aMalavita

Romanzo di formazione, tragedia, favola, realismo magico, poesia bucolica. Quanto ha attinto ai generi codificati dalla letteratura classica ed in che misura il suo romanzo ne diverge?
Sono molti gli scrittori che amo e che hanno in qualche modo inciso sul mio modo di proporre storie. Certamente Pasolini più di tutti, per la sua capacità di guardare avanti e di anticipare i tempi. Per le sue denunce fuori dal coro contro il sistema dell’informazione e della conseguente manipolazioni esercitata dai media. Ma anche per il modo di far parlare i suoi personaggi e per quanto narrato con la sua produzione cinematografica. Così come il neorealismo e i grandi classici che hanno fatto conoscere l’Italia al resto del mondo. Penso su tutti a Zavattini, un altro che ha inciso notevolmente sulla mia scrittura. Quella ricerca della verità che passa attraverso la costruzione dei suoi racconti e ne determina un fascino senza tempo. I miei romanzi, e l’ultimo in particolare, divergono da questi autori citati per l’ambientazione e per talune implicazioni con i luoghi. Per il resto il realismo e l’aspetto legato alla creazione delle storie sono molti simili. Certo, ogni romanzo ha una sua caratteristica e io guardo soprattutto al linguaggio, quanto più possibile coerente con la realtà e che possa arrivare a tutti.
Isolamento, marginalità, criminalità, indigenza, vissute con disincantata consapevolezza da Totò, sono peculiari di innumerevoli realtà socio-antropologiche del Sud dell’Italia.
Ebbene, qual è la cifra caratteristica della “calabresitudine” in una visione globalizzata della contemporaneità
?
In Totò c’è la consapevolezza di chi conosce luoghi e persone legate da un modus operandi che è parte integrante del contesto in cui vive. Ne percepisce gli “odori”, sa fin dove spingersi e cerca a suo modo di combattere per salvare se stesso ed evitare di cadere nel tranello offerto da un apparente benessere che deriva dal malaffare. Il contesto è quello di una società segnata profondamente dall’agire quotidiano di chi prevarica e fa della forza e della corruzione le armi per esercitare il controllo sulla società. In tema di “calabresitudine” possiamo dire che questa è senza dubbio forte e nello stesso tempo, proprio da periodi storici come quello inquadrato nel libro “aMalavita”, avvia la sua attività di espansione che, tradotto, significa la consacrazione di una potente organizzazione criminale quale è la ‘ndrangheta. La “calabresitudine” per certi versi è anche un modo di intendere la vita, i rapporti umani. La Calabria è una terra accogliente da sempre e oggi con l’avvento dei social e delle nuove tecnologie è cambiata; e anche la criminalità ha assunto connotati che vanno al di là degli stereotipi del mafioso con la coppola e il fucile. Non esiste più. Anzi, oggi la criminalità organizzata è bene integrata con l’alta finanzia, uccide di rado. Fa affari con i Governi ed ha una perfetta visione globale dell’economia.
Nella sua esistenza tra insofferenza interiore ed allegria Totò, puntualmente, consegna al lettore l’oggi con le implicazioni nel tessuto sociale esercitate dalla ‘ndrangheta.
I nostri tempi possono ospitare, a suo avviso, propositi di cambiamento sociale?

Senza dubbio. Da tempo sono sempre più convinto che in una terra come la Calabria e il Sud in generale, occorre un nuovo ’68. Una rivoluzione culturale contro l’imperversare della corruzione e del malaffare. Bisogna liberare interi territori occupati dalla mafia. Non è facile, certo. Perché è subdola e controlla il mercato del lavoro, l’economia ed è pienamente infiltrata nella politica e la politica la cerca. Però bisogna provarci. E dovranno farlo soprattutto le nuove generazioni, e non è retorica o la solita frase fatta. Sono loro i primi che devono evitare le “sirene” del facile guadagno che purtroppo è imposto anche dai modelli correnti e da un’informazione che è in gran parte complice.
Il narratore della storia, soventemente, si presenta come un ragazzino introverso, scontroso, inquieto e disubbidiente. Quali tratti assume l’adolescenza nella ricerca di coordinate, d’interpretazioni univoche della realtà, di superamento delle contraddizioni?
E’ un personaggio figlio di quelle contrade, per questo ha innato un senso di ribellione che però è soppresso. Ne esce fuori, come evidenzia lei, un personaggio introverso, inquieto, che comunque per l’altra metà cerca di combattere con forte propensione idealista per migliorare le condizioni in cui versa la sua terra. Ha tuttavia una spiccata personalità che fin dall’adolescenza gli permette di avere una visione totale sulla realtà, così da riuscire a farsi un’idea del mondo che gli sta attorno. E’ evidente che si palesano delle contraddizioni forti che sono l’essenza del racconto; sono una sorta di “ecosistema” dove vive Totò e i protagonisti di un vissuto che domina quella società.
Lei è altresì un giornalista: reputa che il bisogno di verità possa sempre costituire un motore potente che spinge all’azione?
Assolutamente sì. Per definizione credo che il giornalismo deve esercitare sempre il suo ruolo essenziale a difesa della verità. Non può esserci un’informazione di parte, faziosa. Il lettore deve essere informato correttamente senza che nessuna verità venga nei suoi confronti preclusa. Mi rendo conto che oggi, purtroppo, spesso non è così. Ci sono molti interessi perversi e la comunicazione gioca sempre di più un ruolo fondamentale nell’affermazione di una società che ha come modelli il consumismo, l’egoismo, il profitto. Oggi i mezzi di comunicazione per la maggior parte sono asserviti a questo potere ed è palese che la verità venga sottaciuta e nascosta. Al contrario solo chi è mosso dalla ricerca della verità, è libero di esercitare davvero un’azione di cambiamento a vantaggio della notizia in quanto tale, perché non è “falsata”, e quando e scevra da compromessi riesce a scuotere le coscienze. Il ruolo dei giornalisti, degli scrittori e degli artisti in genere dovrebbe essere proprio quello di far lievitare, in chi legge, la curiosità e la ferma volontà di apprendere e scegliere a suo modo.

Antonio Cannone, scrittore e giornalista professionista.

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