La verità, vi prego, sulla danza!

Può descrivere il rapporto che intercorre tra danza, immagine corporea e pressioni soci-contestuali?

Se parliamo di Danza, in senso universale, è necessario ricordare che la danza nasce con l’uomo ed è sempre stata il mezzo per esprimere col corpo ciò che lo spirito aveva bisogno di manifestare, al di là dell’immagine corporea. La danza classica, nello specifico ha avuto una sua evoluzione e c’è stato un momento in cui ha subìto fortemente l’influenza della moda come la ricerca di corpi sempre più sottili per soddisfare il gusto personale di coreografi che manifestavano la propria preferenza attraverso scelte artistiche specifiche. E’ incredibile come questa tendenza abbia attecchito nel nostro ambiente, diventando un must, ed è da pochi anni che si parla apertamente delle problematiche che legano la danza all’immagine corporea. A questo punto è facile capire come il microcosmo “danza” sia lo specchio dell’intera società.

Soventemente, osservando i corpi delle danzatrici, emerge una magrezza straordinaria. Qual è il suo “dietro le quinte” in cucina?

La magrezza “straordinaria” delle danzatrici non sempre è ricercata. Molte sono già predisposte fisicamente, sin da piccole, a svolgere questa attività senza bisogno di prestare particolare attenzione alla forma fisica. Ultimamente, però, questa espressione non mi piace: “Mettersi in Forma” mi ricorda tanto la questione dei formaggi: non siamo mica formaggi che si mettono in forma! La salute è importante ed io credo fermamente che tutto passi dall’intestino, quindi in cucina è indispensabile spaziare tra i nutrienti necessari al rinforzo delle difese immunitarie, cercando di capire quali cibi contribuiscono a farci stare bene, dandoci l’energia giusta. Non siamo tutti uguali e quindi non tutto quello che fa bene a me potrebbe far bene ad un’altra persona. Il mio dietro le quinte? Basta sapere che ho aperto una pagina Instagram @alla_locanda_di_mary in cui raccolgo tutti i miei esperimenti culinari!

In “Black Swan”, film straziante con Natalie Portman nei panni della protagonista, si fotografa l’ambiente tersicoreo come problematico e competitivo. E’ la competizione la sua forza? Mi riferisco altresì ad una gara rispetto al minor numero di calorie ingerite. Vince chi mangia meno?

Sono contenta che il mio libro nella sua prima edizione sia uscito poco prima del film “Black Swan”, perché mi intervistarono sottolineando le similitudini tra il film e i miei racconti, e sono stata tra i pochissimi dell’ambiente a non scandalizzarsi affatto delle esagerazioni rappresentate nella pellicola. Il film ha ovviamente una narrazione registica specifica, ma Aronofsky dichiarò in un’intervista che il mondo della danza da lui indagato per la realizzazione del film, è di gran lunga più spietato di quello del wrestiling, da cui prese spunto per il suo film precedente. Quello che posso dire per la mia esperienza personale, è che quando ero ancora minorenne e in un periodo molto delicato della crescita psicofisica di noi ragazze, la gara a chi mangiasse meno, per controllare ossessivamente la famosa “forma fisica” era la quotidianità. La competizione passava inevitabilmente da questo. Spero che i tempi siano cambiati, ma certi meccanismi, inconsci, sono davvero difficili da modificare.

La danza è con palese evidenza un’arte che vive, si nutre, si esplica attraverso il corpo. Ritiene che ciò le conferisca lo statuto di un’attività che si esaurisce nella costituzione corporea o entra in relazione con il pensiero?

La danza non può essere solo corpo, questo per me è fondamentale. In molti contesti però viene ridotta ad espressione estetica del corpo, e non per le doti fisiche richieste, ma perché ciò che viene insegnato non ha alcuna profondità di pensiero. Molti giovani oggi non sono abituati a mettere in discussione ciò che gli viene proposto: “obbediscono” silenziosamente, affidandosi alle doti della loro giovane età. E’ un dato di fatto che nel nostro mestiere ci si aspetta esseri “muti” perché definiscono la danza un’arte muta! Per mia natura sono sempre stata portata a cercare altro, a farmi domande, a fidarmi di un istinto che mi ha sempre condotta in direzione contraria alla maggioranza.

A marzo 2020 scoppia la pandemia da Covid-19. Ad oggi, si scorgono sparute tracce dello “schema tipo” atto ad orientare le Fondazioni lirico-sinfoniche nel ridefinire la dotazione organica: i precari sono diventati disoccupati. Qual è la sua opinione in merito?

Il mio pensiero è che per la condizione dell’arte in Italia, ci fosse un disegno ben preciso. Ci sono alcuni passaggi in cui le mie riflessioni sembrano descrivere in parte ciò che si è verificato, come la chiusura dei corpi di ballo e l’aumento del precariato. E’ difficile credere che si possa migliorare, anche perché i numeri di chi si appresta a fare di questa attività un lavoro, sono sempre più alti rispetto alla richiesta. E’ forse questo il periodo storico più adatto per dire che con l’arte, ahimé, non si porta il pane a casa e da come è stato gestito il nostro settore nel periodo di pandemia, temo sia vero: hanno preso questo mestiere come uno svago di cui poter fare a meno e molte persone non sanno ancora se riusciranno a guadagnare per vivere di danza.

Mariafrancesca Garritano. Nel 1996 entra nella scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano, dove si diploma nel 1997. Nello stesso anno riceve il premio Rotary come “Miglior allievo dell’anno”. Nel 1998 entra a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, partecipando a tutte le produzioni e tournée internazionali del teatro. Nel 2010 pubblica un libro “La verità, vi prego, sulla danza!” in cui descrive, al di là dell’immagine romantica e fiabesca delle ballerine di danza classica, la realtà quotidiana fatta di duri sacrifici e competizione personale. Nel 2011, in considerazione dei suoi meriti artistici, viene nominata ballerina solista. Nel febbraio 2012 rilascia un’intervista all’Observer in cui denuncia i disturbi alimentari delle colleghe ballerine. Per tale motivo, viene licenziata dal teatro. Nell’ottobre 2014, dopo circa due anni di contenzioso legale contro il licenziamento, la Corte d’Appello di Milano stabilisce il reintegro nel corpo di ballo della Scala. Dopo il ricorso in Cassazione da parte del teatro, la suprema corte ha confermato l’illegittimità del licenziamento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...