Tentacle erotica. Orrore, seduzione, immaginari pornografici

Sessualità e mostruosità è un connubio ancestrale: qual è l’evoluzione di questo binomio?

È molto difficile offrire una risposta univoca. Sia la sessualità che la mostruosità sono dimensioni dalla notevole variabilità storica e antropologica. Facendo del concetto un sunto assai ingeneroso, si potrebbe provare a definire la mostruosità come una dimensione legata al caos o all’irrompere del disordine, dell’eccesso e del difetto, della molteplicità irrisolta. Dall’altro lato, la sessualità è una dimensione fondativa (letteralmente) dell’esperienza umana, centrale nella costruzione di uno spazio di parentela ma anche cosmologico, estetico, etico. Intere tradizioni di studi, per esempio la psicoanalisi, se ne sono occupate da prospettive diverse. Il binomio presenta dunque una tale complessità e variabilità da risultare intrattabile nel suo complesso.

Resto dunque più modestamente nel solco del mio studio Tentacle Erotica. In questo libro mi occupo di una serie di esplorazioni dell’erotismo e della pornografia che troviamo in molte forme e culture. Auto-parafrasandomi, si parla di ‘fantasie in cui entità dotate di tentacoli o altre appendici falliche – demoni, dei, mostri, alieni, animali – intrattengono rapporti sessuali con personaggi umani o antropomorfi’. Si potrebbe parlare di un sottoinsieme del monster erotica, che raccoglie forme di attrazione per il mostruoso molto diverse. In forma soft e antropomorfica troviamo queste pulsioni nel paranormal romance, dove trovano espressione figure come quelle delle vampire, dei licantropi, degli shapeshifter e altre creature.

Nel mio saggio mi rivolgo a una narrazione circoscritta e particolare che sviluppa all’inizio di questo millennio sulla base di esperienze artistiche e espressive di molti decenni precedenti. L’animalità è senz’altro una dimensione chiave per comprendere la sessualità mostruosa del tentacle erotica in quanto le sue rappresentazioni mostruose sono evidentemente ispirate da forme presenti in natura, come quelle dei tentacoli dei cefalopodi. Nel tentacle erotica moderno parlo di alcuni esempi artistici che hanno funzionato come capostipiti di rielaborazioni moderni, come il noto shunga di Hokusai, i lavori di Salvator Rosa che rappresentano Scilla e Glauco, le piovre di Picasso e Rops. Alla luce di tali insorgenze dell’immaginazione vi sono probabilmente degli aspetti ambientali. L’esperienza del mondo naturale in specifiche culture può avere favorito l’emergere di temi con maggiore facilità rispetto ad altri contesti. in un saggio su La Pieuvre, Roger Caillois parla del polpo in questa prospettiva in contesti diversi: il mondo minoico, il Giappone, la letteratura europea. Altri casi hanno offerto esplorazioni artistiche del tema tabù della zoofilia, che purtroppo finisce spesso per legarsi alle aberrazioni della violenza sugli animali.

A queste considerazioni vanno aggiunte delle analisi più contestuali, legate ai luoghi e ai tempi in cui queste rappresentazioni hanno preso forma. In generale, il tentacle erotica è un campo di immagini e narrazioni polimorfo, in cui il mostruoso assolve la funzione di ricevere proiezioni molto diverse: del tipo che potremmo definire liberatorio e progressista oppure coercitivo e reazionario; dalla pornografia queer alle forme più viete di simbologia patriarcale. In un senso ancora più ampio, la mostruosità è una dimensione con ricorrenze generalizzabili ma anche con alta variabilità idiografica e ci aiuta a comprendere la società che la produce. Spesso il mostruoso è l’oggetto di esclusione dall’ordine del potere e può aiutare a pensare alla diversità, all’alterità messa ai margini. La mostruosità è stata spesso e resta un’etichetta apposta su persone che si intende disumanizzare. Per questo, celebrare o ricongiungersi al mostruoso, pensare l’impensabile può essere una forma di empatia verso il diverso –oppure solo un’ennesima forma della sua oggettificazione.

Il tentacolo è una figura dalla retorica visuale densa di echi mitici, culturali ed antropologici. Quali caratteristiche possiede il tentacle sex?

Per la sua forma la figura del tentacolo ha funzionato come metafora o sostituto fallico, evidentemente mostruoso in quanto esulante dall’anatomia umana, ma al contempo prensile e quindi umanizzabile. In casi specifici ha assunto anche delle funzioni rappresentative dal punto di vista pragmatico. Per esempio, si è sostituito a immagini sessualmente convenzionali in un sottogenere di manga e negli anime: nel mio libro discuto come il ricorso al tentacolo abbia consentito a mangaka come Toshio Maeda di ricomporre in una dimensione del fantastico delle narrazioni e immagini erotiche spesso ideologicamente retrive e altrimenti illecite nel contesto legale dell’industria dell’intrattenimento giapponese (non tanto perché sessiste, ma per le regole vigenti in materia di realismo rappresentativo nella pornografia e nei media). Simili processi hanno avuto luogo in generi come l’horror. In altri casi il tentacle sex ha assunto forme maggiormente sex-friendly e liberatorie, dionisiache, con una funzione di denormalizzione e queering dell’ideologia cishet, e volendo anche di quelle abiliste e della bellezza. Nel corso degli anni si avvicendano diverse definizioni, da quella di tentacle rape al tentacle sex e al tentacle erotica, a seconda dei contesti in cui hanno le figure visuali hanno svolto funzioni diverse. Nel libro ripercorro alcune tappe fondamentali nella diffusione di questo tropo visuale negli ultimi decenni, soffermandomi in particolare su un processo di esotizzazione del Giappone, che avevo definito porno-orientalismo.

I nostri giorni fanno i conti con una libertà sessuale concessa, pertanto usata, usurata, abusata. Siamo diventati nevroticamente erotomani?

È una domanda difficile, anche scivolosa. Per esempio, non viviamo affatto in un mondo che assegna la stessa libertà a tutte: in particolare, la libertà sessuale femminile è ancora largamente percepita come una minaccia e incontra resistenze culturali, ideologiche e sociali, che sempre più spesso si fanno pericolosamente politiche, mettendo a rischio diritti civili conquistati con decenni e secoli di lotte. Lo stesso può dirsi anche degli orientamenti LGBTQI+. storicamente repressi dalla matrice ideologica cishet e patriarcale, che incontrano ostracismi violenti. Penso sia anche pericoloso il ricorso alla definizione di ‘mania’, in quanto nella ‘nostra’ tradizione culturale (mi riferisco, con il rischio sempre incombente di impressionismo storico, al complesso Euro-Atlantico e giudeo-cristiano), la sessualità non dominante è spesso incorsa in patologizzazioni e medicalizzazioni che hanno leso diritti e vite umane. Non metto in dubbio che esistano delle condizioni di dipendenza fisica o psicologica che possano divenire lesive della salute della persona e che queste persone possano trovarsi nelle condizioni di richiedere (nel senso di ricercare) sostegno. In assenza di situazioni disforiche o lesive sono restio a concepire la libertà sessuale come viatico per una forma nevrotica (la stessa nevrosi è un termine che ha mascherato sotto l’oggettività medica per decenni un pregiudizio di genere di matrice sociale e ideologica nei confronti delle donne e di soggetti ritenuti ‘devianti’).

La digitalizzazione come ha cambiato la fruizione del porno?

La pornografia è diventata molto più facilmente accessibile, rimuovendo alcune barriere precedenti, come quelle degli intermediari. Oggi, chiunque abbia uno smartphone è a un click dall’accesso alla pornografia, anche aggirando con relativa facilità filtri e controlli. Questo ha implicazioni complesse, tanto pericolose quanto potenzialmente liberatorie.

I pericoli stanno nel fatto che tutti sono potenzialmente e più facilmente esposti alla pornografia, praticamente a qualunque età. L’aspetto più preoccupante in sé non è tanto l’esposizione al sesso, ma le narrazioni che lo connotano e che gli danno forma espressa nelle industrie che lo producono, le quali riflettono le ideologie sociali. Da questo punto di vista è facilissimo essere espostə a rappresentazioni misogine, normalizzazioni di pratiche violenze, oggettificazioni del corpo femminile, rappresentazioni e narrazioni coloniali e razziste e altre forme normative dagli effetti sociali potenzialmente pericolosi. Gli effetti dell’esposizione possono includerne molti non auspicabili, specialmente in soggetti troppo giovani o maggiormente influenzabili. E prima ancora di parlare delle rappresentazioni si pone il problema di una industria del porno caratterizzata da condizioni professionali, contrattuali, economiche e sociali di sfruttamento rispetto alle attrici e allə performer. La proliferazione e liberalizzazione determinati dalla digitalizzazione presentano sfide per certi versi simili a quelle di altre industrie, e richiede un processo di dialogo sociale con tutte le parti e di legislazione, in grado di tutelare i diritti e dare voce alle legittime preoccupazioni senza scadere in un atteggiamento sessuofobico.

Però la pornografia può essere anche liberatoria: per esempio, favorendo la più facile reperibilità e accessibilità delle pornografie, e dunque delle sessualità, legate all’intero spettro delle identità e degli orientamenti di genere. Da questo punto di vista ciò ha favorito in particolare quelle storicamente marginalizzate, soppresse o represse; l’esposizione precoce alla pornografia può essere un’esperienza potenzialmente liberatoria dalle pressioni normative a cui si è esposte e consentire l’esplorazione della sessualità. La differenziazione dell’offerta ha anche favorito un crescente riconoscimento e peso della varietà di domanda di pornografia – a partire da quella ‘women friendly’ che mette in crisi il tradizionale sguardo maschile, con lo stesso potenziale liberatorio, anche sul piano politico, fino a pratiche ritenute ‘devianti’ o persino patologizzate, dal BDSM ai cosiddetti feticismi o ‘kink’. Per questi motivi la pornografia è un campo politicamente complesso, con un grosso potenziale emancipatorio e liberatorio, ed è necessario inquadrarne le trasformazioni all’interno di quadri sociali più ampi e strutturali, esaminandola al di fuori di schematismi e semplificazioni e puntando a prospettive combinate: socioculturali, politiche, ideologiche, prima ancora che mediche e psicologiche.

Quali sono le peculiarità della scena sessuale nelle sue caratteristiche performative? Ha senso parlare di “recita” quando si parla di pornografia? Naturalmente, tenendo conto del fatturato derivante dal sesso hardcore.

Purtroppo non sono in grado di rispondere a questo quesito in quanto esula in ampia misura dalle mie competenze [contrariamente a dei cataloghi che potrebbe avere incontrato in Rete, il testo Recitare il porno non è di mia scrittura].

Marco Benoît Carbone (Doctor of Philosophy, UCL) è Lecturer alla Brunel University, London, dove insegna studi culturali e sui media e metodologie della ricerca sociale. La sua ricerca ruota intorno alle costruzioni sociali delle identità. Suoi studi, inclusa la sua monografia Tentacle Erotica. Orrore, seduzione, immaginari pornografici (Mimesis), si sono occupati di pornografia e studi di genere.

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