L’ultima notte di Raul Gardini

Enrico Cuccia, Antonio Di Pietro, Bettino Craxi, Giulio Andreotti, Carlo Sama, Sergio Cusani, Luigi Bisignani, Gabriele Cagliari: le monetine del Raphaël, le dirette TV, i suicidi da titoloni: quanto, oggi, la piazza (reale o virtuale) decide dove va la politica?
Apparentemente molto. In realtà credo molto meno. L’impressione è che si lanci l’osso, ma poi… È decisiva invece riguardo al successo di un prodotto (e per prodotto intendo anche un “personaggio”).
Il 23 luglio 1993, Raul Gardini, a capo di un impero finanziario con ramificazioni in tutto il mondo, viene trovato in un lago di sangue nella sua camera da letto a Palazzo Belgioioso. La maxitangente Enimont è sospesa come una spada di Damocle sull’intera classe politica italiana.
Lei, giornalista d’inchiesta, propende per il suicidio o l’omicidio?

Nel romanzo le due ipotesi, omicidio o suicidio, restano in bilico fino alla fine. Di certo il protagonista, Marco Rocca, è convinto che si sia trattato di omicidio, e seguendo quella pista arriva a una possibile ricostruzione dei fatti. Ma per sapere quale dovete leggere il libro, non posso certo dirvela qui. Ho cominciato a scrivere il romanzo senza sapere dove mi avrebbe portato. A poco a poco si è fatta strada un’idea…
“Traducendo Brecht” di Franco Fortini recita “Fra quelli dei nemici; scrivi anche il tuo nome”. Quanto ha inteso disturbare la falsa coscienza di tutti noi mediante una narrazione così poco rassicurante e confortevole circa una pagina davvero nera della Repubblica italiana?
Bella citazione e interessante domanda. Gardini era un visionario, un personaggio carismatico, a suo modo un genio: ma è stato anche la rovina di sé stesso. Non c’è dubbio. Non ci si può mettere contro tutti. Si va a sbattere. Ma come si fa a mettersi contro sé stessi?
Il percorso dei protagonisti si dipana anche a ritroso nel tempo; si serve di ricordi ingialliti e via via emergenti. La sua personale indagine adopera flashback che compongono un puzzle di notevole suspense. Quale valore attribuisce all’elemento della “memoria” nella sua produzione? Si possono davvero chiudere i conti con il passato, nella fattispecie politico?
I conti con il passato non si chiudono mai, lo sanno bene gli storici. Io poi continuerò a scavare su questa vicenda, dal momento che mi occuperò di sceneggiare, insieme ad altri, la serie Tv che verrà realizzata dal mio romanzo.
La sua scrittura, scorrevole ed incisiva, diretta e frizzante, pare rinviare al linguaggio delle serie TV. Quanto risponde ad una sua precisa volontà la contaminazione dei linguaggi?
Sì, la mia scrittura è sempre stata caratterizzata da una contaminazione di linguaggi. Questo romanzo poi l’ho scritto pensando al film che avrebbe potuto ispirare, usando quindi una scrittura fortemente per immagini, per sequenze e salti temporali, ma facendo in modo che tutto ciò non nuocesse alla immediatezza e alla comprensione. Grazie per le interessanti domande.

Gianluca Barbera collabora con le pagine culturali de “il Giornale”. Ha lavorato per anni in campo editoriale e ha pubblicato racconti su riviste e in antologie, oltre a diversi romanzi, tra cui ricordiamo Magellano (2018) e Marco Polo (2019), entrambi editi da Castelvecchi e vincitori di numerosi premi. Per Solferino ha scritto Il viaggio dei viaggi (2020) e Mediterraneo (2021). I suoi libri sono tradotti in varie lingue.

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