Il vizio della solitudine

Macchinazioni, intrighi, segreti, misteri, verità sapientemente celate, insabbiamenti, enigmi: sono ingredienti essenziali del noir.
Il suo romanzo in che misura diverge dal genere codificato?

Trent’anni fa, per caso e per fortuna, insieme a Carlo Lucarelli e ad Andrea Pinketts sono stato all’origine del nuovo noir italiano. Non che non si scrivessero storie di tensione, già allora, ma finivano dentro recinti editoriali dedicati che equivalevano, per un autore, a essere bestiame marchiato con una lettera che dalla B andava alla Z, non certo la A. Noi abbiamo dato l’assalto ai cataloghi delle grandi case editrici, grazie a proposte di scrittura convincenti, e da lì è nata la grande ondata della narrativa di genere che si vede oggi.
Tutto quello che scrivo, compreso Il vizio della solitudine, obbedisce a poche regole precise: raccontare storie straordinarie che accadano però a persone ordinarie, nelle quali sia naturale identificarsi, lasciando da parte le figure tipiche del genere come detective, serial killer e così via. Il lettore entra profondamente nell’anima e nel mondo di queste persone, e lo spazio dato all’introspezione è un’altra differenza rispetto all’obbligo di abbondare in scene d’azione che si trova nel noir classico.
Nel 2009 la critica ha coniato il termine post-noir per descrivere questo modo di fare narrativa: mantenere la tensione caratteristica del noir ma andare oltre, dilatare gli aspetti più propriamente letterari, dalla scrittura allo scavo dei personaggi e delle loro relazioni.

Il percorso del protagonista si dipana anche a ritroso nel tempo; si serve di ricordi ingialliti e via via emergenti. La sua personale indagine adopera flashback che compongono un puzzle di notevole suspense. Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria” nella sua produzione? Si possono davvero chiudere i conti con il passato?
Come ho scritto in un libro precedente, “passato” è una delle parole più ingannevoli del nostro lessico. Il passato non passa mai. Il passato è quella parte di presente che ha meritato di rimanere per sempre nella nostra memoria.
Nel romanzo si immagina che il protagonista si rivolga alla sua ex maestra ormai settantenne per rifare in un anno di lezioni private tutto il ciclo delle elementari. L’argomento di una di queste lezioni, che sono momenti teneri e umoristici ma credo anche istruttivi, è la distinzione fra passato remoto e passato prossimo: non è una differenza che si misura contando giorni, mesi o anni, ma riguarda quanto questi momenti passati siano separati da noi (remoti) o invece influenzino il presente (prossimi).
Ecco, il romanzo dà molto spazio al passato prossimo del protagonista, sebbene in questo passato rientrino episodi molto lontani nel tempo, come la morte prematura dei genitori o l’assurdo matrimonio fatto “per allegria” più di vent’anni prima.

Guardando ai casi di “cronaca nera”, reputa che il bisogno di verità possa sempre costituire un motore potente che spinge all’azione?
No, non sempre. Devo dire però una cosa.
Nel romanzo si immagina che il protagonista, Ennio Guarneri, rimanga coinvolto nelle trame di un’organizzazione di cacciatori di scafisti – ex militari nigeriani che vanno a cercare uno a uno i responsabili delle atrocità che conosciamo, quando sfuggono alle maglie troppo larghe della giustizia italiana e si disperdono sul nostro territorio.
Ora, quando ho avuto questa idea, che in realtà compare per la prima volta nel romanzo precedente (La seconda porta), mi sono consultato con i numerosi amici che ho fra funzionari e dirigenti delle forze dell’ordine perché volevo essere sicuro che non fosse una cosa troppo inverosimile. Con mia grande sorpresa, tutti (tutti!) mi hanno risposto: “Ma certo che ci sono, questi cacciatori di scafisti! Non si chiameranno come li hai chiamati tu, non saranno organizzati in quel modo, ma sappiamo tutti che ci sono.”
In questo caso, quindi, l’immaginazione, stimolata dalla cronaca, è andata incontro a una realtà inattesa.

La solitudine è un male a cui sottrarsi o un vizio da coltivare con cura? L’ex ispettore Ennio Guarneri l’ha trovata una risposta?
Quando Ennio viene scacciato dalla polizia, due anni prima delle vicende raccontate nel romanzo, si chiude deliberatamente in una solitudine che è una scelta, è la reazione offesa, sdegnata, di un uomo che si è sempre considerato “al servizio della giustizia, non della legge”.
Eppure all’inizio del romanzo vediamo in questa sua fortezza aprirsi tre brecce: le lezioni della dolce maestra Girelli, le visite della ragazza giovanissima che va di porta in porta a vendere “Lotta comunista”, e appunto l’incontro con i giustizieri. Quest’ultimo è l’unico evento davvero casuale; gli appuntamenti con la maestra settantenne e quelli con la ragazza ventenne dimostrano che Ennio cerca la donna, in tutte le sue manifestazioni. Ma in realtà anche venire arruolato controvoglia fra i giustizieri, con tutte le lacerazioni della coscienza che questo comporta, si rivela per Ennio un momento di ritrovata pienezza esistenziale.
Quindi la risposta è no: io non credo che si possa essere felici, da soli. Ne so qualcosa, dato che nella mia vita questo è un passaggio di solitudine.

Lei scrive “tutto quello che faccio ha senso solo se è riflesso negli occhi di una donna, altrimenti è come se cadesse in un pozzo e si perdesse”
Quali sono le ragioni che l’hanno indotta a far sì che Ennio Guarneri s’intersecasse con personaggi femminili tanto differenti?

Leonardo ha detto: “Sii solo, e sarai tutto tuo”. Una frase molto potente, perfetta per un genio solitario e girovago come lui. Ma duemila anni prima Aristotele aveva osservato che l’uomo è un “animale sociale” (zoon politikon), che ha bisogno di vivere in compagnia dei suoi simili.
Ora, nella mia esperienza diretta e indiretta, la forma perfetta di questo incontro con gli altri avviene sotto il segno dell’amore, sia quello fatto di tenerezza, rispetto e affetto che si può avere con una persona più anziana di noi (la maestra) sia quello passionale che scatta con una persona giovane (la ragazza).
Basta riflettere su questo: un amore può riempire una vita, un’amicizia no. Vediamo intorno a noi molte coppie che bastano a se stesse, nel senso che ciascuno dei due trae dall’altro ragioni profonde e sufficienti per vivere; l’amicizia è un sentimento importantissimo – la maestra fa notare a Ennio che etimologicamente amicizia e amore sono parenti – ma non può colmarci come riesce a fare l’amore.
Parlando dal punto di vista maschile, ho citato “gli occhi di una donna”; naturalmente vale il reciproco.

Raul Montanari ha pubblicato diciassette romanzi: La perfezione (Feltrinelli, 1994, premio Linea D’Ombra), Sei tu l’assassino (Marcos y Marcos, 1997), Dio ti sta sognando (Marcos y Marcos 1998, riedito con alcuni racconti in E poi la notte, Giallo Mondadori, luglio 2010), e, per Baldini & Castoldi, Che cosa hai fatto (2001), Il buio divora la strada (2002), Chiudi gli occhi (2004), La verità bugiarda (2005), L’esistenza di dio (2006), La prima notte (2008), Strane cose, domani (2009, premio Strega Giovani, premio Bari e premio Siderno 2010), L’esordiente (2011), Il tempo dell’innocenza (2012). Nel 2015 è uscito per Einaudi SL Il regno degli amici (Premio Vigevano 2015). Di nuovo per Baldini & Castoldi, nel 2017, Sempre più vicino, nel 2018 La vita finora(Premio Provincia in Giallo 2019) nel 2019 La seconda porta e nel 2021 Il vizio della solitudine. Inoltre le raccolte di racconti Un bacio al mondo (Rizzoli, 1998), E’ di moda la morte (Perrone, 2007), E poi la notte (Giallo Mondadori 2010) oltre all’e-book Tu non sai niente di me (RCS – I Corsivi 2015). A questi vanno aggiunti il saggio Il Cristo Zen (Indiana 2011) e la raccolta di testi teatrali Incubi e amore (Transeuropa 2012). E’ il padre del post-noir, una narrativa di tensione che fa a meno di indagini e detective. Più di cento suoi racconti sono usciti in antologie e sui maggiori quotidiani e periodici italiani, insieme ad altre centinaia di articoli su argomenti letterari e di costume. Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto Nelle galassie oggi come oggi. Covers (Einaudi, 2001) insolito best seller nel campo della poesia. Ha curato le antologie Il ’68 di chi non c’era (ancora) (Rizzoli, 1998), Onda lunga (Archivi del ‘900, 2002), Incubi. Nuovo horror italiano (Baldini Castoldi Dalai, 2007), Fuor di metafora (Indiana e-book 2014). Ha tradotto per le scene Doppio Sogno di Schnitzler (Teatro Stabile di Firenze, 2000) e il Macbeth di Shakespeare (Teatro Stabile di Torino, 2007), e scritto l’atto unico Incubi e Amore per la rassegna Maratona di Milano (2000 e 2001) e l’opera lirica Trans Europe Express, per la musica di Daniele Gasparini (2015). Collabora con i principali editori italiani e ha pubblicato numerose traduzioni dalle lingue classiche e moderne (Sofocle, Seneca, Poe, Stevenson, Oscar Wilde, Borges, Styron, Greene, Philip Roth, Cormac McCarthy fra gli altri). Ha sceneggiato il film Tartarughe dal becco d’ascia di Antonio Syxty (Out Off, 2000). Per il progetto radiofonico Ricuore ha riscritto La piccola vedetta lombarda (Radiorai3, 2001). Vive a Milano, dove tiene dal ‘99 corsi di scrittura creativa fra i più quotati a livello nazionale. Gira l’Italia tenendo conferenze e reading. Dal 2008 al 2016 ha diretto il festival letterario Presente Prossimo. Interviene in televisione principalmente su Rai2, Rai3, La7 e SkyTv.
Nel 2012 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro, il massimo riconoscimento istituzionale della città di Milano. E’ lo scrittore più giovane nella storia del premio.

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