Chiara Ferragni. Filosofia di un’influencer

Perdiamo tre quarti di noi stessi per diventare simili agli altri” scrive Schopenhauer. Stiamo perdendo la capacità di pensare in modo autonomo, originale e creativo? Abbiamo bisogno di Chiara Ferragni?

Credo che la prospettiva vada rovesciata: gli influencer non segnano la fine del pensiero divergente, ma ci rivelano su larga scala una tendenza ineliminabile dell’essere umano. L’imitazione, lo ricordava già Aristotele più di 2500 anni fa nella sua Poetica, è una caratteristica originaria che contraddistingue il comportamento umano. L’antropologo René Girard parla di “desiderio mimetico”: desideriamo qualcosa perché è desiderato da qualcun altro. Insomma, non ci scandalizziamo: tutte le generazioni hanno sognato di assomigliare ai loro idoli, hanno cercato modelli a cui ispirarsi. Siamo così sicuri che le star di ieri fossero piene di senso e quelle di oggi vuote di contenuto?

Quali sono i meccanismi di immedesimazione che legano Chiara Ferragni ai suoi followers?

La possibilità di immedesimarsi nell’american dream di una ragazza qualunque è una delle chiavi del successo del suo mito prêt-à-porter. Un culto basato sulla simulazione di una normalità eccezionale in cui è facile identificarsi. Tutto è narrato all’interno dei codici dell’ordinario. L’everywoman, una comune mortale, entra a corte e conquista il trono. Anche la vita di coppia dei Ferragnez è iscritta nel paradigma narrativo della normalità. Nessun eccesso, nessuna perversione, nessuna dipendenza. Né alcol né droghe. L’antitesi della vita spericolata dei divi d’antan.

Avvalersi dell’arma del dubbio, dell’arte di ascoltare e di porre domande, di interrogarsi e di scolpirsi come “una statua”, come direbbe Plotino, potremmo abituarci a pensare out of the box? Potremmo diventare l’influencer di noi stessi?

Sono convinta che la filosofia sia un’arma indispensabile per “prendersi cura di sé”: la filosofia è una pratica quotidiana e un allenamento costante all’esercizio del dubbio. E proprio per questo è necessario confrontarsi e scontrarsi con i personaggi e con i prodotti che colonizzano il nostro immaginario e formano le nostre coscienze. La filosofia è una “cassetta degli attrezzi” per decifrare i miti e i riti del presente, non una filastrocca di opinioni chiusa in una manuale scolastico. Essere influencer di se stessi vuol dire innanzitutto prendere coscienza del fatto che siamo esseri fragili e vulnerabili, e per questo facilmente influenzabili e condizionabili.

Lei ha asserito: “Chiara Ferragni incarna un romanzo di formazione per nuove generazioni” Qual è la specificità narrativa della sesta tra gli influencer più pagati del mondo?

Chiara Ferragni ha un posto d’onore nel Pantheon dei miti 3.0 perché è uscita dall’anonimato usando, meglio e prima degli altri, il linguaggio del suo tempo. La sua grammatica dell’autenticità è un’elaborata costruzione. E la retorica della naturalezza che sorregge l’impalcatura del successo dell’influencer prevede l’espulsione del negativo e l’eliminazione del conflitto. Ma siamo sicuri che questa vetrina di sorrisi e felicità riguardi solo Chiara Ferragni? Siamo tutti coinvolti nella costruzione quotidiana della nostra identità sul web, i social sono la nostra casa digitale dove anche noi vogliamo essere visti e apprezzati.

Esulando dal caso specifico, quali ravvede siano gli aspetti positivi e negativi della comunicazione mediatica odierna?

L’universo dei social è sempre molto polarizzato, sempre diviso tra follower ed haters. Sull’odio in rete, però, andrebbe aperta una riflessione seria. L’odio è un sentimento antico e ineliminabile, ma il web è un megafono che ha esteso a dismisura le sue potenzialità: una disinvoltura alimentata dall’assoluta mancanza di responsabilità garantita dall’indistinto popolo della rete. La forza dell’insulto si autoalimenta nella nostra echo chamber dove sentiamo solo l’eco del nostro parlare, viviamo in una bolla nella quale rimbomba la nostra ira digitale, espansa da altre voci che si limitano a confermare ciò che già pensiamo.

Lucrezia Ercoli è direttrice artistica del Festival “Popsophia”. È docente di Storia dello spettacolo e Filosofia del teatro presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Insegna Storia della Televisione e Filosofia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. È autrice di diversi volumi tra cui: “Philosophe Malgré Soi. Curzio Malaparte e il suo doppio” (2011); “Filosofia della crudeltà. Etica ed estetica di un enigma” (2014); “Che la forza sia con te! Esercizi di Popsophia” (2017); “Chiara Ferragni – Filosofia di una influencer” (2020).

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