Tutte queste voci che mi premono dentro

Il suo pare un viaggio lungo l’Italia che è anche un iter formativo il cui sbocco è la precarietà come status esistenziale, quindi permanente, calcificato.
Tale condizione è individuale o generazionale?

“Credo entrambe le cose. Anche se a partire dalla mia generazione concetti come ‘liquidità’ e ‘precarietà’ hanno subito un’accelerazione. Personalmente osservo con una strana ammirazione quanti hanno ancora fiducia nel concetto di ‘sicurezza’ – casa sicura, lavoro sicuro, famiglia sicura, affetti sicuri, ecc. – ma temo sia un’illusione, un ripiego, un modo per non esporsi ai rischi della vita. Ma senza rischi la vita è scialba e, comunque, non è mai senza rischi, la vita, benché si possa fare molto per mettersi al sicuro. Anche se chi si mette al sicuro quasi sempre mi dà la sensazione di una persona che si sta nascondendo. E io non amo tanto chi si nasconde, chi rifiuta il tremendo rischia di vivere”.
La sua narrazione pare procedere su piani temporali alternati cosicché lei desume la possibilità di rivivere differenti periodi della storia italiana.
Quale interesse ha perseguito nel rispolverare eventi sociali, politici ed economici?
“Non so quanto sia voluto questo alternarsi dei piani temporali. In generale, alla Storia prediligo la storia minuscola, la microstoria, la “questione privata”, la memoria singola, l’aneddotica, il ricordo personale, ecc. Di grandi vicende alle quali ho avuto modo di assistere direttamente o indirettamente, io ricordo sempre e solo dettagli secondari, fatti minori, oggetti trascurabili. Mi trovo a mio agio nel minimo, nel marginale, nel trascurabile. Non mi chieda perché, perché non lo so”.
Il suo racconto è lucido, nitido, disincantato, privo di edulcorazioni, scevro da vergogne, a tratti spudorato. C’è un limite a ciò che si può narrare?
“Sì, c’è un limite – nel mio caso, morale – che pure mi piacerebbe superare. Tante cose mi procurano vergogna. E tante volte, lasciandomi andare nello scrivere, ho provato vergogna. Non so se sia davvero possibile la sincerità totale. Io credo di no. Io credo che tutti sentano un limite oltre il quale non si ha il coraggio di andare. Passo per essere uno scrittore sincero. In linea di massima lo sono. Ma mi autocensuro pure io, perché, come tutti, ho dei pudori, ho dei moralismi, ho delle paure”.
Nel saggio-capitolo “Piccolo memoriale degli scrittori tabagisti” lei fa riferimento alla Letteratura come qualcosa “che segna anche nel corpo”.
La Letteratura come vocazione?

“Indubbiamente. Ma forse sono legato a un’idea romantica o, meglio, scapigliata di letteratura. Una letteratura che segna nel corpo, che consuma i nervi, che incendia la fronte, che toglie il respiro e sa annientare. Forse in questo sono un po’ idealista, fermo a un’idea un po’ adolescenziale di scrittore”.
A Genova, nel luglio del 2001 i movimenti no-global e le associazioni pacifiste diedero vita a manifestazioni di dissenso, seguite da gravi tumulti di piazza, con scontri tra forze dell’ordine e manifestanti. Lei a quella pagina nera della Repubblica italiana dedica il primo Capitolo de “Tutte queste voci che mi premono dentro”.
Ebbene, qual è il suo impegno di scrittore in rapporto alla politica?

“Il tema è molto ampio e difficile. In linea di massima non sono tanto convinto che letteratura e morale coincidano. Sì, a volte possono anche coincidere, ma se coincidono sempre a uscirne rafforzata è solo la morale, almeno così mi pare. La letteratura è realtà, e la realtà è quello che è: un coacervo di cose caotiche e sconnesse, un accumulo di contraddizioni, un guazzabuglio di umori, sentimenti, idee, bisogni che difficilmente, a essere onesti fino in fondo, possono diventare un sistema di idee assolute e valori rigidi, a meno che non si abbracci una fede religiosa o un’ideologia. Personalmente, pur sentendo un istinto morale molto forte, ho deciso di stare fino in fondo nelle misere contraddizioni della realtà, rifiutando qualsiasi fede o ideologia”.

Andrea Di Consoli, laureato in lettere moderne con Walter Pedullà, è giornalista free-lance. E’ critico letterario, editorialista e reportagista su “Il Messaggero”, “Il Riformista” e “Il Quotidiano della Basilicata”. Collabora anche a “Il Mattino”, “Il Tempo” e “Liberal”. Dopo aver esordito nel 1997 su “L’Avanti!”, dal 2002 al 2009 ha scritto su “L’Unità”, e, nel biennio 2003/2004, su “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Ha scritto per “Stilos” e “Conquiste del lavoro”. Collabora alla rivista “Nuovi Argomenti”. Dal 2000 lavora assiduamente ai programmi radiotelevisivi della Rai (Radio2, Rai International, RaiSat, Rai Cinema). Dal 2008 lavora al programma “Unomattina”, dove si occupa di libri e di cultura. Insieme a Franco Scaglia ha realizzato il documentario “La Santa – Gerusalemme” (Rai Cinema, 2011).
Dal 2003 al 2007 ha diretto la casa editrice Avagliano. Dal 2008 è editor della casa editrice Hacca (www.hacca.it). Collabora con il Teatro Stabile di Roma.
Ha pubblicato: il saggio Le due Napoli di Domenico Rea (Unicopli, 2002, prefazione di Giuseppe Montesano) il libro-intervista, con Filippo Bubbico, Una lucida passione. Il riformismo meridionale, la Basilicata, la rivolta di Scanzano (Avagliano, 2006) e l’inchiesta La commorienza. La misteriosa morte dei fidanzatini di Policoro (Marsilio, 2010); i libri poetici Discoteca (Palomar, 2003, premio Città dell’Aquila), La navigazione del Po (Aragno, 2008, finalista premio Frascati 2008) e Quaderno di legno (Edilet, 2009, premio Roberto Farina); i racconti di Lago negro (L’ancora del mediterraneo, 2005, finalista premio Berto) e i romanzi Il padre degli animali (Rizzoli, 2007, premi Napoli, Mondello, Lucca, finalista premio Viareggio, Bari, Recanati) e La curva della notte (Rizzoli, 2008, premio Basilicata, premio Padula, premio Carlo Levi). Nel 2009 è uscito il racconto breve Marisdea (Manni). E’ presente in alcune antologie. Ha curato e introdotto molti libri, ha scritto saggi in volumi collettanei, e ha curato, insieme a Carlo Bordini, Reanault 4. Scrittori a Roma prima della morte di Moro (Avagliano 2007).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...