Corpi di ballo

Quando si balla si azzera la distanza tra la vita e la morte, ci si innalza al di sopra dell’ovvio e del normale, e per farlo occorre ridursi a meno corpo possibile” Qual è il “dietro le quinte” in cucina di una ballerina di danza classica?

Il corpo per chi danza è uno strumento, ed è uno strumento che va accordato e tenuto funzionante sempre. Non lo puoi deporre a fine giornata come si fa per una chitarra o per un violino. Ce l’hai sempre addosso, e questa presenza costante intorbidisce molto il rapporto con il cibo, che è soprattutto funzionale a ottenere la forma adatta. Quello che da fuori può sembrare una rinuncia ai “piaceri della vita” non tiene conto del fatto che alcuni individui si sentono vivi solo se onorano la propria passione. E parlo di passione, non di fuoco fatuo, di un amore persistente nel tempo, che nella sua centralità ossessiva inevitabilmente rende marginale molte cose, ma mai rinuncia alla vita stessa, anzi, brucia ardentemente per celebrarla, a dispetto di qualsiasi ragionevolezza. E quindi sì, il cibo è poco, ma la vita sarà furiosa.

Può descrivere il rapporto che intercorre tra danza, immagine corporea e pressioni soci-contestuali?

Mi ci sono volute duecento pagine e un po’ di personaggi per articolare bene la faccenda e credo di aver risposto con Corpi di ballo. Chi fa narrativa essenzialmente mette insieme una trama per affrontare un tema lungo e spinoso senza passare per la spiegazione. La spiegazione è lineare, io preferisco le linee oblique.

In “Black Swan”, film straziante con Natalie Portman nei panni della protagonista, si fotografa l’ambiente tersicoreo come problematico e competitivo. E’ la competizione la sua forza? Mi riferisco altresì ad una gara rispetto al minor numero di calorie ingerite. Vince chi mangia meno?

La competizione è innanzitutto con sé stessi, con lo specchio, e poi con gli altri. Il corpo per sua natura tende a storture, è naturalmente imperfetto. Danzare vuol dire forzare le cose, muoversi in maniera antinaturale, creare un’astrazione di simmetria ed equilibrio aspirando alla perfezione. È una fatica immane, occorre molta violenza e costanza, se accondiscendi ai tuoi limiti soccombi. In realtà soccombi anche se non accondiscendi a questi, ma tant’è.

La danza è con palese evidenza un’arte che vive, si nutre, si esplica attraverso il corpo: ritiene che ciò le conferisca lo statuto di un’attività che si esaurisce nella costituzione corporea o entra in relazione con il pensiero?

Danzare vuol dire pensare con il corpo, sostituire la memoria emotiva con quella muscolare. È un linguaggio che usa gesti al posto delle lettere, e che con la stessa modalità costruttiva crea mondi espressivi infiniti. Non occorre una transcodifica, il significato di un’astrazione non ha maggior valore se lo si spiega. Vale per qualsiasi forma d’arte, il pensiero che sta dietro vive in potenza proprio nella sua impossibilità di essere tradotto in altro. Come trovarsi davanti a un quadro astratto e chiedersi: Sì, vabbé, ma che significa? Il pensiero razionale ha i suoi limiti, la danza ci ricorda continuamente questo.

A marzo 2020 scoppia la pandemia da Covid-19. A novembre 2020, oggi, non si scorge traccia, non s’intravede ombra dello “schema tipo” che orienti le Fondazioni lirico-sinfoniche nel ridefinire la dotazione organica: i precari sono diventati disoccupati. Qual è la sua opinione in merito?

Tutte le categorie lavorative sono state intaccate dalla pandemia, io nello specifico faccio parte di uno di quei settori che si è fermato a febbraio del 2019 e non si è più ripreso, ma non mi va di dare una priorità alle arti rispetto ad altri mestieri. È una tragedia mondiale che ha travolto tutti e lo strascico sarà lungo ed estenuante.

Francesca Marzia Esposito insegna danza. Si è laureata al Dams di Bologna e ha conseguito un master in Scrittura per il Cinema all’Università Cattolica di Milano. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste: “Granta”, “‘tina”, “Colla”, “GQ” e altre. Ha esordito con La forma minima della felicità (Baldini & Castoldi, 2015). Nel 2019 per Mondadori pubblica Corpi di ballo.

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