IL DIGIUNATORE

A Cesenatico si trova una stradina nei paraggi del porto canale il cui nome è “Via Succi”. Chi è il Giovanni Succi annotato nei registri dell’Ufficio anagrafe come “benefattore e famoso digiunatore”?

Un uomo che diventava più forte e attento durante i periodi di digiuno. Ma chi faccia qualche ricerca su di lui si imbatterà anche in altre definizioni. Una è quella di “esploratore”. In effetti esploratore lo fu davvero, in senso geografico ma anche in un altro senso: si è avventurato nella giungla delle possibilità umane. Infine, sì, ogni tanto compare la definizione “benefattore”. Alcuni pensavano che fosse un dono per l’umanità. Che con il suo esempio indicasse la strada per non divorare noi stessi.

Cullato da sensazioni di potenza e dolcezza, decise di prolungare il digiuno a tempo indeterminato. Non si limitava a digiunare nella realtà. Voleva essere padrone di sé stesso nelle altre dimensioni.

Una storia vera trasfigurarata in un romanzo. Come si reperisce la propria felicità nella rinuncia?

Giovanni Succi riusciva a fare a meno di molte cose. Durante i digiuni viveva in ambienti ridotti all’essenziale come un recinto, o una casetta minuscola, con pochissimi oggetti. Non parlerei di rinuncia, che mi trasmette un’idea di tristezza. Diciamo appunto che, periodicamente, “faceva a meno” di ciò che lo intossicava, per esempio evitava di giudicare, e questo lo faceva sentire più leggero. C’è chi sostiene che a quel punto riuscisse a sollevarsi dal suolo con la forza del pensiero. Non credo che sia vero, ma mi piace pensarlo.

Succi propone il “digiuno socialista”. La lotta politica, l’adesione ad una causa: i nostri tempi possono ospitare, a suo avviso, siffatti propositi di cambiamento sociale?

I cambiamenti arrivano sempre. Ma non avvengono mai come li abbiamo immaginati. Per quanto riguarda Giovanni Succi, più che aderire a una causa, furono le cause ad aderire a lui. Individuo dotato di caratteristiche eccezionali, risvegliava grandi speranze. Il socialismo vide in lui una possibilità: magari tutti potevano fare quello che faceva Giovanni Succi e diventare migliori. Tanto per cominciare non abbuffarsi di cibo o idee prese a caso. Era un’epoca che credeva nel futuro. Cito il titolo di un libro del tempo, in cui Succi ha un ruolo importante. Trilogia ipno spiritica socialista, di Giovanni Mirzan. Ipnotismo, spiritismo e socialismo (un terzetto per noi sbalorditivo) tutti insieme per assaporare un futuro più buono.

Ora che devo fare?» chiese Giovanni a fine giornata, pervaso da un sentimento di onnipotenza. Avvertiva dento di sé lo spirito del leone. Era pronto a un esercizio difficile.”

Quanto il Giovanni Succi da lei narrato somiglia al Dioniso euripideo nelle intenzioni, nel vigore ctonio ed insondabile?

Per quanto uno possa studiare i documenti, Giovanni Succi rimane un mistero. I fatti della sua vita non lo esauriscono. Di sicuro in lui operavano forze profonde e indomabili. Se psichiche o divine, se interne o esterne, ognuno può deciderlo da solo in base ai propri gusti. Tanto nessuno potrà mai smentirlo o dargli ragione. Certo Succi aveva momenti di follia, o perlomeno la pensavano così quelli che, periodicamente, lo rinchiudevano in manicomio. Aveva slanci da baccante. Personalmente penso che sì, abbandonandosi, sospendendo il pensiero, riuscisse a entrare in contatto con qualcosa di molto potente.

Il digiuno lo sottraeva al fallimento, perché non era un’attività, ma una dimensione.” Oggi tanti sono i digiunatori. Quale differenza ravvede tra Succi e coloro che praticano il digiuno nelle sue varie forme?

Il mondo del digiuno è millennario. Il digiuno di oggi sarà sempre, un po’, anche quello di ieri. (Parliamo qui del digiuno volontario). Ci sono i digiunatori religiosi e i digiunatori politici, per dire due categorie importanti che, naturalmente, possono sovrapporsi. È impossibile confinare tutti i digiunatori dentro un’unica motivazione. C’è poi l’aspetto patologico, ma non apriamo questa porta. Oggi molti digiunano che so, un giorno a settimana, per depurarsi, per sentirsi meglio. Aspirazione che mi sembra legittima e che ha delle risonanze, in piccolo, con quello che faceva Succi. Le differenze saltano all’occhio. I digiuni di Succi erano monumentali e riccamente pagati, una forma di spettacolo. Inoltre credo che fossero legati alle sue caratteristiche fisiche e mentali irripetibili, nonostante i socialisti ipno spiritisti sperassero il contrario. Intendo dire che non suggerisco di seguire le sue orme: perché camminava nell’aria. Del resto sia Cristo che Buddha, dopo aver fatto il loro digiuno, ci pensarono su e giunsero alla stessa conclusione: “Ragazzi, è meglio se mangiate”.

Enzo Fileno Carabba è nato a Firenze nel 1966. È autore di romanzi pubblicati in Italia e all’estero, di racconti, sceneggiature radiofoniche, libri per bambini, libretti d’opera e poesie. Nel 1990 ha vinto il Premio Calvino con il romanzo Jakob Pesciolinie il suo ultimo libro è Vite sognate del Vasari(Bompiani, 2021). Vive a Impruneta.

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