Rime selvagge

Rime selvagge: come e quando ha preso vita e quali sono stati gli umori che ne hanno accompagnato la stesura?
Una prima idea del progetto poetico risale all’incirca a sei o sette anni fa, anche se covavo da molto più tempo il sogno di un’opera unitaria che dicesse ‘blablabla’ in modo forte ed elegante, diciamo, diversamente ‘blablabloso’, autentico. Noti senti sai, dopo un lungo e diuturno apprendistato, d’esser giunto a una prima maturità artistica, allora sortiscono fuori testi diversi dal solito, come dire, sorprendenti! rispetto all’uovo kinder a cui eri abituato. Poi vedi che questi elementi poetici si richiamano tra loro e allora capisci che non stai per raccogliere sassolini sparsi in un cesto, no, ma sono pezzi di te e di mondo, giochi del reale e dell’imaginario (riprendo volentieri il latinismo della mia lirica in apertura della prima sezione) che si incarnano in una voce, distillati animici, fuochi eroici. Ergo: gli umori che accompagnano la stesura dovrebbero essere gli stessi che accompagnano la lettura (valga per tutti gli scriventi e i leggenti, sempre).
In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla Poesia?
Certamente, e questo sarà vero (e necessario) fintantoché sapremo pórci umilmente e coraggiosamente in ascolto (noi, pòrci con le ali).
Lei scrive versi che narrano quasi d’una atemporalità, in cui si stenta a riconoscere il contesto storico in cui la vita si svolge. La vita umana vive una costante condizione di anonimato?
La Poesia non ha bisogno per forza di un contesto, e anche quando il contesto è esplicito Essa porta fuori d’ogni contesto. La vita umana è una pianta dai miseri frutti (ogni tanto però è richiesto alla persona sbagliata di cogliere quel frutto pieno di sole lì in alto – lo vedi? – e quella persona… ‘scapicollamente’ ci riesce).
Io mi figuro nel contempo e sogno: qual è il ruolo dell’immaginazione nel percepire chi è ignoto e vestirlo di realtà?
La realtà è nuda e non vuole essere vestita. L’immaginazione è sorella dell’ignoto. Il loro ruolo è di fare una pernacchia al mondo dei vivi e dei morti (l’abilità sta nello specializzarsi nel ‘pernacchiese’ polimorfico e versipelle).
La sua versificazione appare sensibilmente refrattaria al rispetto ovvio ed ossequioso delle norme grammaticali, compromettendo irrimediabilmente la logica connessione lettura-comprensione. Qual è la chiave d’accesso per discriminare i suoi intenti comunicativi?
La mia versificazione è refrattaria al banale e al cervellotico, gioca con la lingua e i linguaggi, può ciò che è im-possibile a dirsi, ma trapassa la comunicazione. La chiave è il segreto dell’artefice, pazienza ci vuole (e tanta passione).

Corrado Aiello è poeta, scrittore, traduttore e haijin. Suoi scritti sono apparsi in diverse antologie, blog e riviste di settore (nazionali e internazionali). Rime selvagge è la sua opera prima.

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