Devi: viaggio tra gli avatar femminili del passato e del futuro

“Devi” è un termine tradotto con Dea. Quali aspetti della femminilità include?

Tutti quelli conosciuti, quelli ancora sconosciuti e quelli al momento inconoscibili. La divinità femminile é legata al divenire, ovvero all’infinita moltitudine nella quale frammenta e rende implicita se stessa. Tra gli infiniti aspetti vi troviamo quelli ancestrali di matrice animale ed infraumana, quelli legati alle emozioni universali, agli ideali ed alle funzioni archetipe, fin a quelli che ammiccano ad un futuro ancora da dipanare.

E’ facile lasciarsi andare alla dialettica degli opposti affermando che la femminilità nutre e arde, arricchisce e depriva, supporta e affonda, dona pace e spinge alla battaglia, invita all’amore e detiene la conoscenza, è casta e si concede eternamente, terrorizza ed ammalia, fertilizza e sterilizza. Ogni aspetto è una funzione trasformatrice.

In cosa consiste la complementarietà, dimenticata in Occidente, tra divinità maschile e femminile?

La complementarità si fonda sull’unità. In Occidente abbiamo abbandonato il senso dell’unità per il senso dell’uguaglianza. Siamo tutte anime uguali di fronte ad un Dio Padre invece di essere diversi aspetti di una Divinità completa. Essere uno col Divino non è più concepito.

In Occidente abbiamo sviluppato religioni e cammini spirituali dedicati alla ricerca della liberazione, della salvazione, della redenzione: abbandonare la valle di lacrime e non trasformarla, questa è la meta, guadagnarsi un qualche paradiso ultraterreno. Con queste premesse, l’individuo spirituale cerca solo la purificazione e non sa di che farsene di un potere trasformatore. Anzi, tutti i poteri concepiti come tali sono espressamente vietati, dichiarati magia, stregoneria od occultismo, e considerati d’intralcio sul cammino spirituale. Solo con una nuova visione che non limita l’essere umano ad una fuga nei cieli ma che gli riconosce un ruolo di agente trasformatore (strumento della Devi), può esserci una complementarità.

In passato questa concezione esisteva anche in Occidente, ne troviamo gli ultimi accenni nell’alchimia ermetica, dove il ruolo dell’umano non era quello di farsi salvare da Dio quanto quello di diventare il salvatore di una Divinità addomentata nella materia incosciente, manifestando l’oro e l’androgino.

Torneremo in una simile condizione, in cui ci sara’ liberta’ di oscillare tra Essere e Divenire seguendo ritmi divini. Se il maschile ed il femminile non sono complementari, allora la civiltà tenderà a precipitare in un solo polo rendendosi inadatta a manifestare una realtà divina, e quindi destinata a lasciare il passato a nuovi tentativi.

Perchè le dee hanno forza trasformatrice?

Il Sole si mostra stabile mentre la Luna è mutevole e si trasforma ogni giorno. L’aspetto maschile della Divinità è paragonabile ad una presenza passiva, stabile, autoesistente, che non ha bisogno di forme o di nomi o di funzioni. Egli è tutte le potenzialità infinite ed eterne, ma inespresse.

Quando si attiva per conoscere tali potenzialità e per goderne, si mette in moto un dinamismo illimitato che non solo sviluppa tutte le forme possibili, ma è anche capace di dargli una sequenza evolutiva, dalla forma più incosciente alla quella più cosciente, dalla meno raffinata alla più raffinata. Questo dinamismo è la Madre, la Dea, la Shakti. Nelle sue infinite forme divine, essa manifesta specifici poteri trasformatori, ovvero capaci di far transitare e progredire di forma in forma

Qual è la ragione per cui gli avatar femminili sono stati dimenticati quando non volutamente evitati?

Per molte culture patriarcali sarebbe stata inaccettabile l’idea di Dio incarnato in un corpo di donna. Gnostici, alchimisti ed altre sette mistiche del passato hanno dovuto codificare e rendere segreta la loro conoscenza.

Il mondo moderno rifiuta la trasformazione: spiritualmente punta ad una liberazione (che sia moksha, paradiso o nirvana) e non ad una trasformazione della vita. Anche in India le vie tantriche si sono in qualche modo corrotte, divenendo cammini dediti al godimento del mondo piuttosto che alla sua evoluzione. L’animale subisce l’evoluzione e l’essere umano moderno la rifiuta, vive la propria esistenza separata come se non dovesse cambiare mai, come se l’umanità fosse l’ultima parola dell’evoluzione.

La connessione con l’energia evolutiva interiore è perduta, non ne cogliamo la musica e non ne danziamo il giusto ritmo. Dietro a tutto questo ci sono antiche forze che voglino mantenere l’essere umano uno schiavo inevoluto, disconnesso dall’evoluzione, perchè se evolvesse manifesterebbe potere e libertà assoluti. Per disconnetterlo dall’evoluzione è necessario rompere la sua connessione con la Divinità femminile, mortificarla, dimenticarla. Questa fase dell’umanità sta volgendo al termine.

Come è riuscito a mappare il percorso evolutivo della Shakti?

Si tratta del risultato di anni ed anni di ricerca. Non sempre ricerca accademica, perchèè necessario sviluppare discrete capacità intuitive per potere mappare il percorso della Shakti. Nei decenni ho avuto opportunità di conoscere persone con profonda esperienza in materia, che mi hanno dimostrato l’importanza dell’intuizione. A questo si aggiunge la ricerca nei testi delle più antiche tradizioni, tenendosi sempre a distanza di sicurezza da dogmi e credenze, perchè ciò che era valido ieri non lo è più oggi.

Giacomo Colomba, web writer, scrittore, viaggiatore e poeta, Giacomo Colomba è uomo di vasta cultura e ancor più vasta curiosità. Ricercatore indipendente, già autore di Le Sette Tetradi dello Yoga Integrale, lascia gli studi a 15 anni per mettersi in viaggio tra Europa, Africa e Asia, soprattutto in India, dove da anni lavora e della quale ha una profonda conoscenza. Risiede nella città di Auroville, dove da tempo porta avanti il proprio servizio e le proprie ricerche.

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