Aurora: una di noi

Aurora: una di noi è un libro che gratta il fondo della sfera affettiva; vaglia meticolosamente i sentimenti, emozione, ossessione, attrazione, passione, per poi scaraventarli, di nuovo, sul fondo, senza sterili edulcorazioni. Qual idea ha voluto che emergesse dei rapporti umani?

Il romanzo AUROA: UNA DI NOI analizza i sentimenti umani.

E’ il romanzo dell’amore, dell’amicizia, della rabbia, della paura, della tristezza, ma soprattutto del coraggio e della forza che caratterizza l’universo femminile.

Coraggio di ricominciare, di chiudere con un passato di dolore e umiliazioni e non soltanto cambiare vita, ma costruirne una migliore fatta di successi ed enormi soddisfazioni.

Nel romanzo è narrato anche l’amore per la scrittura, non dimentichiamo che sarà la passione per la scrittura la chiave di volta del successo professionale di Aurora.

I rapporti umani descritti sono rapporti importanti, pensiamo alla solidarietà femminile, all’accoglienza tratto spiccato tra le donne.

Aurora è una mamma e nei confronti delle sue amiche ha sentimenti quasi materni, le coccola, si prende cura di loro e da loro viene accolta e supportata.

I rapporti umani sono il cemento della vita di Aurora, per lei amare è meglio di detestare, per questo fugge dalle persone negative che vogliono spegnere la sua luce e intrattiene rapporti importanti con coloro che scopre affini a lei.

Aurora è una figura forte, rigorosa, una donna passionale in grado di amare, di abbandonarsi al sentimento dell’amore, Aurora crede nella forza dell’amore, ma è in grado di riconoscere un amore disfunzionale, malato, pericoloso e non esita a mettere in salvo i suoi figli e se stessa abbandonando l’uomo amato.

I protagonisti della sua narrazione esistono in quadri della quotidianità che si scopre sotto i loro occhi mediante circostanze comuni che divengono le porte per una sensibilità, a volte, al limite della sopportazione. Perché ha deciso d’esplorare il banale, reale, vero quotidiano anziché l’esuberante straordinario?

Il banale, reale, vero quotidiano racchiude in sé tutto lo straordinario.

Cosa c’è di più straordinario del racconto di una vita, sia quella di un premio Nobel che quella di un disoccupato.

In questo caso aggiungerei ogni storia di donna è degna di essere raccontata.

Il quotidiano dell’universo femminile racchiude in sé qualcosa di magico.

Le donne sognano sempre, i loro sogni sono ostinati, forti, irrinunciabili e nessun uomo potrà mai spegnerli.

Spesso le donne vengono manipolate, umiliate, violate da uomini insicuri, fragili che non reggono il confronto con donne straordinarie ed è a queste figure di donne che dedico il mio romanzo, è a loro che vorrei regalare un messaggio di speranza e rinascita.

L’amore, soventemente, appare fugace, ingannevole, temporaneo e deludente. Ritiene che siffatto sentimento non possa assumere carattere salvifico?

L’amore è un sentimento potente, forte, il più forte di tutti, “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, per dirla col Poeta.

Nel romanzo AURORA: UNA DI NOI ho voluto evidenziare il modo in cui Aurora, la protagonista del romanzo, riesce a salvarsi da sola.

E’ lei l’artefice della sua rinascita, del suo successo, è lei che risorge grazie al suo talento, alla sua tenacia, alla sua professionalità, ma soprattutto grazie all’amore che finalmente indirizza verso se stessa.

Mi sento di affermare che certo l’amore salva, in questo caso è l’amore verso se stessi che salva.

Si ritiene che il presente sia la somma algebrica di ciò che abbiamo vissuto, o non vissuto, con ciò che si vorrebbe ancora vivere o far vivere. Aurora pratica l’esercizio del ricordo e, vivendo il presente, riesce a colmare lo iato tra ciò che è stato e ciò che è. È dal trascorso, pur di violenza e sopraffazione esse che si dispiega il futuro?

Esattamente, Aurora fa rivivere i ricordi, sia quelli gioiosi, sia quelli dolorosi, per trarre dai primi la linfa vitale, la speranza e dai secondi la forza di reagire, di andare oltre, oserei dire per fare del dolore la spinta per raggiungere nuove mete, quasi un volano in grado di condurla lontano, verso territori inesplorati.

Quasi che Aurora, accogliendo il dolore, possa bypassarlo, attraversarlo e giungere alla meta, essere condotta là dove doveva e voleva arrivare.

Una vera e propria rivoluzione quella di Aurora, in grado di ribaltare la sua vita e farne un capolavoro.

In fondo Aurora è una ribelle, una rivoluzionaria, una donna fantastica che nessun uomo potrà più fermare. Aurora è in grado d’amare, ma anche di fuggire da un amore malato.

Le sue pagine conservano un’impostazione laica, tuttavia il focus attentivo è puntato sulla spiritualità, vettore di un’umanità positiva. Cosa l’ha indotta valicare i confini del pudore che protegge, solitamente, l’animo umano, nella fattispecie muliebre?

Ho sentito l’esigenza di dar voce a tutte le donne che all’interno dell’ambito familiare vivono drammi avvolti dal silenzio, dalla paura, dalla vergogna.

Donne che non trovano il coraggio, non soltanto di denunciare, ma di abbandonare i loro uomini divenuti crudeli.

Ho voluto infondere loro un messaggio di speranza, un messaggio di incoraggiamento. Un incoraggiamento a non arrendersi, un inno alla rinascita, all’amore per se stesse, a mantenere vivi i loro sogni e un augurio a non spegnersi, ma al contrario trovare il coraggio di disegnarsi un’altra vita e realizzare i loro sogni.

Rosella Lisoni si laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne e Contemporanee presso l’Università degli Studi della Tuscia con una tesi sul cinema di Pasolini.Inizia la sua attività lavorativa insegnando lingua francese, attualmente lavora nella Segreteria di Direzione del Dipartimento per la Innovazione nei Sistemi Biologici, Agroalimentari e Foresta -DIBAF, presso l’ Università della Tuscia.

Per anni ha scritto recensioni cinematografiche sulla rivista Cinema60.

Ha collaborato su un quotidiano on line di Viterbo e attualmente collabora con la rivista culturale L’ Ottavo.

Nel luglio 2020 ha pubblicato un saggio su Pasolini dal titolo: “Eros e Thanatos ne I Racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini”.

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