Roma nera. Viaggio nel cuore del movimento Neonoir romano

Da scrittori come Fabio Giovannini a registi e sceneggiatori come Antonio Tentori. Giganti del genere black. Storia personale e storia professionale serrate in intimo connubio.
Reputa che abbiano plasmato il Neonoir a propria immagine
e somiglianza?

Massimo OnzaOltre che ottimi narratori, Fabio Giovannini e Antonio Tentori sono gli ideologi principali del movimento Neonoir che hanno tracciato un perimetro all’interno del quale si potesse sviluppare un certo tipo di riflessione sul genere nero, lasciandone tuttavia l’interpretazione alla libera visione di ogni singolo membro o partecipante alle iniziative del cenacolo romano. Sarebbe sbagliato dire che hanno creato il Neonoir a loro immagine e somiglianza, ma hanno invece costruito un reale contesto operativo nel quale una molteplicità di voci potesse interpretarne i cardini concettuali a seconda delle proprie necessità espressive. E questo è stato uno dei tanti punti di forza del movimento che ne ha permesso una determinante e longeva efficacia.

Roma, luglio 1993. Al tavolino di un bar di Trastevere, all’aperto, siedono Dario Argento ed un gruppo di giovani scrittori, registi e sceneggiatori.
Da quell’incontro come si è evoluto un movimento letterario e culturale destinato evidentemente a durare oltre un decennio?

Massimo OnzaQuell’incontro è stato momento zero della nascita del movimento Neonoir, un composito gruppo di scrittori, registi e sceneggiatori uniti dalla comune volontà di riattualizzare il genere nero per farlo tornare a essere un reale momento di rottura, come fu il Noir storico degli anni ’30. Il nome deriva da una delle ispirazioni principali del gruppo, ovvero il maestro del cinema thriller e horror Dario Argento. Il termine neonoir fu infatti utilizzato nel 1991 da Maitland McDonagh per definire la poetica argentiana e fu adottato dal movimento, oltre che per l’affinità con il regista, anche per la sua efficacia nel marcare la distanza dal romanzo nero nella sua accezione tradizionale.
Sono quindi ante le prime antologie letterarie, lo spettacolo teatrale Il vampiro di Londra, andato in scena al Teatro Elettra di Roma nel 1993, due trasmissioni radiofoniche (Appuntamenti in nero su Radio Città Aperta e Nuovi Magazzini Criminali su Radio Città Futura), presentazioni e incontri con il pubblico come la serie Appuntamenti in Nero e persino alcuni film e corti cinematografici. A questo va aggiunto anche un sito web che, agli albori della diffusione di internet in Italia, diffondeva contenuti riguardanti il movimento, ma anche originali riflessioni su generi, cronaca nera e su tante altre questioni dell’immaginario. Il sito è anche servito a lanciare alcuni cantieri di scrittura per rintracciare nuove voci che sapessero interpretare la visione del cenacolo romano, iniziative poi concretizzatasi in antologie letterarie. Tutti elementi che hanno hanno sviluppato ulteriori iniziative e produzioni.

Il Neonoir si è espresso mediante numerose antologie, collane editoriali, trasmissioni radiofoniche, spettacoli ed eventi. Quali sono le peculiarità del metodo creativo del genere black, stante l’assenza di un manifesto programmatico?

Massimo OnzaBisogna fare un po’ d’ordine terminologico in questo senso. Per Neonoir si intende un movimento specifico che ha avuto una storia ben definita e certo metodo che, per quanto liquido e aperto, aveva una sua specifica volontà concettuale e comunicativa. Cosa da non confondere con un più largo genere black, con il quale invece di solito dovrebbe intendersi qualsiasi tendenza del nero in sé; e nemmeno con il neonoir scritto in minuscolo, che si riferisce più generalmente a un sottogenere contemporaneo. Le tre parole non sono interscambiabili e proprio una storica polemica del Neonoir è stata quella contro l’utilizzo della definizione noir a sproposito e nei contesti più disparati, e che nella stragrande maggioranza delle volte poco avevano a che fare con il noir vero e proprio.
Per quanto riguarda specificatamente il Neonoir, si tratta di un gruppo aperto, autodefinitosi appunto movimento-non movimento, che, anche senza aver mai redatto un manifesto programmatico, aveva pur alcuni cardini concettuali. Prima di tutto adotta il punto di vista di Caino, ovvero sceglie di raccontare attraverso la prospettiva del carnefice le storie di assassini seriali, alienati, psicopatici e personalità borderline. Una prerogativa mutuata in parte dalla classica soggettiva del cinema di Dario Argento, in cui l’atmosfera disturbante raggiunge l’apice proiettando lo spettatore nelle situazioni più cruente attraverso le mani e gli occhi dell’esecutore del delitto. Altro elemento fondamentale del cenacolo romano è la riscrittura e l’ibridazione dei generi al fine di trovare nuove prospettive di lettura della realtà ma anche ulteriori dimensioni del narrare. Il tutto attraverso un forte influsso multimediale capace di intrecciare letteratura, cinema, fumetto e ipertestualità nel senso più generale. Il terzo elemento fondamentale è il transrealismo, il Neonoir si installa per sua definizione nella zona transrealista, una sovrapposizione di realtà e immaginario che parte dalla prima ma per superarla con le armi della creatività. Infine, privilegia le situazioni estreme con la consapevolezza che queste possono verificarsi nella realtà delle relazioni quotidiane. Un elemento che ha permesso al gruppo romano sia di non essere mai rassicurante, a differenza del giallo classico, che di evitare falsi perbenismi.

Per quale ragione Roma è emblematica della rinascita stilistica e concettuale del genere nero?

Massimo OnzaRoma è una città bellissima, e tanto complessa e contraddittoria. La capitale dell’arte e della cultura mondiale, ma anche del potere politico e teatro di atroci storie criminali. Sicuramente può essere stata un’ispirazione per i membri del movimento, ma per il Neonoir credo sia stato decisivo il raccordo di alcune menti creative con la necessità di costruire una nuova critica del presente attraverso il genere nero. Questo ha permesso di far nascere un unicum che in parte prescinde dalla città in sé. Un incrocio di forze intellettuali il cui nucleo fondamentale si è ritrovato, appunto, a Roma.

Omologazione intellettuale e condizionamenti commerciali imperanti. Il Neonoir può costituire una strategia controculturale?

Massimo Onza Oltre alla mia passione per il genere e nello specifico per le produzioni Neonoir, la cosa che mi ha spinto ad analizzare attentamente il movimento romano è stata proprio la sua complessa ed efficace strategia comunicativa come anche la sua cruda critica del presente. Il Neonoir ha realmente costruito una strategia controculturale attraverso un metodo capace di far emergere le contraddizioni della realtà nel modo più spietato possibile e ben distante da ipotesi rassicuranti. Basti pensare in questo senso ad alcune antologia come Italian Tabloid, dedicata ai crimini dello stato, L’orrore della guerra o ancora Famiglie Assassine. Tutte pubblicazioni che attraverso al letteratura analizzavano dei problemi caldi dell’attualità in modo tanto spietato da metterne atrocemente in luce le più impensabili zone d’ombra: una sorprendente capacità critica che è la base per ragionare in modo serio e sensato sulle storture della contemporaneità. Per forza di cose, anche una circostanza indigesta all’omologazione culturale e ai condizionamenti del mercato, ma che si è espressa in modo altrettanto efficace, e sicuramente anche più libero, attraverso la consapevole scelta di indipendenza.

Massimo Onza, laureato in Comunicazione, è studioso di letteratura e immaginario di genere. Non-musicista, critico e produttore musicale, nei primi 2000 ha creato la fanzine punk sperimentale Mammamiaquantosangue, pubblicazione autoprodotta su musica, libri e fumetti indipendenti.

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