La verità non si può descrivere, solo inventare

Su quali temi s’innesta la sua prolifica riflessione narrativa?

Io cerco sempre di partire dalle storie, più che dai temi. Se poi le storie che racconto fanno emergere dei temi anche importanti, dei temi di denuncia sociale, ad esempio, mi fa piacere. Ma credo che partire dai temi sia pericoloso, perché si rischia di scrivere un romanzo o un racconto senz’anima e anche ideologico. Detto questo, spesso le protagoniste delle mie storie sono donne alle prese con una crisi: può essere una crisi legata a fasi cruciali della vita (la maternità, la vecchiaia, l’adolescenza) oppure un discorso identitario più profondo. A volte scelgo di raccontare le mie storie attraverso la lente del weird, del bizzarro, del perturbante. Questo mi permette di allontanarmi dal realismo, che detesto, e di entrare in una dimensione più astratta ma allo stesso tempo più simbolica e letteraria.

In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla scrittura?

Più che con me stessa, mi interessa dialogare (e quindi comunicare) con l’altro da me, e cioè col lettore. Non penso che la conflittualità interiore possa essere lenita dalla scrittura (credo poco alla scrittura come terapia), ma almeno viene elaborata in modo creativo, e se chi legge può trarre qualche beneficio allora tanto meglio.

«La verità non si può descrivere, solo inventare» scrive Max Frisch nelle sue lezioni di letteratura. Quanto la sua narrazione risponde a siffatto parere?

Sono d’accordo. Per uno scrittore il confine tra verità e fiction è spesso molto labile. Gli eventi reali vengono trasfigurati fino a renderli irriconoscibili, e di loro resta in piedi solo il senso più profondo. Non credo alla verità dell’autobiografia: anzi, a mio avviso è un genere che manca di autenticità. Al contrario, un’opera di fiction può aderire perfettamente al reale.

Lei si esprime nella dimensione del racconto, il suo mondo interiore si estrinseca in una costellazione di racconti: ciascun testo, per quanto in sé concluso va visto in collegamento unitario con gli altri? E’ possibile rintracciare un fil rouge? Per quale ragione ha scelto una dimensione meno estesa del romanzo?

A giugno 2021 uscirà la mia prima raccolta con Racconti edizioni, ma in realtà ho scritto anche un romanzo (per il momento ancora inedito), e ne ho un altro in fase di lavorazione. Del racconto mi piace molto l’immediatezza: ho un’idea in testa, mi siedo e inizio a scrivere. Le parole escono con estrema fluidità, come se qualcuno me le dettasse, e la storia si arricchisce di dettagli a mano a mano che la butto giù.

Del romanzo mi piacciono l’ampio respiro e la possibilità di approfondire meglio le relazioni tra i personaggi.

Per quanto riguarda i miei racconti, si possono leggere separatamente ma hanno un’unità che prima di tutto riguarda lo stile, e in secondo luogo l’atmosfera. Infine c’è la questione tematica, per cui in un certo senso è come se scrivessi sempre lo stesso racconto declinato in infinite variazioni.

Quali difficoltà incontra un’autrice emergente nello spazio editoriale, quantunque talentuosa?

Difficile dirlo, perché sono ancora agli inizi. Probabilmente sono stata fortunata, ma finora ho incontrato persone straordinarie che hanno creduto in me e che mi hanno aiutata a crescere come autrice e come persona.

Forse nel mio caso la difficoltà maggiore è stata trovare una brava agente (Rita Vivian). Non dico che non si possa lavorare bene anche senza agente, ma di certo le difficoltà aumentano: proporre i propri testi agli editori adatti, attendere risposte che magari tardano ad arrivare, mandare email di sollecito; tutto questo può essere frustrante, e sicuramente toglie energie da dedicare alla scrittura.

Inoltre penso che non bisogna avere fretta di pubblicare. Spesso è meglio farsi conoscere a poco a poco mandando i propri racconti alle riviste letterarie (ce ne sono tantissime). Poi, se si è bravi, l’occasione arriva: è pieno di talent scout che non vedono l’ora di scoprire un autore sconosciuto.

Giulia Sara Miori è nata a Catania ma è cresciuta a Trento. Dopo il liceo si è trasferita a Milano, dove ha frequentato la facoltà di Lettere. Dal 2016 vive a Utrecht, nei Paesi Bassi. Ha pubblicato alcuni suoi scritti su diverse riviste letterarie (Altri Animali, Nazione Indiana, Risme, L’inquieto e Narrandom). A giugno 2021 uscirà la sua prima raccolta per i tipi di Racconti edizioni.

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