Parla come ami. L’infallibile potere delle parole

Aderire con il cuore e la mente a una visione che oltrepassi la materialità”

E’ questa la chiave per giungere ad una piena coscienza di sé?

Non esiste una sola chiave, ognuno di noi può decidere di scovare chiavi che, passo dopo passo, portino a una visione sempre più consapevole. Non fermarsi al piano materiale, tangibile, fisico è un requisito essenziale per rendersi conto di ciò che realmente si è, ma anche usare la mente e il cuore all’unisono: viviamo in un contesto che privilegia la razionalità e il pensiero, considerando il sentire (e le emozioni) prodotti meno rilevanti e un filino pericolosi. La realtà è diversa: sentire, cioè percepire e provare emozioni, ha un’importanza almeno pari rispetto all’uso delle aree razionali del cervello, e contribuisce moltissimo spingerci nella dimensione più completa della consapevolezza.

«Quelle parole mi hanno fatto bene, non so perché ma mi sono sentito subito meglio.» «Ciò che hai detto mi ha fatto male, lo ricorderò per tutta la vita.»

Le parole travalicano il mero elemento comunicativo?

Le parole sono elementi energetici che possiedono un potere creativo o distruttivo. Possiamo considerarle pacchetti di energia che raggiungono destinatari rilasciando vibrazioni multi-livello e, di conseguenza, creando cambiamenti: il contenuto è importante, ma ugualmente importanti sono il tono e l’ispirazione con cui le parole sono emesse. Le parole ispirate, per esempio, arrivano da aree del corpo che associano in modo coerente mente e cuore e ottengono effetti molto più profondi rispetto al semplice contenuto. Come elementi di cura, le parole sono complete cioè non necessitano di altri rimedi: se diventassimo consapevoli di questo potremmo fare tantissimo per elevare il livello di salute, armonia e ricchezza nel mondo. Le parole che distruggono sono spesso inconsapevoli, buttate fuori senza badare a quanto siano potenti: potrebbero essere riconvertite in parole costruttive la cui vibrazione d’amore sappia guarire in modo ampio e duraturo.

La mimica di un volto, il tono di un’esclamazione involontaria, il colorito della pelle, il ritmo nel respiro di chi parla possono regalare o togliere energia a chi ci ascolta?

Certo, è utile restare presenti quando si parla. I cosiddetti aspetti metaverbale e paraverbale entrano a fare parte della comunicazione, in pieno. In studio o nelle sessioni in remoto sono consapevole che i sensi dei pazienti siano accesi e vogliano cogliere non solo ciò che dico, ma come lo dico: vale anche per me quando ascolto e colgo molto al di là del semplice contenuto. E l’energia risponde: ci sentiamo più o meno carichi, positivi, sani, respiriamo meglio o peggio in base a ciò che abbiamo percepito in termini di tono, sguardo, emotività, esitazione, fluttuazioni vocali. Le parole entrano in noi e istantaneamente di scatenano reazioni chimiche, ormonali: è inevitabile che accada, rispondiamo in modo fisico a ciò che riceviamo e l’effetto riguarda rapidamente tutto il corpo.

Dottoressa, lei è consulente all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. Guardando la sua personale esperienza, quanto è tangibile il potere delle parole?

Il potere delle parole è meraviglioso e micidiale insieme: con le parole e i toni, con gli sguardi si può togliere o rinforzare la speranza, si può influenzare negativamente o positivamente l’adesione dei pazienti alle cure, si può implicitamente suggerire che una diagnosi di malattia sia una condanna senza appello oppure apra a molte possibilità di terapia. Da consulente in alcuni centri medici ho visto pazienti rinunciare a priori ad affrontare una cura solo per le parole e il tono usati nel colloquio specialistico.

Lei reputa che il potere delle parole d’amore sia infallibile ma esse possono altresì costituire un veleno a rilascio graduale. Ebbene, qual è l’antidoto?

Diventare consapevoli e presenti a se stessi, in una parola: risvegliarsi. Nella maggioranza delle ore di una giornata si vive addormentati, si funziona come automi caricati a molla e si seguono idee vaghe perlopiù appartenenti ad altri: risvegliarsi porta a vedere sul serio, sentire, rendersi conto. Siamo gli artefici della nostra esistenza, anche nelle parti buie: le parole sono il mezzo e lo strumento che usiamo per creare noi stessi e il mondo che percepiamo, ma non ce ne rendiamo conto. L’antidoto a ogni danno creato dal vivere senza consapevolezza è fermarsi, respirare e prestare vera attenzione a ciò che si sta facendo, dicendo, vivendo. Qui, adesso.

Maria Giovanna Luini è laureata in medicina, ha due specializzazioni e un master universitario in ambito medico e sta perfezionando la specializzazione in Psicoterapia Psicosomatica al Centro Riza di Milano. Dal 1994 è anche consulente all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) a Milano, dove è stata assistente medico personale di Umberto Veronesi alla Direzione Scientifica e con lui ha scritto alcuni libri. Si occupa di medicina psicosomatica e di approcci terapeutici non convenzionali, tiene sessioni individuali e di gruppo, seminari di meditazione e guarigione spirituale. Nel suo ultimo libro, Parla come ami (Mondadori, 2021), ha raccontato il proprio peculiare metodo terapeutico basato sulle parole e su un mantra in grado di interagire con la dimensione psicofisica umana. Grazie all’integrazione tra le diverse medicine accompagna i pazienti su una strada che persegue la guarigione attraverso un approccio personalizzato centrato sul sé.

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