Il vento conservatore. La destra populista all’attacco della democrazia

Dal secondo dopoguerra si sono ottenuti risultati eccezionale a difesa dell’inclusione democratica.
Deregolamentazione dell’economia ed ideologia dell’individualismo competitivo possono aver fatto soffiare il vento in direzione contraria?

Io parto dalla constatazione che oggi un vento anti-democratico spira all’interno delle nostre democrazie, in una direzione contraria a quella disegnata dalla politica del Novecento, cioè verso l’inclusione di gruppi precedentemente esclusi e verso la libertà dall’ordine autoritario. Mi sono chiesta da dove nasce questa inversione di tendenza, e credo che una radice forte sia da individuare nell’attacco all’uguaglianza che è stato portato dall’ideologia neoliberista della competizione individuale e del mercato totale. Questo ha avuto conseguenze non solo economiche e sociali, ma anche culturali e politiche. L’ideologia dell’individualismo competitivo ha compromesso gravemente la passione politica per l’eguaglianza. E il successo di movimenti e partiti che portano avanti visioni escludenti del “popolo”, insieme a concezioni gerarchiche della società, mi sembra da interpretare come un effetto ma insieme anche uno sviluppo di questa logica anti-egualitaria ed enti-emancipatoria.
Le società capitalistiche sono state rese sempre più deboli e disuguali da decenni di guerra ai salari ed ai diritti delle classi subalterne, dalla demolizione del welfare e dall’ imporsi di forme di coscienza ultracompetitive.
Ebbene, in qual misura la pandemia di Covid-19 ne ha fatto emergere le intrinseche contraddizioni?

La crisi del Covid-19 mi pare abbia funzionato come una lanterna magica, ingigantendo e mostrando in tutta la loro gravità i problemi delle società tardo-capitalistiche. In primo luogo ha reso molto visibile il carattere ingannevole e pernicioso dell’ideologia neoliberale che applica modelli imprenditoriali ed efficientisti in ambiti come i sistemi sanitari e sociali. Ma ha reso visibili anche le diseguaglianze tra lavoratori garantiti e non garantiti, tra nativi e stranieri, tra uomini e donne. Guardando alla situazione delle donne, su cui è ricaduto un doppio o triplo carico di cura durante i periodi di lockdown, si comprende bene sia la distribuzione iniqua dei carichi di cura nelle famiglie sia, più in generale, la carenza e la svalutazione delle attività e dei servizi di cura all’interno delle nostre società. Un problema questo che ha risvolti importanti anche sul piano politico, perché una società “incurante” è una società in cui gli individui sono portati a pensare solo per sé o per i propri cari, e a sviluppare sentimenti menefreghisti e antisociali, come quelli che attirano gli elettori verso la destra populista.
Si può prospettare, a suo avviso, l’elaborazione di una forma concreta di universalismo e pensare ad una diversa configurazione del rapporto tra individuo, società civile e Stato?
Io penso che abbiamo bisogno, oggi più che mai, della prospettiva universalistica dei diritti, come base dell’uguaglianza democratica. Abbiamo bisogno, però, di tenere stretto il legame tra diritti i civili e di libertà, che riguardano l’individuo, e i diritti sociali che riguardano l’individuo come parte di una collettività. Solo così è possibile ritrovare l’appartenenza a un “noi”, non come un progetto identitario, che esclude gli “altri”, ma come un processo relazionale, plurale e in divenire. A questo proposito, sembra necessario anche superare l’orizzonte troppo stretto dello Stato-nazione, immaginando la possibilità di rendere i diritti davvero universali e non legati a privilegi di nascita.
Dottoressa Serughetti, quale strada percorrere per ricostruire la democrazia moderna?
Mi pare indispensabile ampliare le opportunità di partecipazione democratica, in un tempo in cui i nostri sistemi politici sono minacciati sia da un populismo che ha tratti anti-democratici sia da una tendenza verso derive oligarchiche. Ma è indispensabile anche intraprendere seriamente la lotta alle diseguaglianze, accompagnandola con un lavoro di trasformazione del sentire, per combattere le “passioni tristi” che portano a temere o odiare l’ “altro”, vicino o lontano.

Giorgia Serughetti è ricercatrice all’Università di Milano-Bicocca. Scrive di genere e teoria politica. È autrice di Il vento conservatore. La destra populista all’attacco della democrazia (Laterza, 2021), Donne senza Stato. La rifugiata tra politica e diritto, con Ilaria Boiano (Futura, 2021), Democratizzare la cura, curare la democrazia (Nottetempo, 2020), Libere tutte. Dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio, con Cecilia D’Elia (Minimum Fax, 2017), Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo (Ediesse 2013), Chiedo Asilo: essere rifugiato in Italia, con Marina Calloni e Stefano Marras (Università Bocconi Editore, 2012). È editorialista del quotidiano “Domani”.

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