Post politica. I Proci nel palazzo di Itaca

Quali sono le ragioni che l’hanno indotta nel titolo a dialogare con Omero?

Ho voluto paragonare il periodo storico in cui la Politica ha ceduto il campo alla Post Politica – ovvero a una degenerazione del rapporto tra l’uomo e il potere che si finalizza principalmente con raccolta e il mantenimento del consenso popolare da parte di attori mediocri e incapaci – al periodo in cui Ulisse era lontano da Itaca e sull’Isola c’erano i Proci ad usurpare il suo palazzo. Quello con l’Odissea mi è sembrato sin da subito un paragone calzante, soprattutto perché a un certo punto Ulisse torna sempre a Itaca.

Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Matteo Salvini sono alcuni tra i protagonisti delle ultime fasi della politica italiana. Pur tra le ovvie differenze, può individuare un tratto comune a personalità tanto differenti per idee e modalità comunicative?

Sono tutti dei personaggi costruiti, chi più e chi meno. E rappresentano tutti quello che ho definito “post politico”, ovvero quel personaggio che arrivando a ricoprire cariche istituzionali di vario livello, non veste i panni dell’istituzione che rappresenta, ma, al contrario, sveste quelle istituzioni togliendo loro sacralità e autorevolezza. Tutti, a loro modo, hanno utilizzato le istituzioni per riprodurre potere fine a sé stesso come se la cosa pubblica fosse cosa loro, come se il Palazzo fosse la loro abitazione privata.

I partiti sono morti; morta è la supremazia della rappresentanza sulla ‘governabilità’. Ebbene, la somma di comportamenti individuali commendevoli può produrre rivoluzioni politiche?

Sono un po’ scettico, specialmente di questi tempi, sull’efficacia di iniziative personali o di quelle di movimenti come ad esempio le Sardine: Se raccogli decine di migliaia di persone in una piazza devi poi dare loro degli obiettivi, non solo chiedere loro di votare una parte per evitare la vittoria dell’altra. Credo che in Italia debbano tornare i partiti con le loro regole, i loro percorsi di formazione dei quadri e possibilmente con dei contenuti ben distinguibili. Con la fine del bipolarismo finiscono anche i partiti del tutto e niente.

Cosa, concretamente, in una temperie di decadenza culturale e civile dovrebbe spingerci alla sopravvivenza ed alla speranza?

Il semplice fatto che ogni cosa porta in sé il seme della sua fine. Nell’apice della Post Politica, mentre cubiste in tanga leopardato ballavano una versione disco del nostro inno nazionale, tra persone ubriache che mimavano il saluto romano, la Politica tornava e si riprendeva i suoi spazi. Chiaramente sono processi lenti ma nei prossimi anni penso che pian piano si tornerà a un periodo in cui i rappresentanti dello Stato sapranno interpretare al meglio il loro ruolo. Nei prossimi anni i politici dovranno affrontare questioni enormi come la ripresa dell’economia globale messa in ginocchio dalla pandemia e soprattutto la sfida della transizione ecologica: non basteranno più dei personaggi inventati.

Per quale motivo definisce post politica la degenerazione del rapporto tra popolo e potere?

Perché è lo stesso popolo a cui si chiede il consenso ad essere post politico. È lo stesso popolo a mettere la gestione dello Stato e delle sue strutture in secondo piano rispetto alle campagne di comunicazione dei partiti, dei movimenti e soprattutto dei leader, con conseguenze spesso drammatiche per l’economia e per il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.

Fabio Salamida, giornalista.

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