l’Italia del boom economico, le rivendicazioni femministe, gli anni ’70, gli anni di piombo, i film di Claude Lelouch. La vita umana vive una costante condizione di anonimato, fuori dal tempo e dallo spazio?

No, la vita ha bisogno di avere il tempo scandito, l’ormai e il mai più. Il fu e l’oggi, anche nell’anonimato. Io ho fatto della mia una costante importante che serve a reggermi, a farmi esistere in tutte le ore, nei decenni e nel ricordo che si fa grande. Tutto in questo libro ha uno spazio definito. Tutto ė vivo anche se ormai perduto.

Le crepe, fisiche, possono essere foriere di benefici interiori, quantunque le ferite?

Le crepe e il dolore si è sempre detto che sono quasi necessari allo scrivere. Non però condizione necessaria. Essenziale sì. Sono come la conoscenza. Io ho ferite importanti, metaforiche e non, e scrivere è stato terapeutico di sicuro. Anche il piacere di lasciare qualcosa con le parole. Quel qualcosa che ha a che vedere col corpo che soffre. Ma ho anche saputo sorridere scrivendo. L’ho fatto più volte, chiusa in questa casa, in queste stanze. 


Letizia Dimartinoè autrice dei seguenti volumi di poesia: Verso un mare oscuro (Ibiskos, 2001), Differenze (Manni, 2003) e Oltre (Archilibri, 2007), Metallo (Circolo culturale Rhegium Julii, 2010), Ultima Stagione ( Ladolfi Editore, 2012), Stanze con Case ( Ladolfi Editore, 2015). l’ultima sua opera in prosa, Direzione inversa (Il seme bianco, 2017). Ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali e i suoi versi sono stati pubblicati e recensiti sulle riviste letterarie «Atelier», «Polimnia», «Poeti e Poesia». La silloge Cose nel 2010 è apparsa sull’Almanacco dello Specchio 2009 (Mondadori, 2010), mentre la raccolta Fino a quando esisto è inclusa in «Quadernario – Almanacco di poesia 2015», curato da Maurizio Cucchi per LietoColle. Sue poesie e recensioni sono apparse su diverse riviste letterarie, tra cui «Atelier», «Polimnia», «Poeti e Poesia», «Poesia» (con 25 poesie, a cura di Maria Grazia Calandrone), «Almanacco del ramo d’oro», «La Mosca di Milano», «La Recherche». Racconti e poesie si trovano anche online su corriere.it, rainews.it, ilfattoquotidiano.it, aterlierpoesia.it, carteggiletterari.it.

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