The Kardashians. Mitografia del contemporaneo

Sei protagoniste: Kim, Kourtney, Khloé, Kendall, Kylie e la madre Kris ed oltre un miliardo di followers nel mondo su piattaforme social quali Instagram, Facebook, Twitter. Si è al cospetto di numeri da movimento religioso ad espansione planetaria.

Chi sono le Kardashians?

Molto semplicemente, sono il fenomeno mediatico-visivo più efficace e pervasivo della contemporaneità. Ciò vale a livello numerico (ormai oltre un miliardo e mezzo di follower complessivi) sia a livello immaginario, incarnando a tutti gli effetti il modello rappresentativo mondiale di quest’inizio di era digitale

Lei non ha redatto una biografia bensì un testo teorico, compiendo, pertanto, un’impresa del pensiero.

Quale scopo si è prefisso?

Si tratta di un normale impresa di riflessione: la contemporaneità, proprio per la sua completa prossimità al proprio contesto di vita, tende a essere soggetta a un’assiologia preconcetta, che non sempre permette di comprendere l’effettiva portata dei fenomeni in gioco.

Il libro prova quindi a fare una sorte di lettura in controluce, provando a lasciare trasparire quale siano le implicazioni, al di là dell’apparenza, che motivano le ragioni di successo così incredibile.

Leggendo il suo saggio, tra le altre affermazioni, emerge: “L’assunto di fondo del processo del rendere-pubblico è dunque quello di creare un pubblico, una platea di persone pronte ad accogliere la novità di sapere proposta”.

Si è di fronte ad una nuova concezione di “pubblico”?

Più che un nuovo pubblico, è un pubblico nuovo. La novità sta nella modalità di costruzione: la pubblicità sorta non per un processo, un movimento di interessa collettivo o sociale, bensì si origina nel rapporto diretto da un corpo che mostra se stesso e la generazione d’interesse del singolo rispetto a tale mostrarsi. Tale rapporto, sin da subito, è moltiplicato e replicato (potenzialmente) all’infinito. Il pubblico che ne deriva si costruisce intorno a un’asse informativo privato che diventa condiviso, in quanto pubblicato.

Le Kardashians un modello di imprenditoria femminile in cui le figure maschili sono marginali.

Può definire ciò che indica come “neo-matriarcato”?

Innanzitutto, per una questa fattuale: le protagoniste di questo mondo rappresentativo sono tutte donne. Le figure maschili sono marginalizzate. La donna è al centro di ogni costruzione simbolica. In particolare, c’è una centralità della dimensione corporale femminile, connessa alla capacità procreativa, che richiama in una sorta di corto-circuito storico un primato matriarcale di natura proto-storica.

Il fenomeno Kardashians detta le regole di ciò che lei definisce “neocapitalismo digitale”?

Il rapporto in questo caso è tra l’evaporazione corporale propria dell’era digitale alla quale si contrappone, paradossalmente, la centralità corporale della rappresentazione.

In questo gioco contrappositivo il corpo continua a essere il centro creativo di ogni significativa rappresentativa e il cuore di ogni processo di produzione, nonché di consumo.

Salvatore Patriarca, giornalista, filosofo, imprenditore. Laureato in filosofia all’Università “La Sapienza”, nel 2004 ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia delle religioni presso la stessa università e nel 2008 un master in comunicazione a Roma-Tor Vergata. È autore di vari volumi, tra cui ricordiamo il saggio Dall’assoluto alla realtà (Mimesis, 2006) e la raccolta di poesie Nostalgia d’oriente (Albalibri, 2006). Ha curato il volume di V. Flusser, Immagini (Fazi Editore 2009).

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