69 poesie e 7 peccati

Quale scopo si prefigge il suo iter lirico?

Non esiste uno scopo in poesia, a mio modesto parere, ci si può addentrare in un viaggio lirico piuttosto misterioso quando si affronta una tematica come la sensorialità, mai scevra dall’appendice mistica. Siamo un unicum che è destinato ad esprimersi attraverso i sensi e, in questo periodo particolare, credo che la forza e il coraggio della silloge risieda nella scelta di dare voce, in primis, ad una ricerca, quella del desiderio che è innata e che, purtroppo si sta alienando dietro la parola di confine: “emergenza”. È urgente per me il canto dei sensi piuttosto che l’inibizione degli stessi per ragioni cautelative. La poesia come afflato espressivo dunque può assurgere a canale privilegiato in questo perché si presta ad instaurare con il lettore un rapporto intimo che accende l’immaginario.

Eros, desiderio irrefrenabile, ingestibile, furente in manifestazioni che Lei palesa senza inibizioni può spiritualizzarsi, così come ritenuto dalla lirica greca?

In ab-soluto l’eros è quanto più vicino alla spiritualità, perché si nutre delle radici stesse del Respiro. E cos’è lo spirito senza la carne e viceversa? L’istinto è sempre ingovernabile nella misura i cui non necessita di spiegazioni, pre-esiste alla razionalità e sostanziandosi di sensi pre-verbali, si accorda con il nostro corpo, che è strumento musicale deputato a comporre le più variegate melodie. Ignoriamo che la poesia nasce come espressione sensoriale da tradizione greco-latina, ed è solo un pudore convenzionale che ha fatto sì che anche i testi scolastici studiati a scuola, uno fra tutti, Rosa fresca aulentissima di Cielo D’Alcamo, poeta siciliano, parliamo degli albori della poesia, arrivassero monchi dei versi finali, in cui l’altercatio, culmina nella soddisfazione del Desiderio. Eppure studiare il testo integrale avrebbe probabilmente educato alla comprensione dialettica intere generazioni e in un’età particolarmente predisposta all’apprendimento, quando appunto la finestra del linguaggio è ancora aperta. Non si sarebbero formati tanti tabù che poi paghiamo in termini di difficoltà di inserimento sociale.

Il sentimento erotico, prodromo al godimento in qual dimensione reputa che sia in sé assimilato alla limitatezza a cui è destinato l’individuo?

Nessuna. Tutto ciò che precede un atto d’amore è un’ipotesi di piacere nelle relazioni amicali come in quelle amorose il paradigma rimane invariato. Si compiono dei gesti che sono affini alla ricerca di un’intimità, l’unica variante è il canale espressivo attraverso cui si comunica. L’amicizia erotica esiste nella misura in cui è sempre il desiderio a condurci verso la costruzione di un’intimità che nel mio caso non sottintende l’attrazione fisica ma mentale. Se lei intende per prodromo l’equivalente del preliminare, paradossalmente è ciò che ci fa sentire protesi verso l’infinito. Spero di averle risposto.

La sua versificazione non vela, non omette, non camuffa: il lessico è volutamente inequivocabile. Perché ha desiderato non intaccare l’esplicita logica connessione lettura-comprensione?

Nella vita lavoro con i sensi, credo sia un processo del tutto spontaneo in me rapportarmi alla scrittura con un linguaggio esplicito. Non credo che la poesia possa essere didascalica, guai se lo fosse. La poesia è un mondo di evocazioni e ciò che ha percepito nella lettura del libro evidentemente è la traduzione di un immaginario universale, per questo si è sentita dentro il libro, come se parlassero anche i suoi sensi. Ed è l’anelito del libro abbattere le barriere della comunicazione che in questo periodo stanno intaccano i nostri bisogni primari. Nessuno di noi vorrei perdesse la naturalezza con cui ci si desidera, la bellezza con cui ci si può ancora considerare degli animali sociali deve necessariamente fare i conti con l’esplicito, ora che sempre più, prenda ad esempio il tatto, ci stiamo confinando dietro alterazioni percettive dei nostri sensi.

Quanto l’erotismo possiede la finalità di distaccarsi dalla sessualità, rendendosi gioco artistico?

Tutto ciò che ha un fine predeterminato non può assurgere alle movenze del gioco. L’aspetto ludico dell’eros, soggettivamente parlando, è l’humus imprescindibile per godere di un’intimità. Eros e sessualità sono due declinazioni di un immaginario che deve rimanere misterioso perché possa sostanziarsi di un distacco, di shakespeariano memoria, dalle stelle. I nostri desideri sono le ragioni irragionevoli con cui nutriamo la vita per questo l’arte gioca la sua meravigliosa e imprescindibile parte!

Nadia Lisanti, poetessa lucana. Insegnante di sostegno e interprete Lis (lingua dei segni italiana) Vincitrice del Premio Internazionale di Poesia Leopold Sedar Senghor con la silloge “Un silenzio a due voci” kanaga Edizioni, prefazione di Alessandro Masi Seg. Generale della Società Dante Alighieri. La silloge “69 Poesie e 7 Peccati” Controluna edizioni è Best Seller Poesia 2020. Collabora al readactiinemagazine.it con la rubrica “Lascia un segno” e scrive per la Nuova Tribuna Letteraria, quadrimestrale edito da Venilia Editrice.

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