Con la parola vengo al mondo. Bellezza e scrittura di Clarice Lispector (Tuga edizioni, 2021)

La scrittura, il lavoro della scrittura sulla scrittura, il corpo della scrittura e il corpo dell’autrice in un tutt’uno: chi è Clarice Lispector?
Mi giunge immediata la risposta attraverso le parole della Lispector: «Sono talmente misteriosa da sfuggirmi». Superata l’immediatezza, le rispondo che il testo “Con la parola vengo al mondo” si profila nell’attraversamento dell’opera clariciana e, in vista di tale passaggio, Clarice è insondabile creatura che si sorprende di scrivere; Clarice conosce la propria scrittura come l’inesorabile del proprio destino; Clarice sente continuamente nostalgia, anche quella dolorosa di scrivere libri. La sua scrittura è nella foggia di un calamo che si immerge in un calamaio corporale. È una funzione del corpo che si manifesta a se stesso nel silenzio, nell’isolamento, nel segreto che le parole pretendono per essere.
Clarice Lispector sottolinea che per essere felici sono necessarie “compreensão, amor correspondido e amizade”. Può commentare tale asserzione in rapporto alla biografia dell’autrice?
Tali affermazioni, comparse sul “Jornal da Tarde” in seguito alla separazione, richiedono la contestualizzazione in una cornice prettamente biografica. Nel 1959, Clarice Lispector si separa dal marito, il diplomatico Maury Gurgel Valente, sposato nel 1943. La vita diplomatica la costringe per diversi anni a molteplici spostamenti, sovente vissuti come una limitazione. Basti pensare al periodo trascorso a Berna. La scrittrice descrive la città in una lettera indirizzata alle sorelle: «E il silenzio che c’è a Berna – sembra che tutte le case siano vuote. Viene voglia di essere una mucca da latte e mangiare per tutto il pomeriggio fino al calar della sera. Ma non si è quella mucca e si guarda da lontano, come se potesse arrivare la nave che salva i naufraghi».
“Abile acrobata della parola”: come riesce a ricreare il silenzio mediante la scrittura?
La parola clariciana è usata per evocare il silenzio, un silenzio a parole perché Clarice è una scrittrice di parole. Il silenzio custodisce quella potenza che solo la parola è in grado di resuscitare. L’ invito è quello di ascoltarla, prima ancora di leggerla, sentirla anche, non dimenticando di trascendere il pensiero. «Il silenzio si finge voce in ogni crepa che ci tiene interi» scrive la poetessa Cettina Caliò nel contributo “Il silenzio della parola all’infinito”.
Enantiodromia: come si distingue nel mondo di Clarice la disposizione all’opposto di Eraclito e come si pone, in associazione con quella di Jung?
Nella psicologia analitica, Jung riprende la filosofia di Eraclito. Enantiodromia significa “corsa nell’opposto”, ossia la concezione secondo la quale tutto ciò che esiste passa nel suo opposto «Da vita nasce morte, da morte nasce vita […]». Jung parla di principio opposto inconscio, ovvero: quando un determinato stato della coscienza si forma come prioritario, nell’inconscio si avvia uno stato completamente opposto. Nel mondo di Clarice resiste una disposizione all’opposto che si distingue da quella di Eraclito e, in associazione, da quella di Jung, per contemplare nel passaggio un unico stato: la generazione può pervenire solo dal declino; da qualcosa di finito e definitivo si torna alla vita: «[…] poiché la morte le sembrava un atto di vita» scrive nel romanzo “Il segreto”.
L’Ulisse lispectoriano ascolta il richiamo della sirena Lori: può chiarire quanto sia presente il richiamo alla mitologia?
Nel 1969, la casa editrice Sabiá pubblica il sesto romanzo di Clarice Lispector, “Uma apprendizagem ou O livro dos prazeres”. In Italia il libro esce nel 1992 per l’editore Feltrinelli nella traduzione di Rita Desti. “Un apprendistato o il libro dei piaceri” è la grande ode all’amore vissuta da Ulisse e Lori. I nomi dei protagonisti rappresentano un forte richiamo alla mitologia. L’Ulisse di Clarice richiama l’Ulisse di Omero: ingegnoso, astuto, paziente. Entrambi disegnano la grande armonia cosmica, la creatura completa che riunisce tutte le virtù dell’uomo: la bellezza e la nobiltà. Loreley effigia il rimando al mito tedesco della sirena sul Reno: la Lorelei nordica e quella clariciana abitano la pace delle acque, “l’immersione nel liquido magico che per Lori avviene la mattina alle cinque, per la sirena del Reno accade nella propria e altrui dannazione”.

Isabella Cesarini è autrice e saggista. Scrive di cinema e letteratura. Ha collaborato alle pagine culturale di alcune testate online e cartacee. Ha pubblicato: Il cinema delle stanze vuote (2017); Anime Inquiete. 23 storie per mancare la vittoria (2018); Edificio Fellini. Anime e corpi di Federico (2019).

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