Fascisti d’America. I suprematisti bianchi, i complottisti di QAnon, le milizie armate, la destra radicale. Ecco gli orfani di Trump che vogliono la rivoluzione

I complottisti di QAnon, i suprematisti bianchi, le milizie armate e ribelli, i neonazisti e gli ultraconservatori: qual è l’identità che li accomuna?
Al contrario di quello che si potrebbe pensare l’estrema destra americana è un fenomeno molto poco omogeneo. Le realtà appena citate, peraltro, rappresentano solo alcuni dei gruppi esistenti. Ci sono delle tendenze comuni: il complottismo, l’avversione rispetto alle autorità federali, la passione per le armi… Ci sono anche differenze sostanziali, però: l’antisemitismo, per esempio, è molto forte in alcuni gruppi, latente in altri e sostanzialmente assente in altri ancora. Negli ultimi anni alcuni eventi hanno spinto questi gruppi a mettere da parte le differenze per perseguire obiettivi comuni. Gli episodi chiave, in particolare, sono stati due, e di segno opposto: l’elezione di Barack Obama, vissuta da molti come l’inizio dell’Apocalisse, e la discesa in campo di Donald Trump.
Il 6 gennaio 2021 all’irruzione nel Campidoglio a Washington era presente solo il «popolo di Donald Trump»?
Con la locuzione “popolo di Trump” si intende generalmente l’insieme dei cittadini americani che si considera trumpiana prima ancora che repubblicana. Sono elettori che nel duello tutto interno alla destra fra il partito repubblicano e Donald Trump si schierano senza esitazioni con quest’ultimo. Si tratta di persone convinte, più o meno senza esitazioni, che la vittoria di Joe Biden alle presidenziali del 2020 sia il frutto di brogli. Molte di queste persone non hanno affiliazioni specifiche, ma solo convinzioni personali. Ciò detto, la gran parte delle persone presenti a Washington il 6 gennaio potrebbe a buon diritto essere inserita nel “popolo di Trump”. Bisogna aggiungere, però, che c’erano anche persone attratte solo e semplicemente dall’opportunità di scatenare il caos.

Alt-right e radicalismo politico: quali sono i nomi più esemplificativi al momento?
Alt-right, cioè destra alternativa, è una definizione che già nel momento della sua adozione sembrava fin troppo ambigua. Per alcuni la alt-right è qualcosa di completamente nuovo, legato alla tendenza della destra radicale contemporanea a utilizzare un linguaggio moderno molto legato a internet e ai social; per altri, invece, alt-right è solo un modo nuovo di definire la vecchia destra estrema americana, quella fortemente razzista e legata al retaggio del Ku Klux Klan. Se invece vogliamo parlare delle sigle più o meno organizzate iscrivibili nel vasto mondo del radicalismo politico di destra, i gruppi maggiormente in vista in questo momento sono i Proud Boys, sciovinisti e antifemministi, che hanno goduto di vasta celebrità dopo essere stati citati da Trump e Biden nel corso di un dibattito; QAnon è un’altra sigla di cui ultimamente si parla molto, anche se definire questa folle teoria del complotto come una realtà politica di destra è addirittura riduttivo. Personalmente penso si debbano seguire con attenzione anche i così detti Boogaloo Boys, un movimento per nulla strutturato composto da anarchici armati fino ai denti e attratti dall’idea di una nuova guerra civile americana. I Boogaloo hanno un’ideologia vaga, ma un dress code molto preciso: camicia hawaiana sotto il giubbotto antiproiettile. Spesso si tratta di lupi solitari che proprio per questo possono essere molto pericolosi.
Lei svela numeri, messaggi in codice, bandiere e loghi. Quale codice comunicativo adopera l’estrema destra americana?
La destra radicale americana è diventata molto abile nell’utilizzare il linguaggio dei social, e questa è una delle ragioni del suo recente successo. Sigle, acronimi e codici già utilizzati dal suprematismo bianco vecchia maniera (il numero 88, per esempio, che sta per HH, Heil Hitler: la H è infatti l’ottava lettera dell’alfabeto) vengono rivisti e riutilizzati in una chiave più contemporanea. Gli estremisti usano molto i meme, le vignette che vengono fatte circolare su internet e diventano spesso virali. Oggi l’ironia è una delle armi più utilizzate dall’estrema destra: un’ironia agghiacciante e di pessimo gusto, certo, ma capace di attrarre anche un pubblico non ancora radicalizzato. La distanza tra le vignette sul web e le stragi di massa sembra ampia, ma in realtà lo è meno di quanto si creda.
Per quale ragione, a suo avviso, la destra americana non ha potuto proprio evitare di macchiarsi di fatti di sangue?
Ovviamente avrebbe potuto evitarlo. La deriva violenta – che non ha giustificazioni – può avere delle spiegazioni legate alla profonda polarizzazione della politica americana in questi ultimi anni. Difficile approfondire in questa sede, ma semplificando possiamo dire per ragioni storiche e culturali gli Stati Uniti tendono a vivere la passione politica in maniera manichea, senza lasciare troppo spazio alle sfumature. La battaglia che si combatte in America in questi anni è uno scontro tra due idee del Paese profondamente contrapposte. Chi combatte questa battaglia, quindi anche gli esponenti della destra radicale, è convinto di difendere l’America “vera” dagli attacchi di chi invece vorrebbe corromperla.

Federico Leoni è caporedattore a Sky Tg24. Appassionato di politica e cultura statunitensi, ha seguito come inviato tutte le elezioni presidenziali americane dal 2008 in poi. Co-autore nel 2008 del saggio “John McCain, tutte le guerre di Maverick” (Utet), nel 2021 ha pubblicato “Fascisti d’America” (Paesi Edizioni)

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