Se mi ami sopravvalutami

In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla Poesia?

La poesia può essere tante cose, può affondare nel dolore o far ritrovare la leggerezza. Non credo si debba assegnarle uno scopo preciso, può semplicemente raccontare una sensazione, oppure assumere valore civile e politico. Che possa lenire le conflittualità e le nevrosi dell’autore, di certo accade, ma non credo debba diventare obiettivo primario: il lettore è più importante dell’autore, è il lettore che ha la parola definitiva sullo scopo della poesia che sta leggendo. Anzi, usare la scrittura come una sorta di autoterapia può portare a scrivere testi autoreferenziali, pagine di un diario interessante solo per sé.

Lei scrive versi che narrano una quotidianità quasi atemporale, in cui si stenta a riconoscere il contesto storico in cui la vita si svolge.

La vita umana vive una costante condizione di anonimato?

In realtà molte mie poesie sono inserite nel contemporaneo, lo dimostrano i numerosi riferimenti alla tecnologia e alla comunicazione social. Altre invece affrontano temi universali come l’amore, il lavoro, la vecchiaia, la morte, in modo più atemporale. La vita umana secondo me oggi vive una grande contraddizione: grazie ai social possiamo essere tutti personaggi, avere, chi più chi meno, un proprio seguito. Questo ci fa sentire fuori dall’anonimato, ma spesso è un’illusione. Leggere una poesia e identificarsi nelle parole dell’autore, al contrario, è un momento di condivisione che può far sentire unici, vissuto in una dimensione privata.

Qual è lo status della narrativa femminile? Occorrono “quote rosa”?

Credo ci sia ancora qualche pregiudizio, come se le scrittrici donne dovessero restare legate a certi temi. Un tempo erano l’amore, la famiglia, la maternità. Oggi, in modo diverso ma in un certo senso analogo, credo ci siano troppe donne che scrivono solo di femminismo, condizione della donna, violenza sulle donne. Forse perché è un mercato redditizio, ma è anche un ghetto. Non dico certo che questi argomenti non vadano trattati, anzi, ma si rischia di trasmettere quella sensazione di “donne che parlano di donne”. Non credo affatto occorrano quote rosa in letteratura, per carità. Basterebbe uscire dalle gabbie costruite per noi non solo dagli uomini, ma anche da noi stesse. Quindi dipende molto da noi, smettiamo come donne di parlarci addosso, alziamo gli occhi e raccontiamo dell’umanità intera, della storia, della morale, della scienza. Le grandi autrici non sono mai sfuggite ai grandi temi: penso a Virginia Woolf, Marguerite Yourcenar, Hannah Arendt, Wisława Szymborska.

“Amore” e “sopravvivenza”: quali sono i temi su cui si innesta la sua riflessione? C’è un filo conduttore tra le due sezioni?

Sicuramente le due sezioni sono strettamente connesse, non a caso l’amore aiuta a sopravvivere. Forse nella seconda sezione c’è maggior varietà di temi, ma il filo conduttore è quello dell’ironia malinconica, senza intellettualismi, in presa diretta con la vita. Almeno questa è l’intenzione.

Qual è la ragione che l’ha indotta a scegliere il versificare per dar voce al vissuto?

La poesia a verso libero è più immediata della prosa, richiede minor lavoro di costruzione, è più vicina all’ispirazione pura. La poesia in metrica richiede maggior applicazione, ma in compenso è molto divertente. Le amo entrambe. Credo si accetti ormai passivamente che la poesia sia poco letta, a volte quasi ci si compiace di questa cosiddetta elitarietà, invece credo sia una forma espressiva molto adatta ai nostri tempi veloci e frammentati. Credo che superando, anche in questo caso, alcune gabbie autocostruite, sia da parte degli autori che dei lettori, la poesia potrebbe vivere una rinascita, un percorso completamente nuovo.

Viviana Viviani è ingegnere, ma coltiva da sempre la passione per la scrittura. Ha pubblicato vari racconti su diverse antologie. Nel 2012 è stata finalista al premio Giallo Mensa di Mondadori e ha pubblicato il romanzo Il canto dell’anatroccolo (2013). È giornalista pubblicista, ha collaborato con la rivista on line «LucidaMente» e oggi scrive regolarmente su «Pangea News» e «Hic Rhodus».

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