Perché comincio dalla fine

In una raffinata commistione la texture del suo scritto osserva da differenti prospettive il rapporto contemporaneo con la morte. Mondo dei vivi e mondo dei morti: i confini sono davvero labili. Essi interferiscono. Quali sono le ragioni sottese a tale contiguità?

La ragione principale, e forse l’unica ragione possibile, è che questa contiguità è la cosa più reale che ci sia. Non ho dovuto inventare niente, la nostra intera esistenza è impastata nell’unità inscindibile di vita e morte. Tutto sottende al darsi la mano tra i due mondi, che poi sono uno.

Quali sono i sentimenti che si celano dentro gli oggetti e le incombenze di tutti i giorni, ovviamente dal punto di vista della redattrice di un testo che è anche un reportage e che pare incline a suscitare riso ed, al contempo, pianto?

Le incombenze del quotidiano sovente ci separano dalla coscienza della mortalità, gli oggetti ci inchiodano ad essa. Per quanto ci affanniamo a produrne e acquistarne di nuovi, dopo un solo istante saranno già vecchi e inizieranno a produrre memoria. Avere un quadro molto chiaro di questo non significa necessariamente essere inclini a un approccio tragico o interamente malinconico, basti pensare alle buone cose di pessimo gusto di Guido Gozzano, a quanto quel Loreto impagliato faccia così ridere e commuovere al tempo stesso.

Legami, solitudini, ferite, volti incrociati casualmente. Quale idea ha inteso veicolare delle relazioni interpersonali?

Nei miei libri c’è moltissima amicizia. Se nelle relazioni interpersonali di stampo tradizionale (la famiglia, l’amore) togli il sentimento di amicizia inteso come stima e supporto reciproco, scevri da possessività e imposizione dei propri modelli, per quanto mi riguarda non resta niente. O quantomeno niente che mi interessi.

Venezia è il locus amoenus in cui è ambientata la sua narrazione: quanto possiede di mortifero e quanto di vitale?

Venezia è uno di quei posti del mondo in cui il naturale impasto di vita e morte è ancora particolarmente evidente. Quando dico Venezia faccio riferimento anche alle aree urbane circostanti, a Mestre, a Marghera, realtà che prese nel loro complesso sono una summa di complessità e paradossi. Nel mondo pre-Covid avrei parlato dell’iper-vita del turismo di massa in contrapposizione con la stratificazione di una città che di fatto è anche un cimitero galleggiante, e poi magari dell’impulso vitale e mortale del polo chimico, che esiste ancora ma va spegnendosi. Adesso è tutto cambiato e ancora non sappiamo per quanto tempo né in che misura. Lo vedremo quando ci troveremo dall’altra parte della pandemia, e dovremo trovare le parole per raccontare quel che è successo.

Perché ha cominciato dalla fine?

Non amo la suspance.

Ginevra Lamberti è una scrittrice. Il suo ultimo romanzo, Perché comincio dalla fine (Marsilio, 2019) è nella terzina vincitrice del Premio Mondello 2020 ed è in traduzione in Brasile. Il suo primo romanzo La questione più che altro (Nottetempo, 2015) è stato pubblicato anche in Francia con il titolo “Avant tut, se poser les bonnes questions” (Le serpent à plumes, 2017). Il capitolo “Il Carnevale” è stato tradotto in tedesco per l’antologia “Venedig” (Wagenbach, 2017).

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