L’arte di sfasciare le chitarre. Rock e filosofia

Quali sono i tratti di convergenza tra il rock e la filosofia?

Rock e filosofia – ed è questa la suggestione di fondo del libro – sono entrambi strumenti che nelle nostre mani possono tramutarsi in armi con lo scopo di mettere in discussione lo stato delle cose, creare una frattura attraverso la quale opporci a un divenire abortito, cristallizzato in una norma ipocrita, che non lascia spazio alla conoscenza di noi stessi e delle nostre esigenze più profonde. Sono, in sostanza, strumenti di conoscenza in grado di squarciare il velo dell’apparenza per condurci tra i meandri del reale, anche i più spaventosi. We Will Rock You, cantavano i Queen: vi daremo una scossa!

Il movimento rock come esperienza “tragica” e “diabolica”: in qual misura ha inciso sulla sua interpretazione il pensiero di Schopenhauer, Nietzsche e Colli?

Sono tre filosofi fondamentali, in particolare i primi due, per la formazione della sensibilità occidentale. Ho cercato di reinterpretare il fenomeno rock a partire dall’intuizione nietzschiana (mutuata in parte da Schopenhauer) con cui ha immaginato la nascita della tragedia greca, massimo equilibrio tra dionisiaco e apollineo, irrazionale e razionale, caos e ordine. Una tensione che palpita in primis in ogni essere umano, soggiogato a volte dall’uno o dall’altro impulso (Nietzsche direbbe che dopo Socrate siamo diventati tutti apollinei, e quindi nichilisti). Ecco, per me il rock è stato capace di recuperare quell’equilibrio prezioso, nel quale il messaggio sovversivo del dionisiaco (che mette in discussione l’arbitrarietà della norma apollinea) viene incanalato in una forma bella, apollinea appunto, come la canzone.

Eraclito e Jimi Hendrix, Platone e i Doors, Diogene e Iggy Pop, Schopenhauer e i Nirvana, Nietzsche e i Queen. Può aiutarci a decodificare questi binomi?

Mi sono divertito a rileggere alcuni momenti della storia della filosofia attraverso la storia del rock per mostrarne le affinità. Difficile, ad esempio, non trovare analogie tra Diogene il cinico e Iggy Pop (che con gli Stooges cantava I Wanna Be Your Dog): entrambi, con i loro comportamenti, si esibivano contro l’ipocrisia della società, inscenando atti osceni, sconvolgenti, apparentemente folli, che tuttavia – proprio per questo – non possono non imporci una riflessione. Stesso “gioco” ho fatto per le altre coppie di filosofi/rockstar, ma se ti racconto tutto poi nessuno si va a leggere il libro.

L’atto/rito di sfasciare gli strumenti musicali: qual è il suo valore simbolico nell’ambito d’una riflessione circa la crepa che apre il rock nel pensiero dominante?

Sfasciare le chitarre (ma anche bassi, batterie o altri strumenti va benone) è la manifestazione plastica della rottura incarnata dal rock, un atto/rito inscritto in un movimento antagonista al pensiero “ufficiale”, quello che governa le nostre giornate dicendoci cosa è giusto e cosa sbagliato. In parole povere: “sfasciare la chitarra è un atto violento e contrario al buon costume?” – “ottimo, la sfascio subito!”. (Ecco perché è diventato un rito – per alcuni finanche un cliché –, che può essere così spogliato della rabbia e usato esclusivamente in funzione dello show).

Perché sfasciare le chitarre è un’arte?

È una performance, e come tutte le performance per essere messa in atto necessita di una certa sensibilità e soprattutto di significato. Ma attenzione: anche sfasciare la chitarra senza un motivo preciso, travolti dalla tensione del live, cela un significato, forse il più importante, ovvero l’esigenza di manifestare il proprio disagio. È un’arte che viene dal cuore o, meglio, dal dionisiaco che è in noi. Lasciarlo libero sul palco non è da tutti, ci vuole coraggio, anche per andare incontro alle immancabili critiche. Ma se non avessimo coraggio non saremmo certo qui a parlare di rock e di filosofia, o no?

Stefano Scrima, appassionato di rock da sempre, fonda nel 2005 la sua band, i Sydrojé, con cui lascerà un segno nell’underground cremonese. Inseguendo un’altra sua passione, la filosofia, prende poi una laurea in Scienze Filosofiche a Bologna. Vive per qualche tempo tra Barcellona e Madrid, e infine si stabilisce a Roma. Tra i suoi recenti libri: L’arte di disobbedire raccontata dal diavolo (Colonnese, 2020); Vani tentativi di vendere l’anima al diavolo (Ortica, 2020) e Guida filosofica della Spagna. Da Seneca a Pedro Almodóvar (Diogene Multimedia, 2020). Per Castelvecchi ha pubblicato Digito dunque siamo. Piccolo manuale filosofico per difendersi dalle illusioni digitali (2019) e Socrate su Facebook. Istruzioni filosofiche per non rimanere intrappolati nella rete (2018); per Il Melangolo Filosofi all’Inferno. Il lato oscuro della saggezza (2019) e Il filosofo pigro. Imparare la filosofia senza fatica (2017); per Stampa Alternativa L’arte di soffrire. La vita malinconica (2018) e Nauseati (2016); per Ediciclo Santiago e nuvole. Le fantasticherie di un pellegrino solitario (2018). “SatisPhilo” è la sua rubrica di filosofia su Satisfiction.

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